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sintesi

Creato il: 26/11/2003 alle 10.53.48

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sintesi
Colgo solo ora, con un certo ritardo, il frutto scaturito dal seme piantato da LCS ; spero di non essere arrivato “fuori tempo massimo” e coglierlo eccessivamente maturo. Errore è dunque l’infrazione di una regola o consuetudine. Le vostre riflessioni, Marco1971 e avemundi, possono essere, correggetemi se ‘erro’, sintetizzate come segue. L’errore ha due componenti, una oggettiva e l’altra soggettiva. Per quel che concerne il primo momento, quello obiettivo, esse deve sostanziarsi in una violazione di una regola (nel caso di specie, grammaticale); e a tal proposito bisognerebbe comprendere quali norme siano quelle vigenti in un determinato periodo storico e, in base ad esse, deliberare circa la correttezza o meno di una certa espressione o di uno specifico uso di un termine; senza negare la continuità storica dell’italiano (è pur sempre da un dato stadio cha la lingua si evolve – o regredisce, a seconda!), è necessario che alcune regole siano fissate e che queste siano considerate l’ortodossia nel periodo storico di riferimento. Si puo’ assimilare una lingua ad un ordinamento giuridico: i consociati sono i parlanti e gli scriventi la lingua, le norme (le chiamiamo leggi?) sono le regole della grammatica – mi ripeto – accettate in un dato momento (perché ogni regola o consuetudine cambia con il cambiare della società - brevemente le motivazioni di tali mutamenti sono state esposte da marco1971 nel suo intervento del 15/11/2003 ore 00.21.30), ed infine, ma qui la similitudine si sfilaccia, l’autorità preposta al buon andamento della comunità linguistica sono i filologi, i letterati, i linguisti, tutti coloro che possiamo definire auctoritates; dicevo che su quest’ultimo punto l’assimilazione tra lingua e ordinamento giuridico si fa piu’ labile di quella che per natura già è, perché questa autorità non possiede un potere sanzionatorio realmente efficace che non sia il bollare chi non s’attiene alle citate norme come “ignorante”. Tornando agli elementi costitutivi dell’errore ci si imbatte nella seconda componente, quella subiettiva. Affinché ci sia sbaglio si deve realizzare anche questa seconda condizione: l’ignoranza della norma che si trasgredisce, ovvero il non conoscer la strada maestra. Quindi, a conclusione, lo Scrittore non sbaglia, ma, al piu’, impreziosisce e personalizza il suo stile, piegando, laddove necessario lo ritenga, la regola e prendendo, come avemundi ha scritto, un “consapevole congedo” da essa. Cordiali saluti

Autore : Stefano - Email : logoteta1@hotmail.com
Inviato il : 26/11/2003 alle 10.53.48


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