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Ancora sulle consecutive

Creato il: 18/11/2003 alle 22.55.16

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Ancora sulle consecutive
Allora, caro Jeff, vediamo di chiarire (...«chiarire», non necessariamente «risolvere») la questione una volta per tutte - a beneficio Suo, ma anche di tutti coloro che in futuro cercassero di riprendere le fila del ragionamento:
  1. Come Le è già stato fatto notare, nessuna grammatica, per quanto ottima e al passo coi tempi, detiene la «verità rivelata»... anche perché - ci creda o no - la verità rivelata (in campo linguistico) non esiste.
  2. Nel caso specifico e a ben guardare, la grammatica del Serianni non è affatto in contraddizione con le risposte date dagli altri utenti al quesito di Maurizio qui sotto - semplicemente rimane piú nel vago.
  3. Ancora piú nello specifico, io non ho mai parlato d’«eventualità», ma semmai di «valenza finale». E infatti, al contrario di «affinché» (che guarda solo al fine - e non per nulla introduce una «finale» tout court) e «dimodoché» (o «di modo che», che guarda alla «conseguenza» come «dato di fatto» e introduce una «consecutiva [propria]»), «in modo (tale) che» (col congiuntivo) introduce un «consecutiva con sfumatura finale», e cioè guarda al fine come conseguenza.
  4. Personalmente, da toscano (e chiedo al volo una conferma agli altri toscani «in ascolto»), io non userei mai «in modo che» con l’indicativo, ma solo «dimodoché». Questo può forse spiegare perché il Serianni attribuisca l’uso d’«in modo che» con l’indicativo a un registro meno formale. D’altra parte, anche se - come già ben ricordato da altri in questo forum - l’italiano, nelle sue strutture di base, rimane a tutt’oggi fono-morfo-sintatticamente «toscano», non si può certo trascurare l’uso che della lingua viene fatto al di fuori della Toscana, soprattutto da scrittori o, comunque, da italofoni di cultura medio-superiore. E, infatti, la costruzione d’«in modo che» con l’indicativo è assai diffusa, specialmente nel Settentrione. Questo può forse spiegare perché il Serianni non si sbilanci in questo senso. E si legga il bel batti e ribatti sul concetto di «errore» tra Marco1971 e avemundi qui">http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_8/interventi/3065.shtml">qui sotto.
Chiudo con un consiglio, se la cosa non L’offende: «consulti» di meno e «legga» di piú. Non arriverà mai a padroneggiare - se mai è possibile - le strutture fono-morfo-sintattiche d’una (qualsiasi) lingua collezionando regol(ett)e a destra e a manca, ma solo leggendo le opere degli scrittori e dei giornalisti piú accreditati, ascoltando e dialogando coi parlanti di cultura medio-superiore, e via «discorrendo»...

Autore : Infarinato - Email : p.matteucci@soton.ac.uk
Inviato il : 18/11/2003 alle 22.55.16


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