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problemi falsi e veri

Creato il: 30/10/2002 alle 11.41.22

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problemi falsi e veri
Caro drugantibus, sono anch'io molto contento di poter piacevolmente dibattere sul problema da lei sollevato, ma non mi sembra di poter paragonare l'importanza della correttezza grammaticale e stilistica (anche nel parlare, s'intende) a quella dell'uniformità fonetica (e perché poi limitata alle "e" e alle "o"? Sussistono infatti differenze regionali considerevoli anche nella pronuncia delle consonanti, le quali, a detta d'un signore che di suoni se ne intendeva parecchio, massimamente contribuiscono alla comprensibilità delle parole). Sono anzi convinto che proprio il non voler intendere la "normalità" (in quanto storicità) delle diverse pronunzie regionali causi "nervosismo" e diffidenza e, perlomeno dalle mie parti, sfociasse sovente -e forse, ancora sfoci- nell'intolleranza: non dovrebbe essere necessario diventare "vecchi e saggi" per non sentirsi a disagio quando s'ascolta pronunciare "signòre" (lo fanno milioni d'Italiani) o raddoppiare qualche consonante che di persona si pronuncerebbe semplice (come lei sa, lo fanno altri milioni d'Italiani, e anche questi, a mio parere, possono fare benissimo a meno di cercar di correggersi dai loro "errori", che molto spesso dimostrano solo l'inadeguatezza delle codifiche). Tempo fa, gl'Inglesi non soltanto s'innervosivano, seppure con il provrbiale autocontrollo, sentendo pronunciare da uno straniero "bifstèk" anziché "bifstéik", ma tendevano, piú o meno intenzionalmente, a non comprendere l'interlocutore. Quell'atteggiamento di "isolazionismo fonetico" cominciò a cambiare profondamente, mi creda, dopo la svalutazione della sterlina nel 1967... Le dirò ancora: trent'anni fa, quando da milanese "ambrosiocentrico" fui catapultato a Roma e poi a Terni per quindici mesi di servizio di leva, piú che le ovvie disuniformità regionali della pronuncia mi colpirono e mi sembrarono significative quelle dell'accentuazione delle diverse parti nel discorso parlato. Ricordo questo per significare che, anche se gl'Italiani si volessero dedicare alla realizzazione del suo auspicio d'omologazione fonetica, resterebbero sempre evidentissime quelle differenze di tono espressivo che contribuiscono alla vera grandezza d'una lingua viva: volerle conculcare sarebbe non soltanto velleitario, ma del tutto inopportuno. In altre parole, caro drugantibus, si può facilmente fingere di proibire la costata alla fiorentina o l'uso del midollo nel risòtto, ma non si potrà mai imporre, per tornare a un esempio che ho già usato, di mangiare cóppa a chi è abituato a mangiare capocollo.

Autore : Vittorio - Email : Vittorio.Mascherpa@rcm.inet.it
Inviato il : 30/10/2002 alle 11.41.22


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