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Cambiare stile?

Creato il: 26/09/2003 alle 12.19.33

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Cambiare stile?
In calce a questa "nuova stanza" s'è levata una barriera di scudi contro lo stile d'uno dei partecipanti al Forum. Per chi, come me, considera inscindibile, a meno di prostituire la propria penna, il modo di scrivere da quello di pensare, le censure esposte suonano necessariamente come censure al pensiero e all'identità altrui e, nel caso specifico, negazione del diritto di difendersi come meglio si crede da una puerile incomprensione e inintelligenza (poiché questa, e solo questa, è l'ovvia e chiarissima origine di «L'ambone, l'ancona e il leggio»). La stessa tendenza era emersa qualche tempo fa, invero piú sommessamente, a carico delle scelte ortografiche, minoritarie ma profondamente meditate, d'un altro partecipante, e s'era manifestata anche in seguito all'irruzione isolata d'un modo d'esprimersi ricco d'afrore caldamente vitale, che gl'Inglesi definirebbero però 'unparliamentary': in questo caso, la volontà censoria fu arricchita da un esplicito invito ai "tutori dell'ordine", che siano piú occhiuti... Altrettanto curiose, anzi pericolose, mi sembrano le richieste d'adeguare lo stile alla mitica necessità che tutti capiscano: dall'auspicare questo all'opposto irridere a chi, terra terra, domandasse come si coniuga un verbo o si pronunzia 'pesca', il passo mi sembra brevissimo; l' "attitudine" (chiedo venia per l'anglismo) mi sembra quella di forzare all'acquiescenza, all' "omologazione"; quest' "attitudine" mi sembra purtroppo presente -'quandoquidem dormitat Homerus'- anche nell'indebita conclusione "la messa è finita; all'opra sua ognun in pace torni". Io apprezzo molto sia gl'interventi elegantemente tecnici, direi in bianco e nero, di Marco1971, che non può non avere assimilato a fondo un metodo impeccabile (altrimenti non sarebbe in grado di rispondere spesso con tanta veloce pertinenza), sia, altrettanto, quelli piú "filosofici" e talvolta magistrali di Luigi Pizzilli (penso in particolare alla disamina delle germinazioni della radice di 'dire', all'intervento su 'rebecca', alle recenti considerazioni sull'origine della parola 'razza'); ma cosí come un Forum tutto alla Pizzilli non si reggerebbe, non troverei d'alcun interesse -parlo per me- un Forum ridotto impropriamente a rubrica del tipo "l'esperto risponde". Convinto come sono, che senza un'equilibrata compresenza di comunicazione di massa e di ricerca personale, intrinsecamente d'élite e provocatoria, si finisca per allevare i mostri che la storia umana e la cronaca d'oggi ben conoscono, non posso che deplorare, per quel nulla che vale la mia opinione, le censure rovesciate sul contribuente al Forum che trovo di piú originale meditazione, e spero che egli non si lasci indurre al silenzio (intendo in questa sede): chi non lo gradisce non è certo obbligato a leggerlo, e chi l'apprezza non rinunzierà mai a criticarlo ove, a suo parere, fosse doveroso od opportuno. Temo solo di dispiacere all'interessato, al quale mi sembra incomprensibile attribuire presunzione e desiderio di sfoggio laddove io sento solo onestà intellettuale e desiderio di partecipare le proprie conoscenze e, prima ancora, il proprio attentissimo modo d'argomentare, ma il coro di censure che ho letto m'ha richiamato la celebre spiegazione di Theodor Wiesengrund Adorno (in 'Filosofia della musica moderna'), perché molti disapprovassero cosí convintamente la musica di Arnold Schönberg: la trovavano insopportabile perché parlava loro delle loro contraddizioni.

Autore : anonimo - Email : anonima@anonima.it
Inviato il : 26/09/2003 alle 12.19.33


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