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Passato remoto e passato prossimo.

Creato il: 24/08/2003 alle 18.43.05

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Passato remoto e passato prossimo.
Ecco l’esposizione, alquanto più scientifica, di Luca Serianni (Grammatica Italiana, XI, §376-379): "376. Definire le funzioni di questi due tempi verbali non è facile, non tanto in sé, quanto per il loro rapporti reciproci. Gli stessi termini di ‘passato remoto’ e ‘passato prossimo’ sono da tempo discussi, dal momento che un passato ‘remoto’ può indicare un’azione molto più recente di quel che accada con un passato ‘prossimo’ (‘due anni fa andammo in Scozia’/’Dio ha creato il mondo’; cfr. Marchesi 1983:206 e 220); e in loro vece sono stati proposti diversi sostituti (‘preterito sintetico e analitico’, ‘perfetto semplice e composto’, ecc.). In linea di massima, possiamo affermare che il passato remoto indica un’azione: a) sempre collocata in un momento anteriore rispetto a chi parla; b) priva di legami, obiettivi o psicologici, col presente. Il passato prossimo qualifica invece un’azione a) che è, sì, relativa al passato ma non è necessariamente anteriore al momento dell’enunciazione (Bertinetto 1986:429; ad esempio, dicendo: ‘se entro due ore Enrico non se n’è andato, gliene dirò di tutti i colori’, il passato prossimo indica un’azione proiettata nel futuro rispetto al momento in cui sto parlando e valutabile come anteriore solo relativamente al ‘dirò’ della proposizione reggente); b) e in cui emerge la "‘rilevanza attuale’ del processo (considerato psicologicamente attuale nei suoi perduranti effetti)" (Bertinetto 1986:437). 377. Qual è la differenza tra passato remoto, passato prossimo e imperfetto? Possiamo illustrarla ricorrendo a queste tre frasi: 1) ‘da giovane leggevo molto’; 2) ‘da giovane lessi molto’; 3) ‘da giovane ho letto molto’. Come si vede, il processo descritto è lo stesso, ma cambia la prospettiva del parlante, l’atteggiamento col quale il passato viene percepito. La frase 1) sottolinea l’abitualità dell’azione, lasciandone indeterminati i contorni (= avevo l’abitudine di leggere, ero solito leggere molto); la 2) inserisce l’azione entro coordinate temporali nette, marcandone la compiutezza, lo stacco rispetto al presente; la 3) rivive il processo nei suoi riflessi successivi, collegando il fatto di ‘aver letto’ con un implicito risultato attuale (ad esempio: ‘ho letto molto e: a) oggi mi considero istruito; b) ho la vista indebolita; c) non mi lascio attrarre dall’ultimo premio letterario’, ecc.). 378. In molti casi il grado di attualità di un evento trascorso è legato alla sua dislocazione sull’asse del tempo. Si è portati a rivivere più intensamente un fatto recente che non un fatto accaduto parecchio tempo fa. Caratteristica, nell’italiano moderno, l’opposizione tra ‘è nato’ (detto di un vivente) e ‘nacque’ (detto di chi è morto): ‘Alberto Arbasino è nato nel 1930’/’Giovanni Verga nacque nel 1840’. Talvolta l’uso del passato remoto o del passato prossimo può dipendere da poche ore di differenza; si veda il seguente esempio di Cassola (La ragazza di Bube, 200). ‘Mi chiamò al telefono mio padre ieri sera [...]. Stamani è passato a prendermi con la macchina e siamo andati’. Ma va osservato che la distanza temporale rispetto al momento dell’enunciazione non costituisce mai un discrimine rigido nella scelta tra i due tempi, nonostante i tentativi di molti grammatici di stabilire norme rigide in questo senso (così Fornaciari 1881:172: ‘si usa regolarmente il passato prossimo parlando di cose avvenute dopo la mezzanotte precedente al giorno, in cui parliamo’). 379. Il quadro che abbiamo abbozzato vale soltanto per l’italiano letterario e per l’uso toscano. Infatti nel Settentrione e in parte dell’Italia centrale i parlanti anche cólti tendono a non adoperare mai il passato remoto (con un processo già sostanzialmente compiutosi in francese); mentre nelle regioni meridionali ‘il passato remoto è molto più tenace, anche se la tendenza verso un’espansione del passato prossimo ai danni del passato remoto è ugualmente presente’ (Sorella 1984:8)." Concludendo, come scriveva il mio professore nella sua mirabile grammatica ‘Gente e parole’ del 1980, "Si può quindi dire che la differenza non sta solo in un tempo ‘effettivo’ (più vicino/più lontano), ma anche e soprattutto in un tempo ‘affettivo’, cioè legato ai nostri sentimenti, determinato dal nostro modo di vedere e sentire".

Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 24/08/2003 alle 18.43.05


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