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di un o d'un

Creato il: 08/09/2003 alle 11.33.15

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di un o d'un
Non credo esistano "regole" specifiche per l'uso dell'apostrofo davanti all'articolo deteminativo: la "regola" generale sarebbe di segnare sempre le elisioni, quando esse hanno da farsi, come con 'di' davanti a vocale (si noti che la 'i' di ieri, come quella di Ionio, o Jonio che sia, è semiconsonantica e si scrive "di ieri", "lo Jonio", ormai sgradito ai piú "il Jonio", e resistente solo nella toponomastica ferroviaria, almeno fino alle mie ultime visite da quelle parti, "del Jonio": m'incuriosiva vedere, lungo la costa, questa grafia nelle stazioni e quella, già ieri piú in voga, "dello Jonio" sui cartelli stradali). Ho scritto prima "sarebbe" perché nel parlato, in molte parti d'Italia, l'uso dell'elisione sta recedendo, quindi, in molti casi, è dubbio se continuare a segnarla. Io scrivo, salvo trascuratezza, "d'un...", però mi sembra ricercato segnare le due elisioni consecutive che si fanno, o si dovrebbero fare, quando 'di' precede l'articolo indeterminativo femminile a sua volta davanti a vocale; scrivo cioè "d'un prestito" e "d'una cosa", ma "di un'altra cosa", anche se la mia pronunzia, di certificata bruttezza, pur oscillando non dipende dal genere. Invece dico sempre "tutt'un'altra cosa", che peraltro, trattandosi d'espressione colloquiale, ricorre molto raramente nello scrivere: i due segni d'elisione consecutivi non mi risultano essere vietati, ma le loro occorrenze in letteratura sono molto rare. Se uno, tra i moltissimi, "tiene per sua norma e regola" (come la casa Pedro Domecq che non partecipa ai concorsi) di non elidere 'di' davanti a 'un' quando parla, fa a mio parere bene a non segnare l'elisione nello scritto, il che mi sembra prevalere in letteratura ormai da decenni e 'ab aeterno', se non da molto prima, nel linguaggio burocratico -direi esser questo il caso dell'esempio portato dall'anonimo-, ove s'ambisce al massimo di scansione lessicale, d'incastro ipotattico e, per dirla chiara, di 'unfriendliness'. Qualcosa di simile avviene con l'articolo "gli" davanti a parola che comincia con una seconda 'i': la teoria vorrebbe si facesse e segnasse l'elisione, ma anche in questo caso l'uso ne sta palesemente recedendo.

Autore : Vittorio - Email : Vittorio.Mascherpa@rcm.inet.it
Inviato il : 08/09/2003 alle 11.33.15


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