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pronome gli - loro

Creato il: 07/01/2003 alle 13.24.49

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pronome gli - loro
1. La grammatica del Serianni, d'una quindicina d'anni fa, recita chiaramente che "gli" al posto di "loro" non può considerarsi un errore. 2. Il 'Vocabolario Treccani', di stretta osservanza fiorentina (Aldo Duro, a cavallo tra gli anni '980 e '990), dichiara che "gli" dativo plurale, maschile e femminile, è usato da buoni scrittori e ne riporta due esempi. 2a: «Chi si cura di costoro a Milano? Chi gli darebbe retta?» (Manzoni, v. anche sotto). 2b: «le belle ragazze di qui non sono degne di portargli le scarpe, a quelle di Napoli» (Verga. A me questo secondo esempio sembra poco significativo: la frase è colloquiale e direi obbligata la scelta). 3. Il 'Grande Dizionario' del Battaglia riporta altri esempi, estesi su un maggiore arco temporale. 3a: «L'essere amati gli è sommamente caro, parendo loro che chi gli ama gli approvi» (Della Casa: è un bell'esempio d'uso delle due diverse forme nello stesso periodo, con impeccabile senso dello stile). 3b: «Non so quel che i peripatetici fusser per dire, atteso che le considerazioni fatte da voi credo che gli giungerebbero per la maggior parte nuove» (Galileo: qui lo "pseudo-purista" «giungerebbero loro» sarebbe un vero sconquasso). 3c: «Provvedutamente usando le cose del mondo a quel fine che gli furono concedute, conducono ordinatamente la temporal vita e nell'eterna saranno felici» (Cesari, 1817: forse è l'esempio piú neutro: «furono loro concedute» sarebbe equivalente). 3d: «Per via, incontrò i vecchi amici, ma ogni volta, dopo cinque minuti di silenzio e d'imbarazzo, gli stringeva la mano: «Basta, arrivederci!» e se ne andava» (Brancati, 1945: mi sembra l'esempio piú convincente di tutti). 3e: «Se vengono i ladri stanotte,/ salta in mezzo ai filari e gli fiacca la schiena.» (Pavese). 4. Altri due esempi dalla 'Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti' (vol. secondo, §463) di Gerhard Rohlfs, un testo fondamentale di cui esiste un'edizione economica (Einaudi, PBE 149). 4a: «Che gli ho da dire, signori miei» (Fucini, toscano del secondo Ottocento: davvero quasi dialettale). 4b: «molti cittadini eransi andati a richiamare al pretore... per cagione de' beni che egli involati gli avea» (Straparola, novellista del Cinquecento: la frase sfuma via leggerissima insieme ai beni, mentre «involati avea loro» mi ricorderebbe una "pennichella" di bisonti). 5. Nella "quarantana" Manzoni ha sostituito circa un terzo dei "loro" al dativo (in linguaggio maccheronico-informatico non si potrebbe quindi parlare di "replacione"): nella "ventisettana" la frase citata sopra era «Chi darebbe lor retta?». Un altro facile esempio si trova nel capitolo del tumulto, subito prima della presentazione del vecchio malvissuto: un «...guardar loro in viso» diventa «...guardargli in viso», peraltro ostico da pronunziare (oggi credo che useremmo "guardare" come transitivo e scriveremmo "guardarli in viso", anche se a ben vedere ha un significato leggermente diverso). Secondo il Rohlfs, la decisione opposta dell'Ariosto fu dovuta alle censure del toscano Varchi. A mio parere, non vale la pena d'invocare in questa 'querelle' né l'Ariosto né il Manzoni: sono due casi che si compensano, ma soprattutto rappresentano delle forzature. Le loro "seconde scelte" sono entrambe a tesi ("decolloquializzare" in un caso, "ritoscanizzare" nell'altro), non nascono dal ritmo intrinseco del verso o della frase (devo anche dire che mentre nel caso del Manzoni il confronto tra le due edizioni è facilissimo, io non conosco la prima edizione del 'Furioso' e non ne esiste un'edizione interlineare). 6. Da Leopardi ('Zibaldone di pensieri': anche gli appunti personali si possono scivere a un sommo livello di stile) cito però un tipico caso nel quale "gli" starebbe malissimo: «...secondo che lor conveniva».

Autore : Vittorio - Email : Vittorio.Mascherpa@rcm.inet.it
Inviato il : 07/01/2003 alle 13.24.49


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