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«Cred’io ch’ei credette ch’io credesse»

Creato il: 06/10/2003 alle 11.57.53

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«Cred’io ch’ei credette ch’io credesse»
Riguardo al primo punto, ha fatto bene a ricordare -a beneficio soprattutto degli stranieri- le ulteriori reggenze di [verbi quali] «credere», anche se -immagino- solo pochi non avranno capito che qui m’interessava unicamente l’opposizione indicativo/congiuntivo. Quanto al verso dantesco, Lei qui fa un po’ il furbetto, ché non lo riporta per intero: «Cred’io ch’ei credette ch’io credesse» (Inferno, XIII, 25). Dal che si evince che -solo per ragioni eufoniche- la versione di Dante è preferibile a quella «corretta» («*Cred’io ch’ei credesse ch’io credesse»)… Tanto, e’ cj aveva un orecchio di nulla luilí! In ogni caso, (1) sebbene l’italiano non sia cambiato di molto morfo-sintatticamente dai tempi di Dante e la sua «Commedia» sia, come ben disse Borges, «_toda_ la literatura», trattasi pur sempre d’italiano due/trecentesco, e certe «consecutiones» si sono standardizzate solo (molto) piú tardi; (2) in casi come questo (anche se -ripeto- non credo questo), si potrebbe sempre invocare -a patto di non abusarne!- il ragionamento brachilogico di cui al mio intervento precedente. Per finire, una nota: in italiano, o ’un è meglio «cherubico» di «*cherubiniano»? ;-)

Autore : Infarinato - Email : p.matteucci@soton.ac.uk
Inviato il : 06/10/2003 alle 11.57.53


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