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Avverbi deittici di tempo e di luogo

Creato il: 11/12/2003 alle 23.18.02

Messaggio

Avverbi deittici di tempo e di luogo
Prima di tutto, la possibilità di usare ora con riferimento al passato è persino lessicalizzata nel GRADIT:

«
4 [FO] per indicare contemporaneità nel passato, in quel momento: il pericolo era cessato, ora poteva fermarsi».

Ciò detto, è vero che le ‘regole’ da lei ricordate del passaggio dal discorso diretto a quello indiretto prevedono la trasformazione di
ora/adesso in allora/in quel momento e di qui/qua in lì/là. Quindi trasformeremo la frase ‘Disse: «Ora voglio andar via di qui»’ in ‘Disse che allora voleva andar via di lì’. Tutto a posto.
Però – e questo accade spesso nel discorso indiretto libero – quando lo scrivente ‘rivive’ il passato e lo percepisce come ‘presente’, riattualizzandolo, l’uso dei deittici di tempo e di luogo sopra menzionati diventa lecito. È un procedimento tipicamente letterario, di cui propongo illustri esempi:

«Chi poria mai pur con parole sciolte / dicer del sangue e de le piaghe a pieno / ch’i’ ora vidi?» (Dante, Inf., 28-3)
«Quella lontananza che fin allora le era stata così amara, le parve ora una disposizione della Provvidenza.» (Manzoni, Pr. Sp., 24 [411])
«Ora anche i suonatori tacquero e un valletto andò girando per le sale abbassando le luci.» (Buzzati, Il deserto dei Tartari)
«E ’l conte disse: – Che è ciò, Riccardo? – Messere, voglio dimostrare ch’io non ci sono né per cacciare né per fuggire. – Qui dimostrò la sua grande franchezza.» (Novellino)
«Partendo da Ragusa alle 12, giungemmo in 6 giorni di cammino… a Chimera… Qui venimmo accompagnati da più di cinquanta cavalli turchi.» (C. Garzoni)
«Anche qui mi salvò un certo silenzio e un interessamento per altre cose dello spirito e della vita.» (Pavese)

Nella narrazione, dunque, il passato riandato diventa presente nella mente di chi scrive (e di chi legge), permettendo quest’uso particolare di
ora/qui.

Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 11/12/2003 alle 23.18.02


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