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Accordo del participio passato

Creato il: 02/09/2003 alle 12.08.55

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Accordo del participio passato
Le rispondo molto volentieri, sperando di aver inteso il senso delle sue obiezioni e premettendo che, a parte le citazioni, le mie considerazioni sono di ordine essenzialmente sincronico. Leggiamo anzitutto i §§ 366 e 367 del cap. XI della grammatica di L. Serianni: "366. Negli altri casi non si può indicare una norma stabile. Storicamente si osserverà con Rohlfs (1966-1969:725) che, giacché i tempi composti con ‘avere’ per indicare il passato muovono dalla formula tardo-latina DOMUM CONSTRUCTAM HABEO (‘ho una casa costruita’ => ‘ho costruito una casa’), ‘appar chiaro che in origine il participio s’accordava col relativo oggetto-accusativo’. Tuttavia, ‘col passare dei secoli s’è avuta una sorta di fossilizzazione del participio’ e ‘col perdersi della coscienza del significato originario, l’accordo del participio non fu più strettamente osservato’. 367. In effetti, l’uso più tradizionale sembra essere o essere stato quello di accordare il participio col complemento oggetto, sia che questo seguisse il participio, sia che lo precedesse (essendo rappresentato da un pronome personale o relativo). [Seguono gli esempi.] [...] Senza fondamento appare una norma propugnata in Fornaciari 1881:309 e ripresa da taluni grammatici successivi, secondo la quale ‘il participio passato (nei tempi composti) deve regolarmente restare invariabile e non accordarsi in numero e genere coll’oggetto plurale o femminile, quando questo gli sia posposto: deve invece accordarsi in numero e genere coll’oggetto medesimo, quando questo gli sia anteposto’." Lei chiede: perché ‘senza fondamento’? E istituisce un parallelo con ‘al di là di’ e ‘lèttera’. A me la risposta appare chiara. Se la regola grammaticale è disattesa dall’uso, essa non può avere altro valore che quello di una schematizzazione di comodo - nel caso specifico magari attinta dal francese, ma non di certo dall’uso letterario italiano di qualsivoglia epoca, in cui l’accordo del participio passato ha sempre goduto di ampia libertà. Quindi senza fondamento oggettivo, si potrebbe aggiungere (perché non desunto dall’uso contemporaneo o passato), ché un fondamento nel senso in cui lo intende lei può essere, forse, la necessità sentita dal grammatico di imporre una norma che risolvesse le oscillazioni dell’uso - e si vede con quale e quanto successo. Ma lasciamo stare le grammatiche normative, per tornare a quelle scientificamente più valide, che sono le descrittive. Dice ancora Serianni (XI, 368): "Lo stesso uso degli scrittori in cui è presente l’accordo del participio passato col complemento oggetto non è uniforme. Significativo il caso del Manzoni, pur molto sensibile al problema dell’omogeneità linguistica, in cui le due possibilità coesistono; ad esempio, all’accordo di ‘veduto’ col complemento oggetto seguente (tre casi in tutto il romanzo: ‘costui [...] avendo veduta Gertrude qualche volta passare o girandolar lì’ X 83; ‘il protofisico Lodovico Settala, che non solo aveva veduta quella peste, ma’ ecc. XXXI 10; ‘dopo aver veduti visi, e sentite voci amiche’ XXIV 7) si contrappone, maggioritario, il participio invariabile: ‘ho veduto i miei monti!’ XXI 22, ecc. in tutto 7 esempi. Si veda anche Moretti-Orvieto 1979:II 166-172." I fattori da lei menzionati, che concorrerebbero a spiegare l’avvenuto accordo col complemento oggetto precedente, sono senz’altro plausibili; sennonché lei parte dal presupposto di dubbia fondatezza che l’accordo sia in questo caso la norma vigente. Mentre, come ognun vede, l’accordo di cui parliamo è oggi minoritario - e, aggiungerei, stilisticamente marcato -, a tal punto che la "Grande grammatica italiana di consultazione" in tre volumi diretta da L. Renzi (Bologna, Il Mulino, 1988-1995), nel secondo volume (pp. 239-240) afferma: "Con i verbi transitivi, se il compl. oggetto è un SN o l’elemento relativizzato di una proposizione relativa, solitamente il participio rimane invariabile: (125) Ho mangiato una pesca. (126) La pesca che ho mangiato era piuttosto acerba. In fasi antiche dell’italiano, (127a), in certe varianti stilistiche alte, (127b-c), e in certi tipi di italiano regionale meridionale (128), è possibile avere accordo con il compl. oggetto: (127a) ‘Ho poi conosciuti alcun’altri’ (B. Castiglione, Il Cortegiano, 8); (127b) Abbiamo riservate delle poltrone per le Signorie Vostre. (127c) ‘Il padre rimprovera il figlio d’aver perduta la testa per una ragazza’ (F. Romani, Da Colledara a Firenze, Firenze, Bemporad, 1915, p. 329); (128) La pesca che ho mangiata era piuttosto acerba. Nella lingua standard il tipo rappresentato da (125)-(126) è senz’altro più corrente di quello rappresentato da (127)-(128). In quanto segue non menzioneremo più questa possibilità di accordo, ma, nelle varietà interessate, esso si può avere, accanto alla forma indicata, negli ess. (151)-(152) e (161)-(164). [...] Se il compl. oggetto è rappresentato da un pronome clitico di III persona, il participio è accordato obbligatoriamente con esso: (130) Li ho visti/*visto; (131) Maria, non l’ho più vista/*visto. Se il compl. oggetto è rappresentato dai clitici ‘mi, ti, ci, vi’, il participio può rimanere invariato: (132) Maria, non ti ho visto alla festa." E già negli anni Cinquanta Dino Pieraccioni, in risposta alla domanda di F. Ferraioni in ‘Lingua nostra’ (XI, 1950), scriveva: "2) quando il participio segue al pronome relativo invariabile ‘che’, il participio resta invariabile: ‘la lettera che ho scritto, gli amici che abbiamo invitato a cena, le ragazze che abbiamo accompagnato a casa’, ecc. Casi di concordanza si hanno frequentemente nella parlata colta o nella lingua scritta, ma non sono più dell’uso quotidiano. [...] Come si vede, fatta eccezione per il n° 1 [il caso di ‘lo, la, li, le’ e ‘ne’], la tendenza alla fossilizzazione del participio come forma invariabile, considerato cioè non più come unito al verbo ‘avere’, ma come formante con esso un tutto unico quale forma verbale, è ormai generale, soprattutto nel parlato, contrariamente all’uso originario che richiedeva invece la concordanza con il complemento oggetto." Qualora desiderasse proseguire la discussione, la invito a contattarmi privatamente - a meno che il discorso interessi un gran numero di utenti del forum - per non appesantire troppo questo spazio. Cordialmente.

Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 02/09/2003 alle 12.08.55


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