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Lingua e romanzo (storico?)

Creato il: 08/03/2004 alle 22.54.24

Messaggio

Lingua e romanzo (storico?)
Caro scout, rispondo solo velocemente alla domanda che mi rivolge:
No, ma…
1)
Forse dovrebbe essere un po’ piú chiaro quando propone il tema d’una discussione: sono convinto che a Lei fosse evidente (e ora, a posteriori, lo è anche a me), ma in un «forum» è bene essere un po’ piú espliciti, anche a rischio di scivolare nel banale. Di piú: il Suo invito alla discussione ha avuto la «sfortuna» di capitare cronologicamente (sebbene non topologicamente) vicino a interventi in cui si ragionava proprio, tout court, dell’entrata in uso d’alcuni vocaboli, il che ha probabilmente contribuito a non far cogliere ai Suoi interlocutori l’intera portata del Suo spunto.
2) –E questo è un fatto di natura generale, che mi preme chiarire una volta per tutte- quando, in un forum, «rispondo» all’invito alla discussione d’un altro partecipante (…e non credo d’essere il solo a comportarmi cosí),
comincio rivolgendomi a quest’ultimo, ma ben presto il mio interlocutore diventa il forum stesso… sennò, si dovrebbe forse arguire ch’io ritenga che Vittorio non conosca la differenza tra «nome del predicato» e «complemento oggetto» (ultima parte d’un mio intervento poco piú sotto)? Cosí, la parte del mio intervento rivolta esplicitamente a Lei, caro scout, era solo l’emoticon nel titolo (che stava per un: «interessante», «divertente», «well spotted!») e la prima frase… Quelle che seguono erano, invece, mie considerazioni personali -da non esperto (su Manzoni e sul romanzo storico italiano in generale)-, che, se si vuole, rappresentano, questo sí, il mio non particolare entusiasmo di fronte a possibili anacronismi in un romanzo «storico» in cui la lingua utilizzata (non solo dal narratore onnisciente, ma anche dai singoli personaggi) è dichiaratamente quella dell’epoca storica in cui vive l’autore (e d’un luogo diverso da quello in cui vivono i protagonisti). Ignoravo –e continuo (da non esperto) a ignorare- se quello da Lei rinvenuto sia (limitatamente all’italiano) l’unico esplicito anacronismo linguistico del romanzo: il senso del mio intervento era che (ancora, da non esperto) trovo molto piú anacronistici (ancorché piacevolissimi al mio orecchio), in bocca a Renzo o Lucia, la struttura morfosintattica e il lessico (magari solo implicitamente anacronistico) toscani d’un singolo vocabolo.
Se, poi, Lei intende (come credo intendesse) intavolare una dotta discussione su «lingua e romanzo (storico?)», allora, sí, deve rivolgersi ad altri, piú preparati, interlocutori, i cui interventi leggerò senz’altro con piacere e interesse.


Autore : Infarinato - Email : p.matteucci@soton.ac.uk
Inviato il : 08/03/2004 alle 22.54.24


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