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'stiffelius': deonomastico melodrammatico?

Creato il: 10/09/2003 alle 21.13.15

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'stiffelius': deonomastico melodrammatico?
Da bambino e poco dopo (mezzo secolo fa) sentivo usare da una zia di mio padre il nome in argomento per indicare una giacca maschile, simile a quella con la quale era spesso raffigurato il Mazzini e un tempo posseduta, diceva la zia, anche da suo cognato, mio nonno. In un vecchio dizionario (il Melzi?) lessi poi che il nome ricalcava quello d'un personaggio verdiano, severamente asseverante e insieme mezzo Assia e mezzo Svevia -"che setta è mai questa? non ricordo d'averla mai incontrata nelle mie letture", scrisse, piú o meno, il Peppino-non-perdona (i cantanti) al buon Francesco Maria-, personaggio eponimo di un'opera opportunamente ripresentata, con successo, negli ultimi decenni, ma allora ignota ai non specialisti (del suo spartito per canto e piano si leggeva persino, in appendice alla tesi di laurea del Mila pubblicata per interessamento di Croce e spesso riedita, che da tempo ne erano «stati fusi i piombi»: a promuovere, forse, l'improbabile 'Aroldo'). Vedo ora, signor Pizzilli, che Lei possiede un dizionario di deonomastica, seppure inadeguato a lumeggiare il problema 'rebecca': abuso della Sua cortesia chiedendoLe di consultarlo per stiffelius / Stiffelio e d'informarne, con gli 'excursus' del caso? (o, se Lei preferisse, d'informare me solo: ma cosí non sia, perché credo che la cultura finisca per agire 'ex opere operato', né la scalfiscano lazzi e frizzi di sorta; né mai «l'ammorban le lusinghe»: indicativo, questa volta, perché sottratto dal punto e virgola alle nubi di 'credere', cosí da sperare intatti certi «toscani timpani», che Dio li salvi anche dal canto di Farinata). Io purtroppo non posseggo l'enciclopedia della moda e del costume curata dalla Levi-Pisetzky: quando proposi a mio padre di comperarla, mi rispose che non valeva la pena di spender soldi per argomenti «cosí frivoli» (tempo dopo, con il Levi-Pisetzky ormai esauritissimo e proibitivo, venni a sapere, da un aureo testo del Vicens Vives, che, nelle scienze storiche, "frivolo" può predicarsi persino dell'idealismo, cosí come "inadeguato" del positivismo e "unilaterale" del marxismo... Mirabile, nel Vicens Vives, anche la sequenza d'aggettivi riferita all'aristocrazia andalusa del secolo XVII: «generosa, infatuada, arbitrista e incáuta», ove 'arbitrista' vale "usa a viver d'espedienti"; mi chiedo, invano da anni, se in quell'«infatuada» debba leggersi un riflesso dell'«infatuato» rivolto, in un noto "dramma giocoso", da un estremo rampollo di quell'aristocrazia a un vendicativo barbogio che di essa non faceva parte; o se il convertito Emanuele -l'unico Ebreo, forse, i cui testi non furono mai banditi dai palcoscenici di Germania: ancora a mezz'agosto del '39, a quello drammatico e giocoso, e suo malgrado in italiano come d'uso sulle rive della Salzach, assisté il fetentissimo contornato da' compari suoi- se l'ex-Conegliano, mi chiedo, -o in suo nome l'Immortale bibliotecario- non avesse invece ripreso un epiteto già comune ai suoi tempi per irridere ai non piú floridissimi Sivigliani). Anche un'altra, ben piú grave questione toccata nel Suo intervento è per me di grande valore: quella legata alla circolazione in Italia, in quegli anni molto bui, d'una pellicola come 'Rebecca'. In diverso settore dello spettacolo s'ebbero infatti, ormai nell'ottobre del 1942 e con un certo risalto, esecuzioni italiane di musiche vietatissime dal brutale alleato, tra le quali il 'Wozzeck' di Berg e il 'Mandarino meraviglioso' di Bartók: quest'ultimo era già stato 'streng verboten', anni prima del 1933, dall'allora borgomastro di Colonia -un certo Konrad Adenauer destinato a piú larga fama e gloria postbellica- 'verboten', dicevo, 'illico et immediate' dopo la prima esecuzione, pantomimica, che ne rimase l'unica sino a quella, milanese e coreografica, dell'ottobre, appunto, 1942 (quando all'autore si sarebbe potuta rimproverare non solo la sua «arte degenerata», ma anche la scelta transoceanica: praticata, si noti, imbarcandosi a Genova, nell'autunno del '40 e in modo del tutto indisturbato). Che in questo si debba leggere un episodio dell'immarcescibile costume italiota d'abbaiare insieme al cane grosso per poi, oggi con finto e stampato sorriso, prenderne qualche distanza quando vediamo che esso "fa sul serio"?

Autore : Vittorio - Email : Vittorio.Mascherpa@rcm.inet.it
Inviato il : 10/09/2003 alle 21.13.15


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