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art. ind.
Creato il: 04/12/2003 alle 23.53.19 |
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art. ind.
Dichiaro in limine, per confortare la Sua speranza, che "tenevo" al Milan fin quando, sedici o diciott'anni fa, vidi sui quotidiani la fotografia del suo nuovo proprietario: da allora "tenni" per qualche anno al Napoli; adesso non capisco neanche piú quanti siano i giocatori d'una partita di calcio (quando ero giovane erano undici, e se uno si faceva male gli altri restavano in dieci). Credo che peggio di cosí non mi sarebbe potuta andare (ma Dante avrebbe quasi certamente scritto: "credo che non mi poteva").
A mio parere, se Lei dice "sono tifoso" di x, non sottolinea la compartecipazione del Suo interesse per x con altre venti o duecentomila persone: è molto contento quando x vince, Le dispiace quando perde, si riserva il diritto di giudicarne non molto criticamente le prestazioni (questo La distinguerebbe dal semplice "tenere a x"), ma questi restano fatti Suoi personali. Se invece dice "sono un tifoso", Lei rinunzia, per cosí dire, alla Sua individualità, Si diluisce e confonde in un gruppo di "convinti", dei quali segue acriticamente l'imprevedibile estro e il rifiuto d'argomentare.
Questi distinguo (immagino che qualcuno, per non forzare le proprie regole grammaticali, vorrebbe che si dicesse questi distingui...) valgono non solo per l'Inter, la Juve o la Fiorentina, ma anche per Furtwängler o De Sabata, per Fischer-Dieskau o Hermann Prey: e persino per la pronunzia di spengere.
Autore : Vittorio - Email : Vittorio.Mascherpa@rcm.inet.it
Inviato il : 04/12/2003 alle 23.53.19
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