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Neologismi
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Autore Messaggio
bubu7



Iscritto: 27 Gen 2005
Messaggi: 225

MessaggioInviato: Gio, 15 Dic 2005; 12:49    Oggetto: Neologismi Rispondi con citazione

Dal sito di Repubblica:

Citazione:
Spulciando tra i fatti e i mezzi di comunicazione, il Vocabolario Treccani
rileva e archivia ogni mese circa 200 termini: alcuni effimeri, altri restano


Neologismi e parole che tornano così evolve il nostro linguaggio

L'italiano cresce con influenze dall'estero, ma anche con novità
dettate dalla cronaca, dalla politica e dal costume nostrani


di LUIGI ROMANI caporedattore del Vocabolario Treccani

Spesso, parlando di neologismi, si tende a circoscrivere l'ambito della questione alla diffusione delle parole straniere nell'italiano, con particolare attenzione a quelle angloamericane, più o meno adattate alle regole della nostra lingua - come editare e shiftare o sciftare, nel gergo dell'informatica - o del tutto immutate rispetto alla lingua di provenienza - come dealer e shopper.

La preoccupazione, però, che nel contatto con le altre lingue l'italiano possa perdere la sua originaria purezza sembra essere largamente infondata: anche nel caso dell'inglese, infatti, l'influenza esercitata sull'italiano riguarda per lo più il lessico, e spesso in modo transitorio, e non gli aspetti strutturali della lingua (fonetici, morfologici e sintattici). Inoltre, il vocabolario di una lingua si accresce non solo grazie all'apporto delle lingue straniere ma anche, e soprattutto, grazie alla creazione di parole nuove formate con materiale lessicale preesistente secondo le tradizionali regole di formazione.

In questo modo nascono molte delle nuove parole dell'italiano contemporaneo, spesso destinate a una vita effimera, come i numerosi derivati in - ista diffusi dalla stampa periodica e quotidiana (afascista, altermondialista, anarco-insurrezionalista, antibiologicista, antieuropeista, antifazista, antipartitista, apparatista, auditelista, baathista, buonsensista, capitalcomunista, casaliberista, cattopacifista, cieco-pacifista, codista, commonista, concertista, conciliarista, correntonista, cristianista, crociato-sionista, crudista, dalemista, discontinuista, europrotagonista, fantascientista, giravoltista, jihadista, kerrista, legicentrista, malpancista, margheritista, mediattivista, multilateralista, oltrista, paciguerrista, puccipuccista, retroscenista, ritirista, scontrista, senilista, sfondista, socialpacifista, terzista, ultraeuropeista, zapaterista) o come diversi recenti composti con euro- (euroapatia, eurobarometro, eurobbligazionario, eurobufala, euroburocrazia, eurocamera, eurociofeca, eurocontagio, eurocosmetizzato, eurocretinata, euroentusiasmo, euroentusiasta, euroesercito, eurofanatico, eurofischio, eurofobia, eurofrottola, eurofusione, eurogruppo, euroironico, euromassone, euromelassa, europessimismo, europpositore, eurortodosso, eurosalvadanaio, eurotiepidezza, eurotiepido).

Allo scopo di offrire un osservatorio costantemente aggiornato sui mutamenti dell'italiano d'oggi, l'Istituto della Enciclopedia Italiana mette a disposizione sul suo sito web, nell'area linguistica (Lingua e linguaggi http://www.treccani.it/site/lingua_linguaggi/index.htm), le schede lessicografiche raccolte spogliando le più svariate fonti, con particolare attenzione alla stampa (periodici e quotidiani) e ai mezzi di comunicazione di massa (radio, televisione, Internet e nuovi media); l'archivio viene incrementato di circa 200 nuove schede ogni mese. Le parole elencate appena sopra fanno, appunto, parte degli "spogli" 2005.

La selezione delle parole/espressioni da sottoporre a sondaggio attinge in parte al repertorio dei neologismi veri e propri (come nel caso di PACS o di phishing) e in parte al più ampio serbatoio di termini che i fatti di cronaca o comunque di attualità hanno portato con forza in primo piano nel periodo di riferimento (come nel caso di fuoco amico, a marzo, in relazione alla morte di Nicola Calipari, o di conclave ad aprile).

(15 dicembre 2005)
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Marco1971



Iscritto: 17 Gen 2005
Messaggi: 1461

MessaggioInviato: Gio, 15 Dic 2005; 22:49    Oggetto: Rispondi con citazione

Caro bubu7,

Si discute da mesi sulla questione dei forestierismi e devo ammettere che la sua posizione non mi è ancora del tutto chiara. In certi suoi interventi sembra stare «dalla nostra», in altri no (ma non escludo di ricordar male o di non aver capito bene). L’unica cosa che mi appare piuttosto chiara (mi dica se sbaglio) è che a lei interessa soprattutto lo studio dei fenomeni e che non intende prender parte ad alcun’iniziativa concreta. E questo è un suo diritto sacrosanto e inviolabile. Le sarei grato se volesse però [ri]chiarire la sua posizione in poche righe.

Riguardo all’articolo riportato, vorrei soffermarmi su questo brano [sott. mie]:
Citazione:
La preoccupazione, però, che nel contatto con le altre lingue l'italiano possa perdere la sua originaria purezza sembra essere largamente infondata: anche nel caso dell'inglese, infatti, l'influenza esercitata sull'italiano riguarda per lo più il lessico, e spesso in modo transitorio, e non gli aspetti strutturali della lingua (fonetici, morfologici e sintattici). Inoltre, il vocabolario di una lingua si accresce non solo grazie all'apporto delle lingue straniere ma anche, e soprattutto, grazie alla creazione di parole nuove formate con materiale lessicale preesistente secondo le tradizionali regole di formazione.

  1. Mi stupisco che un linguista attuale adoperi la parola purezza, che non ha senso: tutti sappiamo che nessuna lingua è pura; è un concetto strambo (in linguistica) quanto quello di bellezza e bruttezza.
  2. Se l’uso di certi americanismi importati crudi crudi in italiano, senz’adattamento, non è un fatto che modifica la naturale fonetica dell’italiano (e la fonetica l’autore la considera un aspetto strutturale della lingua – come potrebbe essere diversamente?), allora confesso di non capire piú nulla.
  3. È assai confortante l’ultimo punto, e le «tradizionali regole» dovrebbero applicarsi anche a quei forestierismi considerati «intraducibili».

In definitiva, se è infondata la preoccupazione della purezza (che nessuno, qui, credo, ha mai invocato), infondata non è, mi pare, la preoccupazione riguardante le strutture fonetiche della lingua.
_________________
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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Roberto Crivello



Iscritto: 19 Gen 2005
Messaggi: 55
Località di residenza: Salt Lake City, Utah

MessaggioInviato: Ven, 16 Dic 2005; 2:25    Oggetto: Rispondi con citazione

Marco1971 ha scritto:

  1. Mi stupisco che un linguista attuale adoperi la parola purezza, che non ha senso: tutti sappiamo che nessuna lingua è pura; è un concetto strambo (in linguistica) quanto quello di bellezza e bruttezza.
  2. Se l’uso di certi americanismi importati crudi crudi in italiano, senz’adattamento, non è un fatto che modifica la naturale fonetica dell’italiano (e la fonetica l’autore la considera un aspetto strutturale della lingua – come potrebbe essere diversamente?), allora confesso di non capire piú nulla.
  3. È assai confortante l’ultimo punto, e le «tradizionali regole» dovrebbero applicarsi anche a quei forestierismi considerati «intraducibili».

In definitiva, se è infondata la preoccupazione della purezza (che nessuno, qui, credo, ha mai invocato), infondata non è, mi pare, la preoccupazione riguardante le strutture fonetiche della lingua.


Caro Marco, nell'attesa che bubu7 le risponda, vorrei commentare i suoi punti:
1. Per quanto solo l'autore possa dire cosa intende esattamente con "purezza", mi sembra che si possa dedurre che per lui è costituita dagli "aspetti strutturali della lingua (fonetici, morfologici e sintattici)" e non dal puro e semplice accrescimento lessicale; ma quest'ultimo, dirà lei, si ripercuote sugli aspetti strutturali, e quindi non si vede come si possa mantenerli separati. Vedi il punto seguente.

2. L'importazione di forestierismi non adattati non modifica la naturale fonetica dell'italiano, quando si faccia coincidere quest'ultima con il primo sistema fonologico italiano, ossia quello di base fiorentina consolidatosi nei secoli IX - XII, soprattutto riguardo all'aspetto che so le sta molto a cuore: l'esclusione delle consonanti in posizione finale, ma non la si identifichi con l'intero sistema linguistico italiano. Modifica invece quest'ultimo nel senso che, con altri aspetti, crea un terzo sistema fonologico italiano, caratterizzato soprattutto dall'accettazione di certe finali consonantiche di parole straniere.

3. Non tutti i forestierismi vanno trattati adattandoli. Dipende se si accetta o no l'idea di un terzo sistema fonologico (e la maggioranza degli italiani, sia pure inconsapevolmente, l'ha accettato perché usa tranquillamente parole come bang, test, ring, boom). Nel suo libro Il linguaggio d'Italia, Giacomo Devoto espone i tre criteri secondo cui dovrebbe procedere il glottotecnico:
a) riproducendo i forestierismi quando lo loro struttura è compatibile con quella delle parole italiane, come quelle di cui sopra;
b) adattando i forestierismi quando l'incompatibilità è limitata: gol da goal, lider da leader, coctel da cocktail.
c) traducendo quando l'incompatibilità è totale: flash deve essere reso da lampo o altro equivalente.

Si vede che a) e b) sono diversi dai principi del purismo strutturale, ossia quello di Arrigo Castellani, per il quale la riproduzione è da rifiutare e l'adattamento deve sempre conformarsi al primo sistema fonologico.

Il punto c), la traduzione, è quello dolente e forse causa di tutti i guai, perché è la difficoltà di tradurre adeguatamente tanti forestierismi che porta alla loro riproduzione. Non mi riferisco qui alla passiva riproduzione di termini per i quali esiste il corrispondente italiano, ma alla riproduzione di termini non immediatamente traducibili, dettata da snobismo e inerzia (come diceva Castellani) ma anche e soprattutto da incapacità, aggiungerei. Dalla difficoltà di tradurre tanti termini risulta la vasta utilizzazione - da parte dei semplici utenti della lingua beninteso, non dei glottotecnici - del criterio a), mentre il criterio dell'adattamento non trova diffusa accettazione né nella forma esposta da Devoto né in quella proposta da Castellani (filme da film, bumerango da boomerang p. es.), anche se certi adattamenti continuano a farsi in settori limitati, ad esempio niubbo da newbie nel linguaggio dei forum; ma non trovano accettazione universale, ossia tanti parlanti li trovano bizzarri o popolari o settoriali.
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bubu7



Iscritto: 27 Gen 2005
Messaggi: 225

MessaggioInviato: Ven, 16 Dic 2005; 10:43    Oggetto: Rispondi con citazione

Caro Marco,
non ci crederà, ma proprio ieri sera riflettevo per l’ennesima volta su questo argomento. Anche perché sporadicamente visito il filone dei forestierismi sul sito Cruscate e mi capita di provare sempre lo stesso disagio. Da una parte apprezzo lo sforzo e l’impegno delle persone che vi partecipano, dall’altra mi sembra che queste energie potrebbero essere utilizzate meglio.

Riassumo in poche parole la mia posizione sui forestierismi.

La battaglia contro i forestierismi va fatta principalmente in maniera indiretta, elevando il livello di cultura generale e linguistica delle persone. In particolare, esplicitando in questa sede i fenomeni linguistici in atto, si può aumentare la sensibilità delle persone e diminuire la sudditanza lessicale.
Quando Roberto Crivello parla di incapacità a tradurre i forestierismi, sta parlando proprio della poca cultura linguistica delle persone.
Ancora più a monte troviamo il motivo per cui i forestierismi cercano di entrare con prepotenza: la debolezza culturale, politica ed economica del nostro Paese.

La battaglia diretta deve far tesoro di tutti gli strumenti conoscitivi: grammaticali, storici, sociologici, ecc. perché si possa sperare in qualche risultato. Credo che esista una fascia di persone che prova disagio davanti a certi neologismi stranieri e a cui farebbe piacere un’alternativa, magari, come diceva lei, suggerita dai vocabolari.
In pratica, cercando d’interpretare anche alcuni sentimenti di disagio mostrati nel filone sunnominato, io penso che proporre dei traducenti per tutti i forestierismi non sia meglio che farlo solo per alcuni, ma rischia invece di rendere inutilizzabile tutto il lavoro. La reazione comune, e la mia in particolare, è di rifiuto complessivo, perché vedo trascurati in molti casi molti di quegli strumenti conoscitivi di cui parlavo prima.
Ancora più in pratica, e non solo applicata al filone di cui parlavo, la strategia da seguire sarebbe di proporre (e di utilizzare nella comunicazione) i sostituti italiani per i neologismi stranieri quando i sostituti risultano accettabili secondo tutti gli strumenti a cui accennavo sopra.
È inutile (e diventa dannoso), a mio parere, proporre traducenti per termini ormai consolidati nell’uso, o per termini di linguaggi settoriali e che per la loro natura sono destinati a restare relegati ad ambiti molto specifici.
È questa l’operazione che compiono (o che dovrebbero compiere) i lessicografi: proporre traducenti per quei neologismi che potenzialmente potrebbero diventare d’uso comune e che sono, inoltre, più lontani dalla struttura attuale dell’italiano.
Sono quindi un conservatore molto moderato, cerco di essere attento alle tendenze attuali della lingua ma non appiattito su di esse. Dispiaciuto della nostra debolezza culturale, malattia alla quale cerco di rimediare non coprendo o cercando di staccare le pustole bensì con gli antibiotici.

La ringrazio per avermi offerto l'occasione di riproporre queste mie riflessioni.
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Marco1971



Iscritto: 17 Gen 2005
Messaggi: 1461

MessaggioInviato: Ven, 16 Dic 2005; 16:55    Oggetto: Rispondi con citazione

bubu7 ha scritto:
La ringrazio per avermi offerto l'occasione di riproporre queste mie riflessioni.

Grazie a lei d’aver risposto alla mia domanda.

Roberto Crivello ha scritto:
2. L'importazione di forestierismi non adattati non modifica la naturale fonetica dell'italiano, quando si faccia coincidere quest'ultima con il primo sistema fonologico italiano, ossia quello di base fiorentina consolidatosi nei secoli IX - XII, soprattutto riguardo all'aspetto che so le sta molto a cuore: l'esclusione delle consonanti in posizione finale, ma non la si identifichi con l'intero sistema linguistico italiano. Modifica invece quest'ultimo nel senso che, con altri aspetti, crea un terzo sistema fonologico italiano, caratterizzato soprattutto dall'accettazione di certe finali consonantiche di parole straniere.

Non capisco: lei dice che i forestierismi non modificano la naturale fonetica dell’italiano. In pratica mi sta dicendo che una parola come boomerang è conforme al sistema fiorentino?

Il Devoto e lei parlate d’un terzo sistema fonologico; qual è il secondo e quale il quarto? Io resto del parere che l’italiano abbia un solo sistema fonologico, perché le parole uscenti in consonante o gruppo consonantico non sono formalmente italiane, sebbene vengano adoprate. Mi domando come sia possibile parlare di diversi sistemi fonologici per un’unica lingua: anche il francese, lo spagnolo e il portoghese hanno piú sistemi?
Roberto Crivello ha scritto:
3. Non tutti i forestierismi vanno trattati adattandoli. Dipende se si accetta o no l'idea di un terzo sistema fonologico (e la maggioranza degli italiani, sia pure inconsapevolmente, l'ha accettato perché usa tranquillamente parole come bang, test, ring, boom). Nel suo libro Il linguaggio d'Italia, Giacomo Devoto espone i tre criteri secondo cui dovrebbe procedere il glottotecnico:
a) riproducendo i forestierismi quando lo loro struttura è compatibile con quella delle parole italiane, come quelle di cui sopra;
b) adattando i forestierismi quando l'incompatibilità è limitata: gol da goal, lider da leader, coctel da cocktail.
c) traducendo quando l'incompatibilità è totale: flash deve essere reso da lampo o altro equivalente.

Flash è incompatibile e boomerang no? Questi criteri mi lasciano molto perplesso… Attendo lumi.
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Brazilian dude



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MessaggioInviato: Ven, 16 Dic 2005; 17:53    Oggetto: Rispondi con citazione

Citazione:
Il Devoto e lei parlate d’un terzo sistema fonologico;

Scusate, lo domando solo perché voglio sapere. Io avrei detto Il Devoto e lei parlano d'un terzo sistema fonologico. Sarebbe anche corretta la mia formulazione?

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Marco1971



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MessaggioInviato: Ven, 16 Dic 2005; 18:04    Oggetto: Rispondi con citazione

No, la sua formulazione non sarebbe corretta (lo sarebbe se lei non fosse allocutivo): un allocutivo coordinato a un pronome di terza persona richiede la concordanza alla seconda persona plurale: Tu e lui avete mentito, Gertrude e lei avete detto la verità, ecc.
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u merlu rucà



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MessaggioInviato: Ven, 16 Dic 2005; 18:20    Oggetto: Rispondi con citazione

La morfologia e la sintassi sono i settori più resistenti di una lingua. Il lessico è quello più debole. La fonetica, a mio parere, resta a metà e può venire intaccata (escludendo, ovviamente, la naturale e intrinseca evoluzione) dall'arrivo massiccio di forme straniere che presentano esiti fonetici non compatibili con il sistema fonologico indigeno. Questi, subito, saranno avvertiti come estranei, ma, a lungo andare, non lo saranno più e ciò faciliterà ancor di più l'entrata di nuovi elementi stranieri e....avanti Savoia! E' il gatto che si morde la coda Wink
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Marco1971



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MessaggioInviato: Ven, 16 Dic 2005; 18:34    Oggetto: Rispondi con citazione

u merlu rucà ha scritto:
La morfologia e la sintassi sono i settori più resistenti di una lingua. Il lessico è quello più debole. La fonetica, a mio parere, resta a metà e può venire intaccata (escludendo, ovviamente, la naturale e intrinseca evoluzione) dall'arrivo massiccio di forme straniere che presentano esiti fonetici non compatibili con il sistema fonologico indigeno. Questi, subito, saranno avvertiti come estranei, ma, a lungo andare, non lo saranno più e ciò faciliterà ancor di più l'entrata di nuovi elementi stranieri e....avanti Savoia! E' il gatto che si morde la coda Wink

E cosí giungiamo al settimo sistema fonologico, quello piú orgasmico. Wink
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Brazilian dude



Iscritto: 12 Apr 2005
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MessaggioInviato: Ven, 16 Dic 2005; 20:32    Oggetto: Rispondi con citazione

Citazione:
No, la sua formulazione non sarebbe corretta (lo sarebbe se lei non fosse allocutivo): un allocutivo coordinato a un pronome di terza persona richiede la concordanza alla seconda persona plurale: Tu e lui avete mentito, Gertrude e lei avete detto la verità, ecc.

Ah, grazie, sapevo che così sarebbe il caso se fosse usato il pronome tu, ma quella sfumatura con i pronomi allocutivi non la conoscevo proprio. Allora se con lei mi stessi riferendo a Laura Pausini, solo per fare un esempio, direi Il Devoto e lei parlando d'un terzo sistema fonetico?

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Marco1971



Iscritto: 17 Gen 2005
Messaggi: 1461

MessaggioInviato: Ven, 16 Dic 2005; 21:14    Oggetto: Rispondi con citazione

Riporto alcuni brani dell’articolo Purismo e neopurismo di Bruno Migliorini (soprattutto per chi non vi ha accesso). Senza commenti, perché li ho già fatti in altre occasioni. (Riferimento bibliografico: La lingua italiana nel Novecento, Firenze, Le Lettere, 1990 [ristampa 2003], pp. 81-107.)
Citazione:
L’adattamento implica dunque, dal punto di vista fonologico, l’eliminazione dei suoni e dei gruppi di suoni estranei al sistema fonologico italiano; dal punto di vista morfologico, una certa conformazione alle terminazioni italiane. […]

Devo confessare che mi duole particolarmente di vedere che suffissi ricchi e produttivi come –ale e –ore non siano riusciti ad assorbire festival e transistor, che avrebbero potuto benissimo diventare festivale e transistore. […]

Tanta è ormai la connessione d’idee e di traffici fra tutte le nazioni civili che, quando una nuova nozione si elabora e si esprime in alcune lingue, anche le altre debbono aver modo d’esprimerla: cómpito dei cultori della lingua è non quello puramente negativo di combattere contro il forestierismo, ma di cercare o addirittura di coniare il termine che occorre. [...]

[Citando Otto Jepersen:] «Sono fermamente convinto che i dotti non debbano contentarsi di stare passivamente a guardare, ma che debbano prendere parte attiva, ciascuno nel proprio paese, a quelle azioni che stanno modificando le condizioni linguistiche, e a migliorarle ove sia possibile. Troppa parte è lasciata in queste azioni a dilettanti ignari…» [...]

…ma ancor oggi rimangono numerosi quelli che non ritengono opportuno porre alcuna rèmora alle parole straniere. […]

Solo se le parole presentano dei punti deboli e invece le parole proposte per surrogarle presentano dei vantaggi reali, ci sarà probabilità di vittoria. […]

Domanda qualcuno: ma perché ve la prendete tanto con le parole forestiere? Non c’è, sotto sotto, una inguaribile senofobia?
Non nego che per qualcuno questo fattore nazionalistico abbia avuto ed abbia importanza: ma bastano, credo, i fattori strutturali e funzionali a raccomandare l’eliminazione dei forestierismi. […]

Il neopurismo comincia col domandarsi, piú o meno nitidamente: questa nozione, che il lessico della tal lingua esprime con la tal parola, ha già nel lessico italiano un’espressione che le corrisponde; o merita che le si dia? […]

Il neopurismo degli ultimi tempi, riprendendo con altro spirito la campagna [quella dell’antico purismo], e scindendo la lotta contro i forestierismi da quella contro i neologismi, ha mostrato che si può benissimo soddisfare alle esigenze della circolazione linguistica europea senza venir meno alle necessità strutturali della lingua nazionale.
Di queste necessità va tenuto il massimo conto, se si vuole che le parole proposte a surrogare quelle forestiere ricevano la sanzione dell’uso, cioè veramente vivano. […]

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Roberto Crivello



Iscritto: 19 Gen 2005
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Località di residenza: Salt Lake City, Utah

MessaggioInviato: Ven, 16 Dic 2005; 23:40    Oggetto: Rispondi con citazione

Marco1971 ha scritto:

Non capisco: lei dice che i forestierismi non modificano la naturale fonetica dell’italiano. In pratica mi sta dicendo che una parola come boomerang è conforme al sistema fiorentino?


No, mi scusi se sono stato poco chiaro. I forestierismi terminanti in consonante non sono conformi al sistema fiorentino, bensì al terzo sistema fonologico, anzi lo determinano in gran parte.

Marco1971 ha scritto:

Il Devoto e lei parlate d’un terzo sistema fonologico; qual è il secondo e quale il quarto? Io resto del parere che l’italiano abbia un solo sistema fonologico, perché le parole uscenti in consonante o gruppo consonantico non sono formalmente italiane, sebbene vengano adoprate.


La distanza che separa un grandissimo linguista e glottologo come Giacomo Devoto da me fa sì che mi sento un po' a disagio leggendo "Il Devoto e lei parlate...". Il Devoto parla dei vari sistemi fonologici, io semplicemente cerco di servirmi delle sue teorie, di quelle di Bruno Migliorini e di altri linguisti secondo le necessità per orientarmi nel campo degli anglismi.
Per rispondere alla sua domanda: non esiste un quarto sistema fonologico (colgo una venatura d'ironia nelle sue parole, ma lasciamo perdere). In breve, dice Devoto che il primo è quello di base fiorentina, come ho già accennato, caratterizzato per esempio dall'eliminazione delle parole sdrucciole in tutti quei casi in cui il risultato degli scontri fonetici non era controproducente: SOLIDU diventa soldo, NITIDU diventa netto, di fronte a NUMERU che diventa novero, non NOMBRO, e dall'eliminazione delle consonanti finali (ci sono altri tratti, non posso trascriverli tutti). Il secondo sistema fonologico è caratterizzato soprattutto dall'arricchimento lessicale attraverso latinismi e fa sì che delle strutture consolidate nei secoli IX-XII rimangono ben fermi solo due caratteri entrambi negativi (proprio così scrive Devoto): la esclusione delle consonanti in posizione finale e la esclusione della -U non accentata in posizione finale. Si impongono cinque importanti novità, ne trascrivo solo una: la accettazione indiscriminata di parole sdrucciole e cioè dei tipi solido in confronto dei tipi soldo, i soli ammessi nel precedente sistema.
Il terzo sistema fonologico si distingue per aspetti riguardanti le vocali, le semivocali e le consonanti, soprattutto le finali consonantiche di certe parole straniere e di certi gruppi di consonanti.
Chi vuole saperne di più dovrà leggere Profilo di storia linguistica italiana e Il linguaggio d'Italia, entrambi di Giacomo Devoto.

Marco1971 ha scritto:

Mi domando come sia possibile parlare di diversi sistemi fonologici per un’unica lingua: anche il francese, lo spagnolo e il portoghese hanno piú sistemi?

Eventuali considerazioni di questo tipo andranno cercate nelle opere di linguisti francesi spagnoli portoghesi direi. Lascio ad altri il compito di ragguagliarci in merito.

Marco1971 ha scritto:

Flash è incompatibile e boomerang no? Questi criteri mi lasciano molto perplesso… Attendo lumi.


Avevo semplicemente preso due esempi fatti da due linguisti diversi, Devoto e Castellani, che hanno un atteggiamento diverso nei confronti dei forestierismi. Al riguardo mi sento di condividere l'osservazione di Bruno Migliorini, ossia che quando il forestierismo esprime una nozione esclusiva di altri popoli, non ha bisogno di essere tradotto, come ad esempio tomahawk, boomerang, harakiri, fatwa. Quando invece il termine non ha una speciale connotazione, come flash, va senz'altro tradotto o adattato (e in fin dei conti l'adattamento non è pur sempre una traduzione?)

Infine, non si può mai parlare di traduzione senza tenere presente che solo il contesto stabilisce quale sia il traducente adeguato: potrebbe anche essere essere nullo. Ad esempio, consideriamo la parola seamless, il cui significato traslato potrebbe essere ininterrotto o senza soluzione di continuità: usata nel sintagma seamless integration, diffusissimo in inglese (né sorprenda che in italiano si trovi integrazione senza soluzione di continuità o addirittura integrazione seamless, cercare sul Web per crederci) crea una tautologia che per non essere riprodotta richiede la sua eliminazione, ossia basta scrivere integrazione. In questo contesto dunque seamless non va tradotto.

Spero di avere dato una qualche risposta ai suoi interrogativi. Buon fine settimana.


Ultima modifica effettuata da Roberto Crivello il Lun, 19 Dic 2005; 4:01, modificato 1 volta in totale
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Marco1971



Iscritto: 17 Gen 2005
Messaggi: 1461

MessaggioInviato: Sab, 17 Dic 2005; 0:16    Oggetto: Rispondi con citazione

La ringrazio per la risposta.

Giacomo Devoto era e sempre sarà un grande linguista, e in confronto naturalmente io e lei non siamo nulla. Come nulla siamo dinanzi a Bruno Migliorini e Arrigo Castellani. Tra parentesi, tutti accademici.

La stessa diversità di vedute di questi sommi linguisti fa capire che sono possibili varie prospettive.

Io, per me, non posso concordare col Devoto (anche se la mia opinione non importa nulla) – il Devoto, anni e anni fa, nella prefazione a una vecchissima edizione del suo vocabolario, pronosticava anche la perdita dei due timbri vocalici di e e o, cosa almeno non ancora avvenuta (e del cui avvenimento dubito molto).

Statistiche alla mano, si potrebbe fare un discorso piú scientifico. Ma credo che non isfugga a nessuno che le parole del «terzo sistema», oltre a non essere italiane, sono anche quantitativamente molto minoritarie (a occhio e croce direi che rappresentano meno del 5% del lessico); se non isbaglio, allora, parlare di sistema (che sia secondo o terzo non cambia nulla, solo che il secondo non fa danni) mi sembra poco ragionevole. Come fanno poche parole a costituire un nuovo sistema rispetto all’insieme della lingua? È contrario alla definizione stessa di sistema. Tali parole sono eccezioni, non norma (sassolini, non macigni).

Buon’intredima (Very Happy) anche a lei.
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Brazilian dude



Iscritto: 12 Apr 2005
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MessaggioInviato: Sab, 17 Dic 2005; 14:47    Oggetto: Rispondi con citazione

Citazione:
Mi domando come sia possibile parlare di diversi sistemi fonologici per un’unica lingua: anche il francese, lo spagnolo e il portoghese hanno piú sistemi?

La maggioranza delle parole in portoghese finisce in vocale. Le consonanti finali possilibi sono l, m, n (in pochissime parole), r, s, x e z. La maggioranza dei brasiliani fa fatica a pronunciare parole inglesi finenti in consonante e tendono ad aggiungere nella pronuncia una i (e convertono parole come big in bighi). Anche parole "autoctone" aggiungono una vocale (quasi sempre una i) in incontri consonantici "difficili", come advogado (che molti pronunciano adivogado) e pneu (pronunciandolo peneu o pineu).

Brazilian dude
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bubu7



Iscritto: 27 Gen 2005
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MessaggioInviato: Lun, 19 Dic 2005; 9:52    Oggetto: Rispondi con citazione

Migliorini citato da Marco1971 ha scritto:
Solo se le parole presentano dei punti deboli e invece le parole proposte per surrogarle presentano dei vantaggi reali, ci sarà probabilità di vittoria.

Oltre ad una generale condivisione della posizione miglioriniana, le cui parole vanno però ricondotte nel contesto storico nel quale sono state elaborate, vorrei sottolineare la mia completa adesione alla citazione surriportata.

E sottolineare, inoltre, due processi completamente sottovalutati dagl'interventi precedenti: l'importanza della diffusione dell'alfabetizzazione, con conseguente maggiore attenzione e aderenza, nella pronuncia, a come i neologismi sono scritti; il fatto che quasi sempre, comunque, avviene almeno una prima traduzione dei termini stranieri, che vengono pronunciati adattandoli alla fonologia italiana.
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