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Pensiamo grazie alle parole ?

Creato il: 28/12/2003 alle 21.11.48

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Pensiamo grazie alle parole ?
Raccolgo l'invito di scout a formulare una definizione del pensiero. Un assunto potrebbe essere il seguente: il pensiero è l'elaborazione dell'informazione proveniente dal mondo esteriore e interiore. Ma esso sarebbe di nessuna utilità al dibattito. Considerato il tema in discussione e volendo procedere con rigore scientifico, quella che occorre è una “definizione operativa" del pensiero; vale a dire: quali risorse la mente utilizza per pensare ? Oppure: quando pensa, quale "medium" la mente utilizza per elaborare l'informazione ? E' la neurologia cerebrale che avrebbe dovuto fornire risposta a tale quesito. Purtroppo, questa scienza fino ad ora non ha neppure affrontato il problema (non nei termini che ho enunciato, almeno). La psicologia della percezione, invece, afferma che la mente adopera il medium delle immagini; e lo fa sulla base di risultati sperimentali i quali dimostrano che le immagini prodotte dalla mente (in risposta a una sollecitazione esterna) e le immagini esterne stimolanti sono isomorfe, esprimono - cioè - il medesimo contenuto. Perchè le immagini ? In primo luogo, perchè il visivo è il nostro senso più potente; in secondo luogo, perche il medium delle immagini è "intrinsecamente strutturato". Naturalmente il termine "immagine" va inteso in senso percettivo, non visivo. Con "visivo" mi riferisco all'attività fisiologica attraverso la quale l'occhio registra sulla retina ciò che vede; con "percettivo" alludo all'attività attraverso la quale la mente cattura l'essenza (o categoria) del materiale di stimolo registrato dall'occhio. [In ossequio a un principio di economia che domina in tutto l'universo, la mente punta sempre alla "struttura" (categoria o genere) degli oggetti e dei fenomeni della realtà, in modo da pensare mediante categorizzazione (gestaltung) anzichè mediante classificazione. Pensare per classificazione sarebbe troppo dispendioso in termini di neurologia cerebrale.] Pertanto, avendo dichiarato che le immagini adoperate dalla mente sono di natura percettiva, non vi è divieto a che la mente usi anche immagini musicali o tattili (pure i "media" musicale e tattile sono intrinsecamente strutturati); anche se si può dimostrare (mi spiace non poterlo fare, ma la cosa richiederebbe troppo spazio) che questi due tipi di stimoli si configurano nella mente allo stesso modo di quelli puramente visivi. Precisato ciò, sarebbe opportuno parlare di "senso percettivo", invece che di "senso visivo" nel contesto del presente dibattito. Che cosa sono, allora, le immagini percettive ? Sono diagrammi (pattern) di forze, che la psicologia gestaltica chiama "percettive", ma che - avverte - sono di intima natura neurale. I più semplici sono i binari (costituiti, cioè, da due sole forze in opposizione); quasi certamente si sono formati in concomitanza con lo sviluppo dell'autocoscienza; categorizzano esperienze fondamentali per la sopravvivenza (quella della luce e del buio, quella del caldo e del freddo, quella del peso corporeo e della forza di gravità). Sono pattern stabili, nel senso che la memoria non può ristrutturarli; per questo la mente li applica con successo a svariate situazioni. E il linguaggio ne è testimone, ad esempio in frasi come queste: quel giovane ha un futuro "luminoso", il pover'uomo è "crollato" sotto il "peso" delle circostanze, ci hanno riservato una "fredda" accoglienza. E' più che mai urgente, adesso, chiarire perchè il medium delle immagini viene usato dalla mente in quanto "intrinsecamente strutturato". Il motivo è che solo attraverso i media intrinsecamente strutturati l'attività percettiva del soggetto, quando la mente di questo indaga un oggetto o un evento allo scopo di astrarne la categoria, può essere governata. In altri parole, è vero che è il soggetto che (per esempio, di fronte a un triangolo) organizza il pattern (categorizza), ma lo fa sotto le direttive della struttura del triangolo. Se così non fosse, se la "forma" del triangolo non fosse emanazione di forze plasmatrici che si dispongono spazialmente secondo leggi cui quelle del medium sono affini, il triangolo non sarebbe riconosciuto da tutti come tale. E' probabile, anzi, che ciascuno di noi vedrebbe oggetti differenti. In tal modo la struttura interna del medium garantisce l'unicità del riconoscimento, garantisce l'oggettività; questa, a sua volta, assicura ordine e equilibrio; quell'ordine e quell'equilibrio di cui la mente ha biologicamente bisogno per potersi districare nel brulichio dell'esistenza. Il medium delle immagini, insomma, è l'intermediario (al minimo costituito dai centri corticali, dall'ippocampo e dalla memoria) tra la mente e il mondo degli stimoli. All'inizio, quando è apparsa la prima creatura vivente, tali stimoli erano soltanto esterocettivi; e alla creatura, che "chiedeva" di adattarsi, il mondo esterno ha risposto piantando in essa la radice della propria legge, quella della "gestalt". E' dimostrato, infatti, che anche gli animali sono capaci di categorizzare. A tal proposito ricordo che – ero un bambino allora – il mio gatto si ritrasse inorridito davanti a me perché avevo sul viso una maschera bidimensionale (nulla di più che un disegno) del diavolo (era il periodo del carnevale). In effetti le immagini percettive hanno rappresentato un enorme vantaggio evoluzionistico, in quanto hanno permesso (e permettono) il riconoscimento immediato di situazioni pericolose per la sopravvivenza. Di contro, il linguaggio è un medium amorfo (non strutturato intrinsecamente). Non lo sarebbe, se gli individui fossero capaci di formulare pensieri similari sulla base di una coppia di parole di cui non conoscono il significato. Il linguaggio - tuttavia - è utile al pensiero, perché cristallizza le immagini percettive. E’ così che si spiega l’esperienza di Marco71, quando egli afferma che parlare ad alta voce gli permette di pensare. In verità, egli non pensa attraverso le parole; ma attraverso le parole egli porta alla luce della coscienza un pensiero che esiste già nel medium delle immagini (il linguaggio non può compiere nessuna operazione sul pensiero, se il pensiero non gli viene offerto). La cristallizzazione delle immagini percettive (e adesso, finalmente, posso chiamarle “percetti”) è particolarmente efficace quando i percetti sono molto complicati. La dimensione dei percetti, infatti, è totalmente spaziale (il tempo cronologico è estraneo alla percezione). Ciò significa che anche il prima e il dopo vengono spazializzati dalla mente (cfr. le ricerche di J. Piaget). Ne deriva che i percetti appartengono alla sfera dell’intuizione pura e che, pertanto, sono tanto più nebulosi per l’intellezione quanto maggiore e la loro complessità. Il linguaggio è utile al pensiero in quanto sfila – per così dire – la trama dei percetti; e, così facendo, traduce la gerarchia spaziale di questi ultimi in gerarchia sequenzial-cronologica. Nella dimensione temporale ogni unità percettiva viene isolata e, quindi, chiarificata. Spetta, poi, all’intellezione (il regno della logica) riunificare tutte le unità in una entità significativa. Da qui segue che la percezione e l’intellezione sono necessariamente collegate. Anzi, il pensiero è tanto più produttivo, quanto più stretta è la collaborazione tra queste due attività. In assoluto, però, il linguaggio strumentale non è indispensabile neppure nell’opera di cristallizzazione dei percetti (il disegno, per esempio, è una validissima e molto più rapida alternativa). Direi che l’importanza del linguaggio è legata al contesto nel quale la mente si trova ad operare. Per esempio, nella programmazione al computer (la quale richiede sempre un procedimento dal particolare al generale, e perciò una buona capacità di astrazione), rarissimamente il linguaggio strumentale è chiamato a partecipare.

Autore : yaki - Email : yaki@simul.net
Inviato il : 28/12/2003 alle 21.11.48


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