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Lingua e arte

Creato il: 17/11/2003 alle 12.56.53

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Lingua e arte
Penso che abbiamo, sul concetto d’errore, idee molto affini. Preciso qui il mio pensiero.

Il suo paragone con il non-finito in scultura e le dissonanze in musica è bello e mi garba dimolto. Ma esso si applica solo all’ambito ‘periferico’ (non, per carità, in senso negativo, ci mancherebbe!) della letteratura, cioè dell’impiego (o, se preferisce – e spero di no –, come troppi, l’«utilizzo») della lingua a fini artistici. Un vero artista – un vero scrittore o poeta – può trasgredire le regole perché la grammatica la conosce a fondo e sa quel che fa, diversamente da chi di arte scrittoria non sia maestro. E la stratificazione dell’italiano è tale, che per ‘scrivere bene’ occorre qualcosa di più che mere conoscenze grammaticali.

Credo anch’io alla ‘continuità storica’ dell’italiano. Tuttavia mi pare che sia necessario distinguere i vari contesti o situazioni comunicative: in una domanda di assunzione, per esempio, non scriverei neanche ‘fo’ o ‘vo’ – pur a me spontanei –; del pari, una prosa interessante e ‘artistica’ come quella del signor Pizzilli (la cui assenza in questo forum si fa ora sentire – e so di essere contraddittorio, ma chi non lo è mi scagli la prima pietra –) non si attaglia, secondo me, al contenuto, e nessuna rivista di linguistica o di filologia l’accetterebbe. Insomma, nel registro formale, credo che la libertà espressiva sia molto minore rispetto al registro informale (soprattutto parlato). E naturalmente la letteratura è un capitolo a parte.

C’è anche da porre su un piano diverso l’errore di grammatica e l’errore di stile: «Voglio che tu
vieni» o «Questi libri, li ho letto» sono chiaramente frasi inaccettabili; con «Ho deciso di ire a trovarlo» siamo in presenza di una scelta lessicale, in contesti ‘normali’, inappropriata (a meno che il parlante/scrivente adopri di proposito la parola per creare un effetto). La mia scelta, in «nel parlato e nello scritto formale» invece di formali (consentita dalla grammatica in certi casi) è proprio di ordine stilistico: considero ‘parlato’ e ‘scritto’ un tutto unico, li vedo «sussunti» sotto il concetto di ‘espressione/comunicazione’.

In conclusione, per me, nell’uso medio scritto, le ‘regole’ vanno rispettate, mentre nell’uso letterario, l’ingegno di chi scrive (che ha una padronanza assoluta della lingua) può giocare con la regola, creando una lingua personale, veicolo fecondo di pensiero e di cultura.


Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 17/11/2003 alle 12.56.53


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