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Radice di un verbo: è sempre così facile?

 
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Autore Messaggio
Gianni



Iscritto: 19 Feb 2005
Messaggi: 36

MessaggioInviato: Lun, 19 Dic 2005; 10:03    Oggetto: Radice di un verbo: è sempre così facile? Rispondi con citazione

Ciao amici,

torno a chiedere il vostro aiuto su una questione che mi tormenta: come si fa a stabilire con precisione la radice di un verbo? Ad esempio, qual è la radice del verbo ESSERE?
Essendo l'ausilire in questione un verbo anomalo, ho pensato che fosse difficile stabilire un'unica radice, ma è davvero così?
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Alberto74



Iscritto: 03 Nov 2005
Messaggi: 227
Località di residenza: Napoli

MessaggioInviato: Lun, 19 Dic 2005; 10:20    Oggetto: Rispondi con citazione

Le lingue flessive pongono sempre grossi problemi.

Il latino era abbastanza stabile e prevedeva al più tre radici (verbi fortemente irregolari esclusi, ma erano davvero una minoranza). Erano la radice del presente, del perfetto e del supino. Spesso quella del supino era direttamente riconducibile a quella del presente

L'italiano in parte eredita questa situazione, ma la complica un bel po' per i famigerati fenomeni di palatalizzazione.

Per esempio il latino facere aveva due radici ben riconoscibili: FAC- (presente), FEC- (perfetto), FACT- (supino)

In italiano lo stesso verbo ha un caleidoscopio di radici: FACC- (1a persona sing. plur. presente; cong. presente), FEC- (forme forti del perfetto), FA- (2a, 3a pers. sing. pres; 2a plur. pres; imperativo, infinito), FATT- (participio presente), FAC- (le rimanenti).

Ora per risolvere questa baraonda, spesso si ricorre all'etimologia e quindi alla radice latina, quando non indeuropea, ma più che altro per comodità operativa, e non perché risieda veramente nella competenza dei parlanti.

Anzi, direi che l'etimologia sia nata anche per cercare di risolvere queste ambiguità morfologiche.

Per inciso, pare che la radice principale di un verbo sia considerata dai parlanti quella dell'infinito senza -RE finale. Questo in parte spiega la deriva di verbi come "disfare" e "benedire" verso una coniugazione regolare rispettivamente della 1a e della 3a coniugazione.
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Gianni



Iscritto: 19 Feb 2005
Messaggi: 36

MessaggioInviato: Lun, 19 Dic 2005; 12:19    Oggetto: Risposta Rispondi con citazione

Se ne deduce, Alberto, che la radice del verbo "ESSERE" è ESSE, senza -RE, vero?
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Cubitum
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Alberto74



Iscritto: 03 Nov 2005
Messaggi: 227
Località di residenza: Napoli

MessaggioInviato: Lun, 19 Dic 2005; 12:24    Oggetto: Rispondi con citazione

A maggiore precisazione del mio precedente intervento, vorrei dire che spesso si fa differenza fra "tema" e "radice".

La "radice" dovrebbe essere la base primitiva comune a tutte le forme del verbo. Purtroppo come ho detto, spesso nelle lingue flessive diventa irriconoscibile.

Il "tema" invece è in genere un ampliamento della radice tramite prefissi, infissi o suffissi e dalla quale si parte per la formazione di una parte delle forme verbali.

Quindi in italiano CANTARE ha come radice CANT-, ma poi possiamo scorgere, per esempio, il tema dell'imperfetto è CANTA- a cui poi si aggiungono le desineze tipiche del tempo in questione (-vo, -vi, -va, ecc.).

In latino, e anche in greco, i temi erano abbastanza riconoscibili al punto che le gramamtiche su cui abbiamo studiato riportavano spessissimo tabelle con i temi (almeno io mi ricordo una marea di tabelle, ehehehe).

In linea teorica si può sostenere che la radice sia una (anche virtuale) mentre i temi siano quelli realmente riconoscibili di volta in volta. Non dico che ci sia lo stesso rapporto che esiste fra morfema e morfo, ma avolte mi sembra di capire che la linea speculativa sia questa.
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Alberto74



Iscritto: 03 Nov 2005
Messaggi: 227
Località di residenza: Napoli

MessaggioInviato: Lun, 19 Dic 2005; 12:26    Oggetto: Rispondi con citazione

In parte è vero che la radice di ESSERE, in base al principio generale che ho enunciato (che però è di tipo empirico, non scientifico), sembra ESSE-.

Però i verbi fortemente irregolari sfuggono a queste certezze Wink
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