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Ancora sulla «pronuncia tradizionale»

Creato il: 26/10/2003 alle 02.05.31

Messaggio

Ancora sulla «pronuncia tradizionale»
Il discorso di Vittorio, ma –tutto sommato- anche quello di Modernista, sono condivisibilissimi. Il punto che mi preme qui sottolineare, però, è un altro: è quello che sottende ai miei interventi del 6 e del 16 ottobre scorsi (http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_7/interventi/2457.shtml e http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_7/interventi/2558.shtml -mi permetto d’abbondare coi collegamenti, vista l’anarchia strutturale in cui è caduta gran parte di questa «stanza») nonché a quello del 14 aprile (http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_5/interventi/1300.shtml), in cui esponevo le mie ragioni sull’inopportunità dell’adozione del cosiddetto «neostandard» (ragioni –mi pare- condivise da Vittorio e da molti altri partecipanti a questo forum). È lo stesso punto magistralmente riassunto in pochissime righe da Marco1971 qui sopra (http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_7/interventi/2648.shtml), e cioè la _necessità_ d’individuare/definire uno «standard», che –in quanto tale- è, sí, un’astrazione (...«astrazione» in senso etimologico, però, non «artificio»), ma un’astrazione necessaria. Astrazioni sono, e.g., la «Received Pronunciation» per l’inglese britannico e il «General American» per quello americano, ma, quando in un dizionario [d’ortoepia] non si può dare piú d’una o, al piú, due o tre varianti di pronuncia, quando in un vocabolario bilingue bisogna scegliere _una_ pronuncia rappresentativa d’una parola dell’uno o dell’altro idioma, quando ad attori, doppiatori, annunciatori, stranieri ci si trova a dover insegnare _una_, e non trecentocinquanta pronunce diverse, ecco che tali «astrazioni» diventano indispensabili. Certo, questi standard evolvono nel tempo (si veda in proposito l’interessantissimo articolo di J.C. Wells, `Whatever happened to Received Pronunciation?’: http://www.phon.ucl.ac.uk/home/wells/rphappened.htm) e devono essere continuamente aggiornati, ma i criteri che sottendono alla loro definizione/adozione rimangono essenzialmente gli stessi. Per le ragioni ben ricordate da Marco1971 nel suo intervento del 30 settembre scorso (http://forum.accademiadellacrusca.it/forum_7/interventi/2380.shtml), i criteri per l’italiano standard sono quelli da me citati nel mio intervento del 6 ottobre di cui sopra, rispetto ai quali –discostandomi qui dal Canepàri, ma in effetti rispettando fedelmente il principio cui sono informati- torno a rivendicare una maggior centralità del «parlato» fiorentino/toscano/centroitaliano (in quest’ordine) in confronto all’«inventato» -quello, sí, «artificiale»- dei troppo spesso non professionali «professionisti della voce».

Autore : Infarinato - Email : p.matteucci@soton.ac.uk
Inviato il : 26/10/2003 alle 02.05.31


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