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Pilotare la lingua? Breve risposta a Infarinata

Creato il: 10/10/2002 alle 09.48.11

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Pilotare la lingua? Breve risposta a Infarinata
Stupisce questa malcelata difesa di quello che io definirei un certo provincialismo linguistico che vede nella contaminazione a tutti i costi, per lo più di matrice anglosassone, l'arricchimento se non il perfezionamento del nostro idioma! Con ciò non intendo dire che non si possa o che non vada comunque accettata una naturale immissione di “forestierism”i in tempi di totale globalizzazione: la varietà e la bellezza di una lingua risiede nella sua eterogeneità e l'italiano ne è un ottimo esempio! Senza contare che la globalizzazione lungi dall’indicare la globalità delle culture appiattisce se non cancella le molteplici specificità e non solo linguistiche! Come è naturale che qualsiasi tentativo di normalizzare “dall’alto” l’uso e la scelta dei vocaboli risulta velleitaria quanto impraticabile! Ma da qui a celebrare in modo univoco l'integrazione di un'unica matrice (ovviamente parlo dell'inglese)per motivi sinceramente più afferenti all'egemonia macroeconomica che all'effettivo arricchimento etimologico e semantico, mi sembra dipendente e oltremodo riduttivo. Credo,a tale proposito,che non possa essere sottovalutata l'indicazione "Saussuriana" in merito alla simmetria che intercorre tra la diffusione di una lingua e l'egemonia politica e culturale che essa esprime e rappresenta.Mi riferisco,in questo caso,al Pangermanesimo ed al tentativo da parte del regime nazista dell'uso della lingua come primo strumento di penetrazione ideologica. Noam Chomsky,da parte sua, rileva un fenomeno analogo per quel che concerne l'inglese e la sua diffusione a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. A tale scopo andrebbe rammentato che l'inglese è considerato dai linguisti una lingua ibrida che alla complessa ricchezza strutturale e idiomatica delle lingue romanze ed orientali non può aggiungere nulla se si eccettua una indiscutibile sinteticità nella terminologia tecnica. Di conseguenza non vedo proprio come considerare queste "adozioni a senso unico" un fertilizzante per qualsivoglia idioma:io parlerei,invece, di sterilizzante. Per cui, invece di preoccuparci se si è all'altezza , durante simposi e convegni internazionali, di farcire i nostri " discorsi d'autore" con esotismi linguistici ( come fanno i francesi, se non erro) ci si preoccupi della crescente e diffusa ignoranza in merito alla grammatica ed alla sintassi, come inequivocabilmente e diuturnamente dimostrato dai mezzi d'informazione nostrani! Infine, per quel che attiene , dato lo stato attuale, l’auspicabile convivenza fra le nuove acquisizioni e le terminologie autoctone, appare alquanto singolare l’asserzione che vuole l’uso dei barbarismi (registro linguistico, se non erro)adottato o più precisamente indossato a seconda delle occasioni , più o meno come un abito da sera per un ricevimento o un completo da pomeriggio per un te con le amiche! Non pensavo che l’espressione linguistica si riducesse ad un problema di “ bon ton”. Lilium

Autore : lilium - Email : lysrouge57@hotmail.com
Inviato il : 10/10/2002 alle 09.48.11


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