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Il terzo sistema fonologico italiano

 
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Autore Messaggio
Roberto Crivello



Iscritto: 19 Gen 2005
Messaggi: 55
Località di residenza: Salt Lake City, Utah

MessaggioInviato: Mer, 14 Dic 2005; 17:36    Oggetto: Il terzo sistema fonologico italiano Rispondi con citazione

Rileggendo ieri un saggio di Giacomo Devoto, noto un'osservazione - che riporto nel contesto - concernente le parole terminanti in vocale, che mi sembra illuminante riguardo alla così detta 'italianizzazione' delle parole, perché inquadra l'argomento in una prospettiva storica più lunga di quella dell'invasione degli anglismi - cominciata approssimativamente 50 anni fa - che preoccupa tanti.

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Di parole nuove, composte artificialmente c'è continuo bisogno: una specie di ortopedia e protesi delle parole sta nella cosidetta "glottotecnica". Anche al di fuori della perfezione, ci si può proporre opportunamente la correzione delle parole dal punto di vista della funzionalità, della simmetria, dell'armonia con suoni, forme, sistemi tradizionali. Si "deve" dire intraeuropeo e non "intereuropeo". È "meglio" dire tassì che non taxì. Evidenziare, è parola più comoda che "mettere in evidenza", ma disturba gli uomini di più di cinquant'anni, con quel suo aspetto burocratico sbrigativo e trasandato.

Questo non toglie che a certe novità ci si adatti e che il terzo sistema fonologico italiano, quello attuale, accetti gruppi di consonanti con L come in clamore, che fino all'XI secolo sembravano barbarici, o gruppi di consonanti in posizione finale come in sport, che lo sono sembrati fino a tutto l'Ottocento.

Da: La parola (9 marzo 1963) di Giacomo Devoto in Civiltà di parole
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Marco1971



Iscritto: 17 Gen 2005
Messaggi: 1461

MessaggioInviato: Mer, 14 Dic 2005; 17:45    Oggetto: Rispondi con citazione

Al limite sono accettabili parole terminanti in consonante preceduta da vocale e in L/R + consonante, ma non si adattano bene al sistema italiano terminazioni quali -NG/-ST/-PS, ecc.

Per il Migliorini, come per me, queste parole restano meteche, non italiane. Ma questo lo sapevate già. Very Happy
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Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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