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Autore Messaggio
Alberto74



Iscritto: 03 Nov 2005
Messaggi: 227
Località di residenza: Napoli

MessaggioInviato: Mer, 21 Dic 2005; 16:46    Oggetto: Rispondi con citazione

Samir ha scritto:
Allora piú correttamente un esempio di apofonia è cano vs. cecini? (In quel caso vi è anche un raddoppiamento).
È sempre molto stimolante chiaccherare con voialtri! Smile


Esattamente Wink

Pare che l'origine dell'apofonia indeuropea fosse agli inizi dovuta proprio ad alternanze di accento (del resto così sì è avuta l'alternanza devi vs. dovete che è solo dell'italiano). Poi questa causa fu coperta dalle successive evoluzioni. In latino infatti l'accento è rigidamente determinato dalla lunghezza vocalica e non libero e imprevedibile (quindi cano vs, cecini è un fossile).

Penso che la perdita della regola dei dittonghi ascendenti abbia un po' seguito una strada analoga.
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Infarinato



Iscritto: 17 Gen 2005
Messaggi: 564

MessaggioInviato: Mer, 21 Dic 2005; 17:16    Oggetto: Rispondi con citazione

Alberto74 ha scritto:
Per inciso, l'ipotesi più plausibile dell'alternanza fac-/fec- in latino, non è l'apofonia ma l'allungamento di compenso con modifica di colorazione vocalica (teoria delle laringali) Wink

Verissimo. Embarassed Apofonia si ha nel caso di facio ~ conficio (et sim.).
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bubu7



Iscritto: 27 Gen 2005
Messaggi: 225

MessaggioInviato: Mer, 21 Dic 2005; 17:29    Oggetto: Rispondi con citazione

Infarinato ha scritto:
Alberto74 ha scritto:
Per inciso, l'ipotesi più plausibile dell'alternanza fac-/fec- in latino, non è l'apofonia ma l'allungamento di compenso con modifica di colorazione vocalica (teoria delle laringali) Wink

Verissimo. Embarassed Apofonia si ha nel caso di facio ~ conficio (et sim.).

Scusate, ma l'apofonia non è la variazione (qualitativa o quantitativa) della vocale indipendentemente dalla causa che l'ha prodotta? Shocked
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Infarinato



Iscritto: 17 Gen 2005
Messaggi: 564

MessaggioInviato: Mer, 21 Dic 2005; 17:43    Oggetto: Rispondi con citazione

bubu7 ha scritto:
Scusate, ma l'apofonia non è la variazione (qualitativa o quantitativa) della vocale indipendentemente dalla causa che l'ha prodotta? Shocked

In senso lato/«sincronico», sí; in senso tecnico, no; ma sicuramente Alberto le saprà dare una spiegazione piú soddisfacente…
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Alberto74



Iscritto: 03 Nov 2005
Messaggi: 227
Località di residenza: Napoli

MessaggioInviato: Mer, 21 Dic 2005; 17:52    Oggetto: Rispondi con citazione

Sì bubu7, la Sua è una giusta replica.

In effetti cano/cecini è apofonia perché oramai (cioè ai tempi del latino classico) era venuta meno la motivazione fonetica e si era giunti a una fonologizzazione del fenomeno.

Infatti alla fine tutte le alternanze vocaliche all'interno di un paradigma vengono definite apofoniche (quantitative o qualitative a seconda dei casi) e si parla appunto di gradi apofonici.

Raramente si estende la definizione anche a livello derivazionale, quando per esempio si confrontano il greco "tithêmi" con il greco "thômos" (ho usato i circonflessi in luogo dei segni di vocale lunga).

A volte si usa, invero impropriamente, il termine apofonia per indicare modifiche vocaliche, grammaticalmente significative all'interno di un paradigma, in riferimento a fenomeni accentuativi.

Non ricordo se c'è un termine apposito (come invece la metafonia o l'anafonesi), però condivido la segnalazione di bubu7.

Mi scuso per la confusione di questo messaggio. Disponibilissimo a ogni chiarimento Wink
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bubu7



Iscritto: 27 Gen 2005
Messaggi: 225

MessaggioInviato: Gio, 22 Dic 2005; 9:32    Oggetto: Rispondi con citazione

Infarinato ha scritto:
In senso lato/«sincronico», sí; in senso tecnico, no…

Ringrazio entrambi per la replica.

Non capisco bene cosa s'intenda per “senso tecnico”. A me sembra che si tratti, sia nel caso della radice del verbo fare sia nell'esempio di Infarinato, di un’apofonia qualitativa che porta ad un grado apofonico ridotto.
Comunque, a beneficio di tutti, riporto la parte più importante della definizione di apofonia, dall’ultima edizione (2004) del Dizionario di linguistica curato dal Beccaria:

Citazione:
Termine ricalcato con materiale greco (apó ‘da’ + phoné ‘suono’) sul ted. Ablaut, designa una alternanza vocalica che distingue voci semanticamente connesse formate dalla stessa radice. In una data lingua possono essere in alternanza apofonica forme flessive di uno stesso paradigma (per es. ingl. to drive – drove – driven ‘guidare’) oppure forme derivative distinte (per es. lat. tĕgo ‘copro’, tŏga). Laddove la differenza tra gli alternanti (detti “gradi” apofonici) è di timbro vocalico l’apofonia si dice “qualitativa”, dove invece è di lunghezza vocalica, “quantitativa”. (M. Loporcaro)
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Alberto74



Iscritto: 03 Nov 2005
Messaggi: 227
Località di residenza: Napoli

MessaggioInviato: Gio, 22 Dic 2005; 9:55    Oggetto: Rispondi con citazione

Infatti sarebbe da preferire, quando si parla di variazioni vocaliche dovute a spostamenti di accento, usare termini come lenizione o fortizione (anzi, diciamo che quasi sempre una vocale atone tende a indebolirsi).

Poi se il fenomeno si stabilizza (fonologizza) e diventa fondante del paradigma (grammaticalizza), allora possiamo parlare di apofonia.

Direi che è la giusta misura Wink
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Infarinato



Iscritto: 17 Gen 2005
Messaggi: 564

MessaggioInviato: Gio, 22 Dic 2005; 9:59    Oggetto: Rispondi con citazione

bubu7 ha scritto:
Comunque, a beneficio di tutti, riporto la parte più importante della definizione di apofonia, dall’ultima edizione (2004) del Dizionario di linguistica curato dal Beccaria:

Citazione:
Termine ricalcato con materiale greco (apó ‘da’ + phoné ‘suono’) sul ted. Ablaut, designa una alternanza vocalica che distingue voci semanticamente connesse formate dalla stessa radice…

Sí, codesta è la definizione «scolastica» che conoscevo anch’io, caro Bubu. Credevo, però, che la definizione «tecnica» fosse circoscritta all’àmbito derivazionale/accentuativo, ma questa mia impressione era probabilmente dovuta a quanto appena spiegato da Alberto…
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Alberto74



Iscritto: 03 Nov 2005
Messaggi: 227
Località di residenza: Napoli

MessaggioInviato: Gio, 22 Dic 2005; 10:10    Oggetto: Rispondi con citazione

Ovviamente il paradigma può essere inteso sia in senso flessivo (facio vs. feci) sia in senso derivazionale (tego vs. toga).

Certamente le lingue indeuropee come il greco e il sanscrito e anche il germanico, mostrano una ricchissima e anche molto stabile apofonia flessiva nel verbo e anche nel sostantivo in alcuni casi.

Un po' meno evidente è quella derivazionale, ma comunque presente (appunto tego vs. toga; tithemi vs. thomos).

Le origini, appunto, sono le più varie. Ma pare che fra le cause principali ci sia l'accento mobile percettivamente intensivo (almeno in alcune fasi delle lingue in questione).

Approfondendo un attimo la questione iniziale di questa discussione, farei notare che a parte l'apertura della vocale tonica nei dittonghi -ie- e -uo-, in napoletano esistono gli stessi dittonghi come varianti di -e- ed -o- aperte.

Solo che la loro presenza è determinata da metafonia (non è cioè determinata dal confine sillabico) che è una regola molto rispettata e anzi ancora fortemente vitale (sulla metafonia si basa in napoletano l'opposizione fra singolare e plurale oppure quella fra maschile e femminile: non riguarda però tutte le classi di parole e non tutte le vocali).

Giusto come spunto Wink
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