Accademia Accademia della Crusca
Cerca nel sito 
La lingua in rete > Forum
L'Accademia
Storia
Attività
Notiziario
Pubblicazioni
Biblioteca virtuale
La lingua in rete
Crusca in gioco

[ Forum ]

La pronuncia dei nomi proprî

Creato il: 03/10/2003 alle 22.29.03

Messaggio

La pronuncia dei nomi proprî
Risolvere la questione dell'esatta pronuncia italiana dei "toponimi" e dei "cognomi", è senz'altro problematico; un criterio, tuttavia, che liberi dall'immobilità la decisione, credo sia quello della considerazione di trovarsi di fronte a un nome proprio. È l'essere proprio, infatti, che lo sottrae a soggiacere ai vincoli delle regole generali e comuni, se queste dovessero essere contrastanti con quelle, che, invece, lo legano alla particolarità e alla proprietà, del luogo o dell'individuo. Non vale risalire all'etimologia –e cioè, al nome comune–; se questo, infatti, si presenta vestito uguale –fuor che all'inizio–, a meno che semanticamente non sia passato a designare altro –ma il passaggio non implica di necessità una conseguenza–, non muterà, in quel luogo, la maniera di pronunciare il proprio o di articolare il comune, sia che quest'ultimo sia stato fermato allo stadio di deonomastico, sia che sia stato prelevato a quello di preonomastico (ricordiamo tutti che, spesso, all'origine, i proprî son comuni –di mestiere o 'sobriquets', e cioè, nomignoli–). La risposta, perciò, alla domanda siciliana del sig. Emanuele è: sí. Mi rendo conto che un tale criterio, invece che dare piglio alla decisione, può inchiodarla a altro stallo –penso a come districar la lingua quando, a Napoli, nel nesso della 's' con altri consuoni si postalveola, come, per esempio, nel cognome Esposito, e nelle località di San Sebastiano al Vesuvio o Sant'Anastasia–. E non mi nascondo che, a questa maniera, il sistema fonetico di una lingua, dissolvendosene la omogeneità, uscirebbe dissestato, con sbilanciamenti regionali o localistici, e con multiple pronunce per uno stesso nome (nome –diciamo– di battesimo –o individuale–, cognome e toponimo), a seconda della dislocazione di esso sull'atlante linguistico. E tuttavia, sia pure con questi impigli, esso criterio mi sembra ugualmente il piú spedito, perché mi appare piú forte quella, che chiamo 'la ragione del proprio', risultandomi assurdo che un tal nome sia sol caro agli occhi, ma muto alle corde e estraneo ai timpani. E chi alle ragioni della 'proprietà' di questi nomi, ne opponga altre, mi fa venire in mente la singolare pretesa di un giornalista sportivo –Gino Rancati–, che, quando dagli studî televisivi torinesi commentava le partite della Juventus, dovendo riferirsi alle gesta –per Brera il calcio era una moderna Iliade– del leccese n. 7, invece che dire Càusio, lo stravolgeva in Caúsio, perché –press'a poco ogni volta ripeteva– le regole della lingua imponevano –impongono– una tale accentazione, non sfiorandolo il timore d'aver cosí proceduto ogni volta a un esproprio. Ora, essendo chiaro che la 'proprietà' di quei vocaboli consiste –per ovvie ragioni storiche–, prima che di disegnarsi e vedersi disegnare, di risuonare e farsi risuonare, se quel giornalista avesse avuto e avesse ragione, saremmo al paradosso che la libertà d'essersi scelto come chiamarsi venga annullata da chi gode della libertà di chiamare.

Autore : Luigi Pizzilli - Email : luigiduilip@tiscali.it
Inviato il : 03/10/2003 alle 22.29.03


Gli altri messaggi

La pronuncia dei nomi proprî - Luigi Pizz - (03/10/2003 22.29.03)




Forum
 
Copyright 2002 - Accademia della Crusca - Tutti i diritti riservati - Powered by Dada