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fiorentino e latino

Creato il: 19/12/2003 alle 16.10.46

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fiorentino e latino
Allora, cominciamo subito dal secondo punto: su «meno male» sono d’accordo con Lei, anche se trovo francamente un po’ difficile confondere, in un contesto «normale», «menomale» con la variante aulica/antiquata di «minimale» -e poi, se il criterio dirimente in questi casi fosse la possibilità di confusione con vocaboli omografi, come ci si dovrebbe comportare con parole quale «temporale», in cui neanche l’ausilio d’un accento grafico (acuto, grave o circonflesso) riesce a cavarci dall’impasse? (Incidentalmente, Lei o qualcun altro sa dirmi se «menomale», che è senz’altro «possibile» come variante di «minimale», è anche «attestato», ché «menomo» è «antiquato» [o «molto popolare toscano»], mentre, a quanto ne so, «minimale» è un neologismo?) Il punto, come avrà certamente capito, era un altro: ricordare che la grafia in questione è piú che legittima. Non solo: io, in uno spazio di discussione come questo, mi riservo anche di scrivere cose come «vabbène» per «va bene» se intendo, per una qualche ragione particolare, evidenziare la mia pronuncia (toscana/tradizionale) della locuzione in oggetto.
Veniamo ora al Suo primo punto. Il quesito che Lei pone è interessante: è di
questo genere di cose che mi piacerebbe discutere in questo forum, anziché essere costretto a sprecare il mio tempo e le mie energie nel riprendere bimbetti saccenti (q.v. supra). Inoltre, ha fatto bene a farmi le pulci, ché la mia affermazione, ancorché en passant e -come cercherò di spiegare- nelle intenzioni molto meno categorica di quanto possa effettivamente suonare, non è affermazione di poco conto e va precisata.
Come capirà, d’altra parte, alla giustificazione d’un tale asserto, se mai è possibile, potrebbe esser dedicata un’intera tesi di filologia romanza comparata, la quale non solo esula dalle mie competenze, ma sarebbe anche impossibile riportare in uno spazio come questo. Per cui mi dovrò accontentare di fornirLe qualche -spero utile- spunto di riflessione, e mi vorrà perdonare se sarò un po’ sbrigativo e impreciso.
Prima di tutto, i termini della questione: in realtà, quando ho scritto -ripeto:
en passant (non è una giustificazione, ma anzi un’ammissione di leggerezza)- che il fiorentino/toscano è «la lingua piú vicina al latino», quello che volevo dire era: «l’italiano è la lingua (viva, nazionale) piú vicina al latino (tardo/volgare), e il fiorentino/toscano è la piú «etimologica/conservatrice» tra le parlate (centroitaliane) in cui il latino s’è trasformato nel corso dei secoli per uso orale, non scritto», col che -sebbene non si giustifichi completamente- la mia affermazione dovrebbe alquanto ridimensionarsi… Alla faccia della brachilogia! -dirà Lei. Assolutamente sí, e me ne scuso ancora una volta.
Per giudicare la «distanza» delle varie lingue romanze dal latino (volgare), bisognerebbe ora procedere a un’accurata analisi fono-morfo-sintattico-lessicale delle varie parlate in questione e, quindi, a una «somma (algebrica)
ponderata» dei vari fattori, il che, pur non essendo aprioristicamente impossibile, è sicuramente impresa titanica cui non intendo nemmeno fingere d’accingermi nelle poche righe che seguono. Visto il carattere meramente dimostrativo di quest’esercizio, prenderò in considerazione solo alcune lingue romanze e non sempre le stesse -si pensi che stricto sensu e secondo le classificazioni piú recenti, non solo il sardo, ma tutti i dialetti italiani non centrali possono essere (e alcuni di essi effettivamente sono) considerati come lingue autonome. Inoltre, sardo e rumeno meritano un discorso a parte, per cui ne pospongo momentaneamente la trattazione. Su tutto questo esiste, ovviamente, una copiosissima letteratura e anche diverse risorse su Internet (alcune molto attendibili, altre meno): sarò ovviamente ben lieto di fornire privatamente tutti i riferimenti a mia conoscenza a chiunque ne faccia richiesta.
Ecco alcune riflessioni personali:
  1. Fonetica: l’italiano (toscano) è la lingua che si discosta di meno foneticamente dal latino volgare, non presentando i fenomeni di lenizione consonantica postvocalica tipici delle lingue romanze occidentali: lat. «totu[m]» > it. «tutto», sp./port. «todo», che nel gallo-romanzo arriva addirittura al dileguo della consonante [divenuta] finale (cfr. fr. «tout» /tu/); lat. «vita[m]» > it. «vita», sp./port. «vida», fr. «vie»; lat. «peric[u]lu[m]» > it. «pericolo», sp. «peligro», port. «perigo», fr. «péril» -e si pensi alla sonorizzazione di p e t nella pronuncia romana di «le patate». (Per influsso dei dialetti [gallo-romanzi] settentrionali e [italo-romanzi] meridionali, alcune sonorizzazioni si sono lessicalizzate anche in italiano: lat. «ripa» > it. «riva»; lat. «patre[m]» > it. «padre», etc. Come ho già ricordato altrove, una fase sonorizzante è sicuramente esistita nella Toscana occidentale e, secondo alcuni, anche a Firenze, cui è poi seguita, per reazione, una fase volta a ripristinare una dizione sorda [spirantizzata] di prestigio.) Portoghese e (soprattutto) francese, poi, si sono discostati notevolmente nel corso dei secoli dalla pronuncia tardo-latina. Inoltre, unica tra le lingue romanze, l’italiano (standard) presenta il «rafforzamento sintattico»: lat. «ad casa(m)» > it. «a casa» /ak'kasa/ (già in latino classico, «admitto» > «ammitto»). Infine, anche se sopra si discuteva di casi in cui lo è di meno, la pronuncia toscana (e, in particolar modo, quella fiorentina) è la piú etimologica delle pronunce centroitaliane, sia per quanto riguarda la scelta dei fonemi sia per l’occorrenza dei rafforzamenti sintattici, limitando al minimo quelli «analogici», e avendone un numero maggiore d’etimologici (lat. «de ab/ad» > it. «da» /da*/, lat. «sup[e]ra ad» > it. «sopra» (prep.) /sopra*/. (Quando parlavo di «coerenza interna» del toscano/fiorentino mi riferivo implicitamente anche a casi quali «da capo», che si pronuncia come «daccapo», «sopra tutto», che si legge come «soprattutto», «accasare» che è coerente con le pronuncia [rafforzata] di «a casa» /ak'kasa/, etc., ma questa è ovviamente una tautologia, ché equivale a dire che «l’italiano standard è coerente con sé stesso».)
  2. Morfologia: qui le cose si fanno piú complicate, perché le varie lingue romanze si sono evolute in direzioni spesso assai diverse l’una dall’altra, per cui è difficile stabilire quale s’avvicini di piú all’originale modello tardo-latino. Per esempio, le lingue ibero- e (con ulteriori semplificazioni) gallo-romanze formano il plurale dei sostativi a partire dall’accusativo [plurale] (cosí come per il singolare), mentre (il rumeno e) l’italiano (praticamente) dal nominativo. Se si considera, poi, il presente indicativo dei verbi in -are, si noterà che l’italiano viene non solo dopo il conservativissimo sardo (q.v. infra), ma anche dopo spagnolo e portoghese… e, d’altra parte, se si prendono in esame i participi passati dei verbi «irregolari», ci s’accorgerà del fenomeno di «regolarizzazione» in atto in queste lingue, il quale è, invece, assente in italiano (e francese).
  3. Sintassi: generalmente parlando, le varie lingue romanze non differiscono di molto l’una dall’altra (e dal latino volgare) dal punto di vista sintattico, e, come tutti sanno, differiscono invece notevolmente dal latino classico. Qui, dirò soltanto che l’italiano (standard) è una delle lingue romanze a far maggior uso del congiuntivo nelle proposizioni subordinate, il che è conforme all’uso (tardo-) latino.
  4. Lessico: italiano e portoghese sono le lingue romanze (nazionali) che hanno subito di meno l’influenza di altre lingue. Il vocabolario spagnolo è stato influenzato da arabo e basco, quello francese presenta influenze germaniche e celtiche (anche se, poi, studi recenti danno un 89% di corrispondenza lessicale tra francese e italiano), quello rumeno (notevoli) influenze slave.
  5. Sardo e rumeno: ai fini del nostro esercizio, il paragone tra queste due lingue e le altre lingue romanze rischia di non aver molto senso, in quanto, a differenza di quest’ultime, sardo e rumeno non derivano dal latino volgare (occidentale), ma il secondo (appartenente al gruppo balcano-romanzo) da una forma di latino (volgare) precedente, e il primo da una ancora piú antica, le quali vanno complessivamente sotto il nome di «proto-romanzo». Addirittura, la variante di sardo che va sotto il nome di «logudorese» è considerata da alcuni la lingua viva piú vicina al latino classico. Foneticamente, il sardo conserva il suono (classico) /k/ di c anche davanti a vocali anteriori, come in «kelu» («cielo») o «iskire» («sapere»), che testimonia come -anche al livello lessicale- il sardo sia piú vicino al latino classico («scire»), laddove tutte le altre lingue romanze (a parte il rumeno) si rifanno a «sapere». Un altro esempio è dato da «mannu» («grande» < lat. «magnu[m]», e non «grande[m]»). Il rumeno, poi, è l’unica lingua romanza ad aver conservato i casi, sebbene in una forma assai semplificata. E, d’altra parte, il sardo presenta la sonorizzazione tipica dei dialetti italiani centromeridionali (toscano escluso: «pedra» < lat. «petra», participi passati in «-adu» < lat. «-atu[m]», etc.) e anche mutazioni fonetiche che lo fanno suonare piuttosto «strano», come in «abba» (< lat. «aqua»), «limba» (< lat. «lingua») o «puddu» (< lat. «pullu[m]»). Inoltre, esso è stato in parte influenzato da spagnolo e catalano. Il rumeno poi ha subito notevoli influenze (non solo lessicali) slave.
Per concludere, anche se qui (giova ricordarlo) non s’è dimostrato davvero nulla, quest’esercizio dovrebbe dare un’idea del perché il fiorentino/toscano (o l’«italiano standard») possa esser considerato la lingua romanza piú vicina al latino (tardo), ché, sebbene sia una lingua meno conservativa (o morfologicamente piú «evoluta») di altre, è anche una lingua che, per l’assenza di mutamenti fonetici di particolare rilievo e di (notevoli) influenze esterne, nel complesso, si presenta all’occhio (ortografia e lessico) e suona all’orecchio (fonetica e lessico) molto vicina al latino… Se agli studenti oxoniani di classics viene raccomandato d’imparare l’italiano e di soggiornare per almeno un anno in Italia, e non altrove, come propedeutica ai loro studi di latino, ci sarà un motivo?  ;-)

Autore : Infarinato - Email : p.matteucci@soton.ac.uk
Inviato il : 19/12/2003 alle 16.10.46


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