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Ortografia italiana

Creato il: 12/03/2004 alle 12.27.41

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Ortografia italiana
…E che dire del diverso timbro (aperto e chiuso) di e e o: vorrebbe che si segnasse sempre con l’accento opportuno anche nei casi (oggi) «facoltativi»?… E perché non segnare l’accento «d’intensità» sempre? Che dire, poi, del raddoppiamento/rafforzamento (fono) sintattico/cogeminazione: come proporrebbe di notarlo? E le s, z sorde e sonore?… E vorrebbe che tutte le z intervocaliche si scrivessero doppie, visto che tali devon pronunciarsi anche quando sono scritte scempie?… Per non parlare della «resistenza» di molti italoglotti a conformarsi alla pronuncia «standard» fiorentina/toscana/centroitaliana.
No, caro M, non è questo un modo sensato d’affrontare il problema. L’ortografia, inevitabilmente, s’è evolve piú lentamente della pronuncia d’una lingua, e ha ragioni non solo fonematiche, ma anche storico-etimologiche… Le faccio un solo esempio: qualcuno recentemente, in Grecia, ha suggerito di rimpiazzare le svariate (i.e. > 5) lettere/digrammi che, in greco moderno, rappresentano il fonema
/i/ con un solo grafema, ma questa proposta ha incontrato enormi resistenze, ché (sebbene, nel parlare, il contesto chiarisca ogni ambiguità), nello scrivere, questa «normalizzazione» annullerebbe molte delle differenze semantico-etimologiche fra i vari lemmi, suggerendo indebite analogie e, in sostanza, ingenerando confusione in chi legge.
No, la soluzione è un’altra. Da una parte, bisogna di tanto in tanto apportare all’ortografia quegli aggiustamenti (minimi) che si rendon necessari allorché una determinata grafia suggerisca l’esistenza d’una pronuncia non [piú] in uso, oppure sia indebitamente «afonematica» laddove non sussistano ragioni diacritiche perché lo sia. Dall’altra, bisognerebbe cominciare a insegnare
davvero la fonetica alle elementari attraverso il «metodo fonetico» suggerito dal Canepàri, che i bambini sembrano fra l’altro apprezzare e assimilare rapidissimamente (cfr. e.g. L. Canepàri, Il MaPi. Manuale di Pronuncia Italiana, seconda edizione, «Zanichelli», Bologna 1999)… E questo non solo per insegnare l’«ortoepia italiana», ma anche per renderli piú consapevoli dei vari fatti linguistici, e piú ricettivi nei confronti del loro stesso dialetto e delle lingue straniere in generale. E per la fone[ma]tica, c’è ovviamente l’alfabeto dell’Associazione Fonetica Internazionale (con le sue varie specializzazioni, piú o meno ufficiali), in cui si ha, «per definizione», la desiderata corrispondenza tra grafemi e fonemi.

Autore : Infarinato - Email : p.matteucci@soton.ac.uk
Inviato il : 12/03/2004 alle 12.27.41


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