Accademia Accademia della Crusca
Cerca nel sito 
La lingua in rete > Forum
L'Accademia
Storia
Attività
Notiziario
Pubblicazioni
Biblioteca virtuale
La lingua in rete
Crusca in gioco

[ Forum ]

Fonologia etrusca e fonetica toscana: il problema del sostrato

Creato il: 28/08/2003 alle 12.06.50

Messaggio

Fonologia etrusca e fonetica toscana: il problema del sostrato
Un po’ di tempo fa uno dei partecipanti a questo forum si chiedeva se anche «Dante (ai suoi tempi) ‹aspirasse› la ‹c›» alla maniera dei (centro) toscani d’oggi. La risposta data in quell’occasione da Marco1971, benché parzialmente condivisibile, richiede una precisazione. Di piú: quando si tratta dell’argomento, si suole citare sempre le solite fonti (le cui tesi sono oggi spesso superate), il che è ovviamente piú che perdonabile ai non addetti ai lavori, ma lo è assai di meno per molti dialettologi che si rifanno tuttora pervicacemente ad esse. In realtà, il punto sulla questione è stato fatto, e molto bene, in un convegno tenutosi, ormai piú di vent’anni fa, a Colle Val d’Elsa (Agostiniani & Giannelli 1983: si veda la bibliografia al fondo). A beneficio dei partecipanti al forum (o almeno di quelli interessati all’argomento), riassumerò qui di seguito i contributi piú importanti di questa tappa miliare nella definizione del problema dell’eventuale influenza delle _aspirate_ etrusche sulle _spiranti_ toscane integrandoli con qualcuno piú recente. Concluderò con alcune riflessioni personali sulla questione e alcune considerazioni di natura generale sui fenomeni fonetici operanti oggi in Toscana. Prima di procedere, sono però necessarie due premesse: la prima di carattere notazionale, la seconda a introduzione dell’argomento. NOTAZIONE. In quanto segue, la notazione fone[ma]tica è la mia, un po’ per ragioni d’uniformità, un po’ perché, almeno fino a quando non potremo garantire che tutti possiedano sistemi operativi (e navigatori) che supportino Unicode e relative «fonti» che includano l’IPA (e l’Accademia non utilizzerà l’UTF-8 come codifica predefinita per le sue pagine), sono costretto a ricorrere a una trascrizione che faccia uso esclusivamente di caratteri ASCII o, al piú, Latin 1. A tal fine, utilizzerò il sistema (X-) SAMPA ideato da J.C. Wells (http://www.phon.ucl.ac.uk/home/sampa/x-sampa.htm). Me ne discosto in alcuni punti: uso «'» anziché «"» per l’accento primario, «,» invece di «'» per il secondario, «P» anziché «p\» per la fricativa bilabiale sorda, e infine «N» invece di «J» per la nasale palatale. Inoltre, anche in ambito propriamente fonetico, utilizzerò una trascrizione volutamente «larga». Segnatamente, non noterò la durata vocalica, che in italiano non è distintiva, né le sottili variazioni tassofoniche dell’italiano standard, e.g. scriverò ['kjaro] per ['k_+ja:4o] «chiaro», etc. (i.e. la notazione sarà essenzialmente fonematica, eccezion fatta per i fenomeni di «gorgia» di cui sotto). POSIZIONE DEL PROBLEMA. Il fenomeno di cui si tratta è la cosiddetta «gorgia (toscana)», termine tanto brutto quanto impreciso per indicare la spirantizzazione dei contoidi occlusivi sordi (non rafforzati) [k p t] in posizione postvocalica, per la quale essi diventano [h P T], dove [P T] s’intendono approssimanti, non fricativi, ovvero «continui non fricativi». Ad es., [di 'hasa] «di casa», [la 'PiPa] «la pipa», [a'TroSe] «atroce», ma a [ak'kasa] (anche [ak'khasa]) «a casa». In realtà, come ben sottolineato da vari autori, ci sono diverse oscillazioni sia diacoriche che diastratiche, per cui [h P T] rappresentano qui tutta una serie di realizzazioni (intermedie fra): [k (x) h h\ 0], [p P] e [t T (h) 0], rispettivamente, dove «0» indica il totale dileguo, comune, nel caso di /k/, a tutta la Toscana occidentale. Inoltre, in sillaba tonica, [k p t] preceduti da un altro contoide si possono realizzare come (veri) aspirati [kh ph th], specie se il contoide è lo stesso, e.g. [ap'phunto] «appunto». Infine, limitatamente ad alcune aree, e comunque meno sistematicamente, si può avere la spirantizzazione dei contoidi sonori [g b d] in [B G D], dove questi ultimi s’intendono ancora una volta approssimanti, non fricativi. Realizzazioni fricative vere e proprie (presunto relitto, questo, di una fase linguistica antecedente) si hanno nella zona dei Monti Pisani (su tutto questo, cfr. Giannelli 1976; Giannelli & Savoia 1978, 1980; Giannelli 1983). Ora il nostro scopo è vedere se si possa far risalire questo fenomeno di gorgia a un sostrato etrusco o, in ogni caso, se esso fosse già presente all’epoca di Dante. Anticipiamo subito che la risposta alla prima domanda è «probabilmente no», ma piú per un discorso di «rasoio d’Occam» che per una vera insostenibilità di quella tesi (tant’è vero che a tutt’oggi uno studioso come il Pittau sostiene che «è quasi certo che la cosiddetta “gorgia toscana” [...] sia un relitto fonetico della lingua etrusca» [Pittau 2002]), mentre la risposta alle seconda è «probabilmente sí». Ma procediamo con ordine. FONOLOGIA ETRUSCA. È ormai assodato che i contoidi rappresentati in etrusco da chi, phi e theta corrispondessero pressoché esattamente ai contoidi aspirati del greco antico rappresentati dalle lettere omonime, i.e. [kh ph th], perciò un atteggiamento di totale scetticismo come quello di Rohlfs (1966), che sostiene non si possa attribuire valore fonetico certo a questi segni non è piú giustificato, se mai lo è stato (Agostiniani 1983). D’altra parte, di qui a dire che questo avvalora implicitamente la tesi dei sostratisti ci corre parecchio. Prima di tutto, si tratta di stabilire di _quale_ tesi si parla. In particolare, la tesi originaria del Nissen (1883) secondo cui la _spirantizzazione_ toscana sarebbe dovuta alla sola presenza di _aspirate_ in etrusco non è piú sostenibile, in quanto va contro al meccanismo stesso dell’«interferenza fonologica», per cui un parlante di una lingua (l’etrusco) tenderà a rendere i fonemi (/k p t/) di un’altra lingua (il latino) con foni vicini ma diversi (aspirati [kh ph th]) da quelli originari se, e solo se, questi ultimi ([k p t]) non sono presenti nella propria lingua, ma ciò non è, in quanto l’etrusco possedeva, al pari del greco antico, entrambe le serie di fon[em]i. La tesi del Merlo (1926), invece, ribadita dallo stesso in piú occasioni e meglio precisata da altri studiosi (in particolare, ripulita da connotati anatomico-biologici assolutamente ingiustificabili), secondo la quale (almeno da un certo punto in avanti) la lingua etrusca avrebbe manifestato una «tendenza all’aspirazione», per cui anche i contoidi originariamente non aspirati sarebbero stati via via sostituiti dagli aspirati corrispondenti (cfr., e.g., Castellani 1960), potrebbe costituire un valido (seppur non conclusivo) argomento a favore dell’origine sostratica della gorgia toscana. Né sarebbero ostacolo insuperabile il fatto che queste aspirate siano passate a spiranti in età successiva (si pensi, ad es., al passaggio da greco antico a moderno, dove [kh ph th] -> [x/ç f T]) e che questa spirantizzazione si sia infine assestata solo in posizione postvocalica, dove la resistenza consonantica è minima (Wartburg 1980), col che altre due obiezioni di Rohlfs (1930, 1966) vengono a cadere. Prova di questa tendenza all’aspirazione sarebbe un cospicuo numero di voci indigene etrusche, che presentano un’oscillazione aspirata/non aspirata nella grafia, e di voci greche con occlusiva non aspirata, trascritte in etrusco con l’aspirata corrispondente. Merito dell’Agostiniani (1983) è di passare sotto serio scrutinio tutte queste coppie (oltre un centinaio) per vedere se una tendenza all’aspirazione sia veramente ravvisabile. Dopo averne scartato la maggior parte in base a rigorosi criteri scientifici (numero troppo esiguo d’occorrenze, fonti non affidabili, voci rivelatesi appartenere a unità lessicali differenti, etc.), arriva a selezionarne 39, 18 delle quali mostrano effettivamente una tendenza all’aspirazione (i.e. trattasi di lemmi originariamente recanti consonante non aspirata, i quali si trovano successivamente scritti con aspirata), mentre le rimanenti 21 mostrano una tendenza opposta! Questa «tendenza all’aspirazione», dunque, per quanto non insostenibile a priori, non sembra appoggiarsi su dati documentali sufficientemente sicuri. L’oscillazione aspirate/non aspirate potrebbe piú semplicemente spiegarsi come una serie di spinte e controspinte, che dimostrano il travaglio linguistico durante un periodo, prima, di contatto col modo italico e, poi, di drastica «romanizzazione» dell’Etruria (de Marinis 1983), che condurrà infine all’annullamento dell’opposizione aspirate/non aspirate. FONETICA TOSCANA E SOSTRATO ETRUSCO. Accantonata, quindi, per il momento l’idea d’inferire alcunché sull’eventuale origine sostratica della gorgia direttamente dal materiale documentale etrusco, cerchiamo di capire se una tale ipotesi possa comunque essere avvalorata da considerazioni di natura dialettologica sul toscano moderno. Cominciamo subito con lo sgombrare il campo dall’ultima fondamentale obiezione del Rohlfs (1966), riportata anche da Marco1971 nel suo intervento, riguardante il silenzio delle fonti antiche, la prima attestazione esplicita sulla spirantizzazione fiorentina non avendosi che in pieno Rinascimento (Tolomei 1525). Come ben argomentato fra gli altri da Castellani (1952) e Weinrich (1958), quest’obiezione cade perché i fenomeni in oggetto, per quanto vistosi, rimangono sempre sul piano _fonetico_ (e, in quanto tali, non sono raccolti a livello grafico): non c’è opposizione fonologica /k~h p~P t~T/ (...basti pensare agli spagnoli d’oggi che, naturalmente, non si rendono conto della differenza tra l’[e] di «queso» e l’[E] di «tierra», allofoni combinatòri dell’unico fonema spagnolo /e/: cfr. anche Pittau 2002). Giannelli (1983) fa una lunga rassegna delle varie tesi proposte sull’argomento confrontandole coi dati sperimentali relativi alla situazione toscana attuale (Giannelli 1976; Giannelli & Savoia 1978, 1980). A tal proposito, intuizione fondamentale è quella di Weinrich (1958), che inserisce la spirantizzazione toscana nell’ambito dell’indebolimenti consonantici centromeridionali (cfr. anche Figge 1966; Bollée 2002). Questa prospettiva è ben riassunta dal Cravens (1983) nella regola «contoide non continuo postvocalico non rafforzato -> contoide indebolito», dove «indebolito» sta per spirantizzato, lenito, sonorizzato, etc., a seconda dei casi: tutte manifestazioni d’unico fenomeno (anche se poi il Cravens, come del resto tutta la scuola americana, si dimostra fin troppo categorico nel rigettare come non scientifica la tesi sostratica, il che è di per sé un atteggiamento non scientifico). In effetti, un contoide intervocalico può indebolirsi o per «estensione di sonorità», e quindi lenirsi [aka -> ag_0a -> aa] o sonorizzarsi [aka -> ak_va -> aga -> aa], o per «estensione d’apertura» [aka -> axa -> aha -> aa] (o, eventualmente per una combinazione delle due cose [aka -> aGa -> ah\a -> aa]: cfr. Tekavcic 1980). Gl’indebolimenti centromeridionali seguono per lo piú la prima via, mentre l’indebolimento toscano segue la seconda, che può essere vista anche come «perdita d’occlusività». Rimane da capire perché sia solo in Toscana (ma cfr. Pittau 1983, 1989) che quest’indebolimento si manifesta come spirantizzazione. Contini (1960) pensa a una «terapia restauratrice» per la quale, a una fase iniziale sonorizzante, che suppone presente anche a Firenze, sia seguita per reazione una fase che tendesse a ripristinare una dizione sorda «di prestigio», il che, onde mantenere una certa facilità di pronuncia, non poteva che avvenire allentando l’occlusione. A conforto di questa ipotesi viene anche l’analisi di Franceschini (1983), che, fra l’altro, documenta come dopo la conquista fiorentina di Pisa (1406) il pisano veda la reintroduzione di consonanti sorde intervocaliche laddove la documentazione precedente presentava delle sonore (le quali sono tuttora presenti nel pisano in alcuni lessemi). Ciò avvalorerebbe la tesi che nel Trecento la terapia restauratrice delle sorde fosse particolarmente viva a Firenze, e quindi _recente_. Ovviamente, nulla vieta di pensare che nella Toscana centrale questa soluzione spirantizzante fosse a disposizione, lí piú che altrove, per ragioni di sostrato etrusco, e quindi a una lunga «fase di latenza», e ciò anche in linea col maggior isolamento di cui deve aver goduto l’Etruria settentrionale interna. Inoltre, ipotizzando che la tendenza alla sonorizzazione sia già un fatto latino, si potrebbe pensare che una «terapia restauratrice» (d’aspirate e fricative, però, non d’approssimanti, che sono sicuramente sviluppo successivo) sia intervenuta già in questa fase, avvalorando cosí ulteriormente la tesi originaria del Weinrich (1958). Tuttavia, ancorché tutto questo sia indubbiamente affascinante e non aprioristicamente insostenibile, appare altresí difficilmente dimostrabile, per cui, dati documentali alla mano, il Giannelli (1983) si mostra molto piú propenso a considerare la gorgia toscana come un fenomeno tutto romanzo originatosi a partire dal basso medioevo. Per le stesse ragioni, è lecito supporre che ai tempi di Dante una tendenza alla spirantizzazione fosse già presente, anche se, probabilmente, non con le modalità o sistematicità odierne. CONSIDERAZIONI FINALI. Si noti che l’estensione d’apertura di cui al paragrafo precedente, reinterpretata come perdita d’occlusività, spiega anche l’altro fenomeno d’indebolimento consonantico del toscano odierno, che, stranamente, non viene quasi mai preso in considerazione quando si tratta di gorgia, e cioè l’attenuazione (o anche «spirantizzazione», appunto) in posizione intervocalica dei contoidi affricati (non rafforzati) [tS dZ] nei corrispondenti fricativi [S Z], e.g.: [la'Sena] «la cena», ['aZile] «agile», ma [at'tSena] «a cena». Questo è, di per sé, un fatto interessantissimo perché dimostra come, anche in ciò, il toscano si ponga in una posizione di solitario isolamento rispetto agli altri dialetti centromeridionali, laddove un’_unica_ regola basta a spiegare tutte le variazioni allofoniche relative all’indebolimento consonantico, mentre, per es. nell’italiano regionale romano, [k p t] postvocalici si leniscono, [tS] intervocalico si spirantizza e [dZ] intervocalico si rafforza (...il rafforzamento non è, ovviamente, un «indebolimento», ma risponde qui alla medesima esigenza e costituisce anche un’alternativa al punto 3 di cui sotto). Inoltre, la spirantizzazione toscana di [tS dZ] cura tre «anomalie» del sistema fonologico italiano attraverso: (1) l’introduzione d’una controparte sonora (/Z/) per la consonante sorda /S/; (2) –in comune con gli altri dialetti centromeridionali- l’introduzione, in posizione intervocalica, di una /S/ non rafforzata (da /tS/) accanto alla rafforzata /*S/ (rappresentata dal di/trigramma «sc[i])») e, quindi, il completamento –e, qui, esclusivamente toscano- della serie /s S z Z/ con le prime due talora rafforzate, le altre due mai; (3) il far sí che un contoide (lungo o) composto (ancorché «unitario» o «ben fuso» come in italiano) quale [tS dZ] non compaia mai dopo sillaba aperta (-> [S Z]... /ts dz/ non presentano questo problema in quanto sono sempre rafforzate in posizione postvocalica). BIBLIOGRAFIA. Agostiniani, L. (1983), Aspirate etrusche e gorgia toscana: valenza delle condizioni fonologiche etrusche, in: Agostiniani & Giannelli (1983), pp. 25-60. Agostiniani, L. & Giannelli, L. (1983), a cura di, Fonologia etrusca, fonetica toscana: il problema del sostrato, Firenze, «Olschki». Bollée, A. (2002), Sprachkontakte und Kontaktsprachen in der Romania, http://www.uni-bamberg.de/split/sprachlabor/skripten/Sprachkontakte_und_Kontaktsprachen_in_der_Romania.pdf, §1.2. Castellani, A. (1952), Nuovi testi fiorentini del Dugento, Firenze, «Sansoni». Castellani, A. (1960), Precisazioni sulla gorgia toscana, Firenze, «Boletim de Filología» XIX, 242-61. Contini, G. (1960), Per un’interpretazione strutturale della cosiddetta «gorgia» toscana, «Boletim de Filología» XIX, 263-81. Cravens, T. D. (1983), La gorgia toscana quale indebolimento centromeridionale, in: Agostiniani & Giannelli (1983), pp. 115-122. De Marinis, G. (1983), Aspetti e problemi della «romanizzazione» in alcune aree dell’Etruria settentrionale interna, in: Agostiniani & Giannelli (1983), pp. 103-12. Figge, U. L. (1966), Die romanische Anlautsonorisation, Bonn, «Romanisches Seminar». Franceschini, F. (1983), Sonorizzazione, lenizione, spirantizzazione nel pisano, in: Agostiniani & Giannelli (1983), pp. 131-50. Giannelli, L. (1976), Toscana, Profilo dei dialetti italiani 9, Pisa, «Pacini». Giannelli, L. (1983), Aspirate etrusche e gorgia toscana: valenza delle condizioni fonetiche dell’area toscana, in: Agostiniani & Giannelli (1983), pp. 61-102. Giannelli, L. & Savoia, L. M. (1978), L'indebolimento consonantico in Toscana, «Rivista Italiana di Dialettologia» 2, 23-58. Giannelli, L. & Savoia, L. M. (1980), L'indebolimento consonantico in Toscana, «Rivista Italiana di Dialettologia» 4, 38-101. Merlo, C. (1926), Lazio sannita e Etruria latina?, «L’Italia dialettale» III, 84-93. Nissen, H. (1883), Italische Landeskunde, Berlin, «Weidemann». Pittau, M. (1983), in: Agostiniani & Giannelli (1983), pp. 165-72. Pittau, M. (1989), Colpo di glottide barbaricino, gorgia dorgalese e gorgia toscana, in «Quaderni Bolotanesi» XV, 285-90. Pittau, M. (2002), La lingua etrusca: Introduzione, http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/pittau/Etrusco/Studi/etrintrd.html, §3. Rohlfs, G. (1930), Vorlateinische Einflüsse in den Mundarten des heuitegen Italiens?, «Germanisch-romanische Monatschrift» XVIII, 37-56. Rohlfs, G. (1966), Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, I: Fonetica, Torino, «Einaudi». Tekavcic, P. (1980), Grammatica storica dell’Italiano, I: Fonematica, Bologna, «Il Mulino». Tolomei, C. (1525), De le lettere nuovamente aggiunte libro di Adriano Franci da Siena intitolato, il polito, Roma. Wartburg, W. von (1980), La frammentazione linguistica della Romània, Roma, «Salerno». Weinrich, H. (1958), Phonologische Studies zur romanische Sprachgeschichte, Münster, «Aschendorff».

Autore : Infarinato - Email : p.matteucci@soton.ac.uk
Inviato il : 28/08/2003 alle 12.06.50


Gli altri messaggi

Fonologia etrusca e fonetica toscan - Infarinato - (28/08/2003 12.06.50)




Forum
 
Copyright 2002 - Accademia della Crusca - Tutti i diritti riservati - Powered by Dada