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Ecco un discorso pragmatico!

Creato il: 26/10/2003 alle 17.20.28

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Ecco un discorso pragmatico!
Rispondo anzitutto ad Anonimo: Já, endilega! Það er rétt (Sì, davvero! E' esatto!)! A differenza dell'italiano (la cui pronuncia tradizionalmente "corretta" al 99,9% è nativa – per gli altri, non ci sono santi: va studiata – solo nei fiorentini e nella gente di Prato… ah, però solo tra le persone “cólte”, ché tutti gli altri aspirano le “c”, strascicano le “g” e poi pronunciano quelle “t” in maniera così simpaticamente “felpata”… Dunque anche gli oriundi di questa zona devono studiarla e quindi non è nativa in nessuno giacché tutti dobbiamo attraversare un processo di sregionalizzazione fonetica…!!!), l'islandese è una lingua pronunciata in maniera massicciamente uniforme in tutta l’isola. Non esistono “scuole di dizione”. La quasi assoluta correttezza ortoepica d’un bambino di dieci anni che parla islandese va a braccetto col semplice fatto che è islandofono. Perché l'islandese sarebbe una lingua piu' "genuina" dell'italiano di standard? Forse perché la popolazione islandese è esigua, senz’altro perché non ci sono altri dialetti sui quali il loro idioma si è andato a sovrapporre, e forse perché si tratta di una lingua nata dal popolo – e non da una tradizione anzitutto scritta e tra dòtti – che la parla fin dal tempo delle saghe e non da quando – mi si perdoni l’esagerazione – è comparso Mike Bongiorno. Dunque, sì, in questo senso l’islandese è piu’ “genuino” (ché non si è andato a sovrapporre su alcuna lingua preesistente, come nelle nostre regioni) e meno “artificiale” (in Italia, nei secoli, si è portato avanti tra i letterati un processo di sregionalizzazione del volgare fiorentino, mentre in Islanda la lingua è sempre appartenuta anzitutto al popolo e con esso si è evoluta.). Ma la questione non è sull’artificialità o meno d’una lingua. Punto primo: Vogliamo che il popolo Italiano sappia esprimersi con una pronuncia scolpita e uniforme? (Al quale si può accostare un italiano pronunciato in maniera regionale e un dialetto.) Se siamo a favore di un italiano che rimanga – come desiderano Marco e Infarinato – foneticamente tradizionale, perché diamine non s’insegna ortoepia alle elementari? E’ l’unica soluzione, giacché anche i toscani dell’ultima generazione cominciano a scostarsi sempre piu’ dalla pronuncia “tradizionale”. Magari non dovremo attuare una riforma ortografica per segnare tutti gli accenti acuti e gravi come fanno i francesi, ma forse questi stessi accenti potrebbero essere segnati sui testi scolastici e sulla produzione scritta degli studenti dalla prima elementare fino alla prima superiore. E sulle “s” e “z” sonore si potrebbe segnare un puntino. Punto secondo: Parlando anche di lingua in generale… In una città come Napoli si dovrebbe studiare l’italiano su grammatiche contrastive di Italiano-Napoletano (Song’ jut’ a “PIGLIÀ A” Giuseppe che m’aspettav’ “MIEZZ’ ‘A” strada – Sono andato a “PRENDERE” Giuseppe che mi aspettava “PER” strada. Ho voluto solo rendere l’idea: io stesso non so scrivere in napoletano.). Penso addirittura che i dialetti ancora parlati dalle giovani generazioni in regioni come Veneto, Campania e Sicilia vadano codificati e normativizzati (e il loro uso, a mio parere, dovrebbe essere incoraggiato e ufficializzato in un certo numero di contesti e fonti ufficiali, insieme con l’italiano… pur essendo questo opinabile, giacché potrebbe essere ormai troppo tardi perché la gente non percepisca come “incólto” parlare in dialetto.). Ritornando ora alle questioni di fonetica e concludendo: se vogliamo che le parole “pésca” e “pèsca” rimangano a indicare due cose diverse anche fuori dalla Toscana, dobbiamo creare nella massa la “percezione” e la consapevolezza d’una differenza lessicale tra i due vocaboli. Anche per quanto riguarda, ad esempio, il famoso /tsio/: come possiamo pretendere che sopravviva se non s’insegna al bambino che “così è corretto”? E da qui, automaticamente, come possiamo poi pretendere che sopravviva se, ad un colloquio di lavoro, l’ortoepia non costituirà un elemento di valutazione sull’istruzione del candidato? Solo stimolando la sensazione di “correttezza” nel bambino ancora piccolo, la pronuncia tradizionale riacquisterà sempre piu’ valore e avrà, finalmente, un senso impararla.

Autore : Modernista - Email : belross71@hotmail.com
Inviato il : 26/10/2003 alle 17.20.28


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