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o meno/o non/o no

Creato il: 04/02/2003 alle 21.11.26

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o meno/o non/o no
Quando si dice, per esempio, 'o no', non si fa propriamente un'ellissi, ma un uso "olofrastico" dell'avverbio di negazione. Anche per me, dopo un verbo, 'e/o non' suona molto male, senz'altro peggio che dopo un sostantivo; credo si tratti in ogni caso d'un francesismo (in francese non esiste la forma "tagliata" dell'avverbio e 'ou non' come espressione, appunto, "olofrastica" è molto frequente). Ha notato che, nella moderata condanna di 'o meno', Serianni ne cita un esempio tratto dal romanzo di Nievo, a mio parere uno dei libri capitali della letteratura italiana, ma, come ben noto, non un testo considerato esemplare dai linguisti d'ieri e oggi (quasi come 'Senilità')? Non intendo contraddire il giudizio di Serianni, che condivido pienamente, però mi dispiacerebbe non poco dover rinunziare, quando sono opportune, alle sfumature offerte dal diminutivo e dover sempre negare perentoriamente: dire 'studenti o meno' non intende avere, per me, l'identico significato di 'studenti o no'; io vi sento una certa ironia, una certa volontà di dissimulazione. Può chiarire quel che penso il titolo del libro di Vittorini citato come esempio da Serianni nello stesso passo: sarebbe assurdo supporre un semplice squilibrio stilistico, con una potenziale equivalenza di significato, tra il severo 'Uomini e no' e un ipotetico 'Uomini e meno' (magari adatto a una raccolta di sorridenti, e anch'essi precisissimi disegni del grande Novello).

Autore : Vittorio - Email : Vittorio.Mascherpa@rcm.inet.it
Inviato il : 04/02/2003 alle 21.11.26


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