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Pensiamo grazie alle parole ?

Creato il: 13/01/2004 alle 16.17.26

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Pensiamo grazie alle parole ?
Il medium del colore svolge un ruolo marginale nei processi cognitivi, essendo la “forma” il veicolo principale che conduce alla struttura. Infatti, negli stadi precoci della conoscenza (là dove si costruiscono le basi del pensiero) il colore è del tutto assente. Lo dimostra il disegno dei bambini piccoli. Aggiungo, e valga come esempio, che il cinema in bianco e nero non ha nessuna limitazione rispetto al cinema a colori; anzi, per quanto attiene alle potenzialità espressive (artistiche), il primo ha una discreta supremazia sul secondo.
Comunque, per la “legge dell’isomorfismo” ogni esperienza vissuta all’interno di un determinato MIS (Medium Intrinsecamente Strutturato) è replicabile in un altro MIS con risultati strutturalmente affini. E’ noto, difatti, che il rosso e il blu vengono avvertiti rispettivamente come caldo (il primo), freddo (il secondo). E “caldo” e “freddo” sono percetti tattili.
Pertanto, il cieco non ha nessun handicap di ordine funzionale; ma solo di ordine pratico, dal momento che gli organi tattili non posseggono né la mobilità né il raggio d’azione degli occhi. La difficoltà, però, può essere quanto meno alleviata da un sistema educativo fondato sulla Psicologia della Gestalt.
Indubbiamente il cieco non potrà mai accedere alla fruizione dell’arte figurativa (la scultura esclusa) o degli spettacoli offerti dalla natura. Tuttavia l’uomo – anche questo è risaputo – è notevolmente adattivo. Di conseguenza, proprio perché non-vedente, il cieco è molto meno esposto agli stimoli fuorvianti della società; ha, insomma, capacità percettive molto meno condizionabili (in linea di principio, almeno) rispetto a quelle di una persona normale. Ciò porta (o dovrebbe portare) il non-vedente a sviluppare formidabili attitudini alla concentrazione, alla introspezione e alla “contemplazione”; doti, queste, che consentono di realizzare intense esperienze conoscitive nell’ambito (per esempio) di quello straordinario medium che è la Musica, la quale possiede la prerogativa di dipingere pattern sull’intera scala dell’astrazione delle idee. (Forse che - vedenti o non-vedenti - catturiamo gli “aspetti paesaggistici e coloristici” della Pastorale con gli occhi della testa, invece che con gli “occhi della mente” ?)
In definitiva, pur tenendo nel debito conto che esser privi della vista è grande sventura, non credo che un non-vedente detentore della propria individualità sia più “cieco” di un vedente sedotto dagli “spot” della televisione.


Autore : yaki - Email : yaki@simul.net
Inviato il : 13/01/2004 alle 16.17.26


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