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Repetita iuvant...?

Creato il: 18/01/2004 alle 21.33.29

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Repetita iuvant...?
A che servono le definizioni del dizionario? A nulla: ormai ‘utilizzare/utilizzazione/utilizzo’ si adoperano indiscriminatamente al posto di ‘usare/uso’. Ma perché, se invece di tredici, dieci o otto lettere posso dire la stessa cosa con cinque o tre? Oltre all’economia di spazio ‘fisico’, ci sarebbe spazio anche per l’orecchio più addestrato, e si farebbe a meno dell’inutile, pesante e gàrrulo pennacchio. Trascrivo le definizioni del GRADIT, un dizionario che nessuno può tacciare di purismo, poiché le sue capienti braccia accolgono quasi tutto quel che è entrato nell’uso:

«UTILIZZARE: impiegare utilmente, usare:
u. gli avanzi, u. i ritagli di tempo, u. un tecnico, un professionista, un esperto.»
«UTILIZZAZIONE: l’utilizzare e il suo risultato:
l’u. delle risorse del sottosuolo, dell’energia idroelettrica.»
«UTILIZZO: [burocr., tecn.] utilizzazione.»

Gli esempi sono chiari: c’è l’idea di impiegare qualcosa UTILMENTE, nel senso di ‘sfruttare’, ‘trarre vantaggio’. Il suffisso ‘-izzare’ ha un preciso significato: “rendere/far diventare/ridurre in un certo modo/stato”: ‘alcolizzare’ = ‘ridurre allo stato di alcol’, ‘italianizzare’ = ‘rendere italiano’; c’è quindi – salvo qualche caso di verbo perlopiù intransitivo, come, ad esempio, ‘cicatrizzare’, che rimonta al 1583, o ‘agonizzare’, del 1664 – il concetto di trasformazione, di modifica, di mutamento. Ora, chiedo a voi, che cosa esprime di più «è corretto l’utilizzo/utilizzazione della parola X» rispetto a «è corretto l’uso della parola X»? Secondo me, non solo non aggiunge nulla, ma è anche un uso improprio (o dovrei dire “misutilizzo”?).

Il Battaglia dà, di ‘utilizzare’, le definizioni seguenti:
1. Mettere a frutto; adibire per un determinato uso, adoperare. – Applicare un metodo; sfruttare una conoscenza; seguire un criterio. (Con esempi da: Tommaseo, Manifesti del Futurismo, Gobetti.)
2. Impegnare una persona in una determinata attività; destinarla a un lavoro, a un servizio; avvalersi delle sue capacità. (Esempi di Marotta e Piovene.)
3. Letter. Rendere produttivo, proficuo. (Esempio di Carducci.)
4. Ant. e letter. Avvantaggiare qualcuno. – Rifl. (Esempio di Gualdo Priorato.)
5. Intr. con la particella pronom. Rendersi utile a qualcuno o a qualcosa. (Esempio di Mazzini.)

Ci si potrebbe domandare se la popolarità di ‘utilizzare’ rispetto a ‘usare’ non derivi dal francese, lingua nella quale ‘utiliser’ è il verbo ‘neutro’, senza connotazione, mentre ‘user’ [tr.] ha il senso di ‘logorare, consumare’. In inglese, accanto a ‘to use’ c’è anche ‘to utilize’ (o ‘utilise’), che l’
Oxford English Dictionary definisce «Make practical use of, use effectively, turn to account»; e Fowler definisce “pretensioso” (leggi, forse, ‘americano’) l’uso di ‘to utilize’ e derivati nel senso puro di ‘to use’. Sembra che la malattia sia contagiosa, se è interlinguistica… Non se ne capisce comunque il senso, perché di solito si preferisce accorciare le parole; ma perché allungarle, quando – e solo quando – ciò si risolve in un autentico spreco fono-grafico-semantico?

‘Utilizziamo’ pure il nostro tempo, gli avanzi, i residui di ferro, la carta da macero, l’energia solare, ecc., e faremo cosa buona e giusta da tutti i punti di vista; ma, a meno di suggerne la reale polpa semantica, le parole le usiamo, le adop(e)riamo, le impieghiamo; di esse facciamo uso, ce ne serviamo, ce ne avvaliamo. E possiamo anche
utilizzarle quando utili veramente le rendiamo – come, purtroppo, accade sempre più di rado.

Recentemente, Vittorio ha invitato qualcuno a leggere e a studiarsi una poesia di Leopardi. Non c’è, mi sembra, consiglio più savio per crearsi una ‘coscienza linguistica’ e riflettere sulle parole.


Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 18/01/2004 alle 21.33.29


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