Accademia Accademia della Crusca
Cerca nel sito 
La lingua in rete > Forum
L'Accademia
Storia
Attività
Notiziario
Pubblicazioni
Biblioteca virtuale
La lingua in rete
Crusca in gioco

[ Forum ]

c'ho = che ho

Creato il: 19/10/2002 alle 14.34.43

Messaggio

c'ho = che ho
Se nella lingua c'è una lacuna, in qualche modo tende a riempirsi, tanto più in una lingua scritta che è spessissimo, come l'attuale, vicina al parlato. La lacuna in questione consiste nell'impossibilità di mettere per scritto espressioni comunissime nel parlato come "cià" (mi arrangio con i grafemi disponibili nel programma di posta elettronica), "ciànno", eccetera, in modo da distinguerli da "cì-à", "ci-ànno". A questo punto ci sono due soluzioni possibili: o si trova un nuovo grafema, per esempio "c" sormontato da un accento circonflesso - ma mi pare un'operazione del tutto astratta; oppure si accetta un certo grado di approssimazione e di ambiguità, con la pratica (che sta prendendo piede) del "c'ha", "c'hanno"; approssimazione e ambiguità che non mi sembrano inferioriori nella situazione attuale, in cui "ci ha" può pronunciarsi in due modi diversi. Si obbietta che, sostituendo la "i" con l'apostrofo, la pronuncia corretta sarebbe "ka". Ma il carattere convenzionale della lingua non ci impedisce in assoluto di assegnare all'apostrofo, in alcuni limitati contesti, la stessa funzione della "i" che sostituisce, quella di palatalizzare la "c". Si riobbietta che esistono già, in testi letterari non contemporanei, dei "c'ha" e dei "c'hanno" che stanno rispettivamente per "che ha" e "che hanno". Data la rarità di simili forme, risponderei senz'altro: pazienza, sarà il contesto a guidarci verso la pronuncia corretta (ma non si potrebbe proprio scrivere il pur brutto "ch'ha" se si tratta di un pronome relativo?). Termino questo parere non da tecnico, ma da semplice utente della lingua scritta, con un esempio letterario del motivo per cui la lacuna tende a essere colmata. Si tratta della traduzione del romanzo Le ceneri di Angela di Frank McCourt. Qui "c'ha" si trova quasi a ogni piè sospinto, per il semplice motivo che l'autore cerca di rendere un registro colloquiale molto spinto: Tie'. Tieni 'sta busta di frutta. Se non la davo a te la buttavo. Capito? Allora...tie', piglia. Ci stanno mele, arance e banane. A te le banane ti piacciono, no? Sì sì, secondo me ti piacciono, e pure tanto, eh? Ah, ah,. Io lo so, che ti piacciono. Tie', piglia 'sta busta. Tu c'hai una mamma brava. E tuo padre...? Ebbe', quello c'ha il problema, come tutti gli irlandesi [beve]. Dagli una banana, ai gemelli. Falli sta' zitti. Li sento fino dall'altro lato della strada. Il traduttore per me ha fatto bene. Si provi a incuneare in questo testo "ci hai" e "ci ha" e mi si dica se non gelano il pathos popolaresco, più di quanto disturbino il nostro purismo ortografico. Cordiali saluti, Giorgio Ragazzini - Firenze

Autore : Giorgio Ragazzini - Email : giorgioragazzini@tin.it
Inviato il : 19/10/2002 alle 14.34.43


Gli altri messaggi

c'ho = che ho - quoreconla - (11/10/2002 14.31.43)
R: c'ho = che ho - drugantibu - (16/10/2002 16.56.39)
R: c'ho = che ho - Giorgio Ra - (19/10/2002 14.34.43)
R:R: c'ho = che ho - Vittorio - (22/10/2002 12.48.43)
R:R:R: c'ho = che ho - quoreconla - (23/10/2002 14.07.03)




Forum
 
Copyright 2002 - Accademia della Crusca - Tutti i diritti riservati - Powered by Dada