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calze e calzette, fagiolini e cornetti, colazioni e pranzi

Creato il: 03/09/2003 alle 12.04.13

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calze e calzette, fagiolini e cornetti, colazioni e pranzi
Per "pedalini", un tempo a Milano si sarebbero intesi, se non da un autentico poliglotta, dei piccoli pedali di ricambio per una bicicletta da bambini. Nessun problema, invece, per i "calzeròtti", che, almeno fino a qualche decennio fa, indicavano la versione corta dei calzettóni da montagna. Di solito mi compro le calze a Milano o a Camogli, in Liguria, dove il termine che uso -calze, appunto- non genera alcuno stupore ed è immediatamente associato alla lunghezza fin sotto il ginocchio, mentre "calzini" s'applica al modello corto, disdicevole e di provata ineleganza. Recentemente, nell'ex-'petite capitale' dell'Emilia, preferii usare cautelativamente la locuzione «un paio di calze al ginocchio per me»: non saprei se la precisazione fosse necessaria. Aggiungo che nel fu-dialetto di Milano "la calsètta", plurale (femminile) "i calsètt", indicava sia l'indumento maschile, sia quello femminile (cfr., seppure d'autore meteco e in grafia "alla tedesca", il celebre «T'ù cumprà i calsètt de séda cunt la riga néra»), mentre in senso traslato "fà la calsetta" valeva "lavorare ai ferri", "fare la maglia", ed era attività spesso raccomandata, rigorosamente al proprio domicilio, a chi si supponeva volesse "fare il di piú": «và a cà a fà la calsètta»: un sabato pomeriggio di trentadue anni fa, piú o meno, la cosa fu proposta in un teatro di Milano, invero con la piú grande scortesia, ad una fulva flautista, impegnata con altri valentissimi musici nella 'Serenata' di Luciano Berio. Se non erro, Natalia Ginzburg racconta che il Manzoni, durante un lento viaggio da Milano a Firenze per la via di Genova, ordinava fagiolini tutti i giorni per vedere ove ne scomparissero i nomi assimilabili al milanese "curnìtt". Una volta, la verdura detta da me "soncino" fu denominata da altri commensali, di Laguna e di Sécchia, rispettivamente "valeriana" e "radicchio" (anche se poi saltò fuori che si poteva istituire qualche minore differenza e oggi viene venduto a Milano come valeriana un soncino nano, a prezzi in ragione inversa rispetto alla superficie unitaria delle foglie). È infine esperienza comune a molti milanesi l'essersi presentati con sei-sette ore di ritardo la prima volta che furono invitati "a pranzo" in Roma (però Tomasi di Lampedusa utilizzava, nei brevi passi dei taccuini pubblicati nella recente riedizione del suo romanzo, il termine "colazione" secondo il vecchio uso settentrionale, mentre il convito che solennizza la sera dell'arrivo del Gattopardo a Donnafugata viene detto "pranzo". Taccio, chiusi i teatri per la stagione ancor quasi estiva, sull'ora propria della cena).

Autore : Vittorio - Email : Vittorio.Mascherpa@rcm.inet.it
Inviato il : 03/09/2003 alle 12.04.13


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