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"locuzione pragmatica": cos'è

 
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Autore Messaggio
pippo100



Iscritto: 25 Giu 2005
Messaggi: 49

MessaggioInviato: Mar, 29 Nov 2005; 15:17    Oggetto: "locuzione pragmatica": cos'è Rispondi con citazione

Ciao a tutti.
cos'è la locuzione pragmatica?
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bubu7



Iscritto: 27 Gen 2005
Messaggi: 225

MessaggioInviato: Mar, 29 Nov 2005; 15:35    Oggetto: Rispondi con citazione

La definizione del Gradit:

Citazione:
~ locuzione pragmatica loc.s.f. + ling., l. che nel suo complesso segnala l'atteggiamento del locutore, ad es. incredulità (ma che mi racconti?, che mi dite!, ma va!), sdegno (chi credi di essere?, lei non sa chi sono io!), ripulsa per altrui asserzioni (e chi lo dice?, ma dove sta scritto!), disponibilità alla situazione (che si dice?), ecc.
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Marco1971



Iscritto: 17 Gen 2005
Messaggi: 1461

MessaggioInviato: Mar, 29 Nov 2005; 15:36    Oggetto: Rispondi con citazione

Dal Grande Dizionario Italiano dell’Uso:
Citazione:
locuzione pragmatica [...] locuzione che nel suo complesso segnala l’atteggiamento del locutore, ad es. incredulità (ma che mi racconti?, che mi dite!, ma va!), sdegno (chi credi di essere?, lei non sa chi sono io!), ripulsa per altrui asserzioni (e chi lo dice?, ma dove sta scritto?), disponibilità alla situazione (che si dice?), ecc.

_________________
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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Marco1971



Iscritto: 17 Gen 2005
Messaggi: 1461

MessaggioInviato: Mar, 29 Nov 2005; 15:37    Oggetto: Rispondi con citazione

Bubu7 fu piú rapido di me, questa volta. Very Happy
_________________
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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bubu7



Iscritto: 27 Gen 2005
Messaggi: 225

MessaggioInviato: Mar, 29 Nov 2005; 15:38    Oggetto: Rispondi con citazione

Da non credersi! Very Happy
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Alberto74



Iscritto: 03 Nov 2005
Messaggi: 227
Località di residenza: Napoli

MessaggioInviato: Mar, 29 Nov 2005; 15:43    Oggetto: Rispondi con citazione

Conoscevo la definizione, solo che mi ha sempre lasciato un po' perplesso. La pragmalinguistica o semplicemente pragmatica studia il rapporto fra lingua e realtà. Tipici elementi di studio della pragmatica sono gli atti allocutivi, i deittici e l'articolo ma anche le modalità non assertive (comando, certezza, possibilità, augurio).

La definizione invece, parlando di atteggiamento del parlante, riporta solo alle modalità non assertive, escludendo le allocuzioni.

Comunque è una definizione, e come tale è arbitraria e va bene così Wink
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Ladim



Iscritto: 19 Gen 2005
Messaggi: 10

MessaggioInviato: Mer, 07 Dic 2005; 20:29    Oggetto: Rispondi con citazione

Non «fra lingua e realtà», ma tra 'parlante' (o 'scrivente') e 'contesto situazionale'. In una particolare situazione etc. il parlante può manifestare 'sdegno', ovvero realizzare le proprie 'intenzioni' con un 'gesto linguistico' quale (e prendo l'esemplificazione del GRADIT) «chi credi di essere?» – il valore d'uso di un enunciato così fatto comunica immediatamente la non pertinenza della tonìa interrogativa...

Se per «realtà» intende 'situazione', la Sua definizione illustra la 'deissi', che comunque può partecipare alla dimensione pragmatica del linguaggio parlato (o scritto)...
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Alberto74



Iscritto: 03 Nov 2005
Messaggi: 227
Località di residenza: Napoli

MessaggioInviato: Ven, 09 Dic 2005; 16:04    Oggetto: Rispondi con citazione

Sì, ha ragione, sono stato impreciso.

Io pensavo soprattutto agli atti allocutivi, per questo ho usato impropriamente "realtà".
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Ladim



Iscritto: 19 Gen 2005
Messaggi: 10

MessaggioInviato: Ven, 09 Dic 2005; 17:07    Oggetto: Rispondi con citazione

L'«atto linguistico» equivale in tutto e per tutto a un'azione; sotto questo rispetto può essere associato alla 'realtà' (empirica), giacché 'pensare' un 'gesto' il più delle volte richiede uno sforzo di attualizzazione (per quanto ci siano sempre i 'mondi possibili', e non-empirici, esemplificanti altre forme di 'realtà' non meno reali; cfr., ad esempio, la finzione letteraria etc.).

Ma insisto (cordialmente) a consigliarle di sostituire la categoria della 'realtà' con quella della 'situazionalità': del resto la pragmatica applicata alla linguistica studia le modalità espressive messe in atto dal parlante (e quindi, per così dire, il suo 'comportamento verbalizzato') in relazione all' 'intenzionalità', questa sempre coinvolta in una circostanza così e così (già solo distinguere il detto dal sottointeso, ovvero l'esplicito dall'implicito, richiederebbe una breve incursione nel contesto-situazione... altrimenti non si saprebbe che pesci pigliare... etc.).
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Alberto74



Iscritto: 03 Nov 2005
Messaggi: 227
Località di residenza: Napoli

MessaggioInviato: Ven, 09 Dic 2005; 17:15    Oggetto: Rispondi con citazione

Infatti mi sono già scusato di aver usato "realtà".

Io facevo riferimento, come ho detto, agli atti allocutivi, quelli cioè che modificano (qui sì) la realtà.

Ad esempio: "Vi dichiaro marito e moglie" detto da un parroco o da un sindaco ha un preciso valore di cambiamento della realtà. Oppure un giudice che dice "Vi condanno a tre anni di prigione" di fatto modifica la realtà delle persone a cui questo atto linguistico è rivolto.

Avendo in mente questo tipo di enunciati, affatto unici nel loro genere (sia per il contesto, sia per gli attori), ho esteso il termine "realtà" dove invece sarebbe stato più neutro e corretto "situazionalità".

Giusto una piccola distrazione Wink
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Ladim



Iscritto: 19 Gen 2005
Messaggi: 10

MessaggioInviato: Sab, 10 Dic 2005; 9:28    Oggetto: Rispondi con citazione

A questo punto potrei aver suscitato la Sua antipatia: la 'sostanza' è ovviamente giusta, ma sarebbe più appropriato 'chiamare' questi «atti allocutivi» frasi performative, vale a dire 'frasi-azione' etc., le quali hanno appunto la particolarità di compiere l'azione che descrivono. Gli atti linguistici (locutorio, illocutorio, perlocutorio) si polarizzano sul parlante (pur coinvolgendo sempre, e in diversa misura, 'situazione' e 'interlocutore'); le frasi e i verbi performativi, in certo modo, sulla «realtà» (pur coinvolgendo il parlante)...

La pedanteria, se vuole, si giustificherebbe con la Sua 'perplessità' (ormai solo 'putativa') dichiarata più sopra...
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