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ecc./ec./etc.

Creato il: 12/01/2004 alle 10.12.31

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ecc./ec./etc.
Nelle scuole, è purtroppo doveroso dirlo, insegna(va)no molte regole fasulle, che indefettibilmente si tramandano (come quella della perdita d’accento in ‘se stesso’, quella di ‘e’ congiunzione che non può essere preceduta da virgola, quella secondo cui non si può cominciare una frase con un gerundio, ecc.).
Credo che la (cattiva) abitudine dei tre puntini dopo ‘ecc.’ sia un’invenzione moderna (se ne trovano esempi in rete): facendo una ricerca nella LIZ4.0 (che contiene 1000 testi della nostra letteratura dalle origini fino a oggi), ci si accorge che ‘ecc…’ non compare neanche una volta; mentre abbondano gli ‘ecc./ec./etc.’. Leopardi usò tutte e tre le abbreviazioni (ma sembra riservare ‘etc.’ a contesti latini e francesi):
«Così pure le parole e le idee
ultimo, mai più, l’ultima volta ec. ec. sono di grand’effetto poetico, per l’infinità. ecc.» (‘Zibaldone di pensieri’, 3 ott. 1821)
«Leggo,
ceterisque postea, etiam etc. Parla delle Spagne.» (ibid., 4-5 gen. 1821)
Quanto a un presunto influsso anglosassone sull’uso dei puntini dopo ‘ecc.’, mi sembra un’ipotesi da scartare: Fowler, nel suo “Modern English Usage”, non menziona tale uso. ‘Eccetera’ è solo un’abbreviazione e, come tutte le abbreviazioni la cui ultima lettera non compare nella forma abbreviata, richiede il punto.
Ne approfitto per ribadire la mia convinzione (smentita dall’uso): ‘dott.’ col punto perché la parola è dimezzata; ma ‘dr’ senza punto (come nel miglior uso britannico) perché la ‘r’ è l’ultima lettera del latino ‘doctor’ – sicché il punto non ha ragion d’essere –, da cui deriva il vocabolo inglese, e prima ancora il nostro ‘dottor(e)’. Ma so bene di andare controcorrente: oltre all’uso imperante, anche l’Accademia, nella sezione ufficiale di questo sito, sembra preferire ‘dr.’ col punto.
Se proprio si desidera usare i tre puntini e fare una ‘reticenza’ (o ‘aposiopèsi’), mi sembrerebbe migliore l’uso della forma intera ‘eccetera…’; ma la reticenza, in questo caso, non avrebbe molto senso, poiché il significato stesso di ‘eccetera’ (“e tutte le altre cose”) la renderebbe vana.


Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 12/01/2004 alle 10.12.31


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