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la lettera 'j'

Creato il: 31/07/2003 alle 23.39.31

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la lettera 'j'
La prima osservazione che mi viene in mente è che nessuno dei quattro esempi da Lei portati (junior, Juventus, jeans, jazz) è una parola italiana. A mio parere, quando si parla del possibile uso della 'j' in italiano si deve pensare o alla 'i' semiconsonantica, o, volendo proprio fare i ricercati, alla vecchia grafia, attestata (o forse, proposta) dalla prima edizione del Vocabolario della Crusca (1612), di quei plurali che oggi si scrivono o con una sola 'i', o con la 'î', mentre fino a non molti decenni fa si trovavano scritti quasi sempre con due 'i'. Per il primo caso: noia => noja; per il secondo, princípi = principî = principii => principij. Nelle parole straniere, visto il diffusissimo rifiuto di semplificarne la grafia al modo italiano ('flooding' => 'flàding', come, a scopo espressivo, in Primo Levi; 'Desmoulins' => 'Demulèn', come, a scopo polemico, in Carducci, 'Ça ira': una bella contraddizione, quest'ultima, a guardar bene), la 'j' è ovviamente usata come lettera d'altri alfabeti e a mio parere va meglio chiamata con il nome straniero del caso. Quando la si usa in italiano -dal quale non è infatti del tutto scomparsa: è ben raro trovare scritto 'Jonio' con la 'I', e la 'j' occorre anche in alcuni cognomi- la tradizionale denominazione di 'i lunga' mi sembra non richiedere alterazione. Personalmente temo che, se ci mettessimo a scrivere 'noja', tre giorni dopo qualche brillante annunciatore radiofonico s'esibirebbe indisturbato in un bel "nogia", o "noggia" che sia (chiedo venia a quelli piú seri, ma due ore fa -31 luglio, ore 13.20 circa- ho sentito a Radio Tre, in meno di quattro minuti, dapprima Federico II di Svevia saltare a mo' di canguro un paio di dinastie e diventare d'Aragona, poi ho appreso che Castel del Monte è una fortificazione, e infine che esiste la provincia di Andria: sarebbe meglio pagarli perché vadano a spasso, stando però zitti. La gentile "operatrice culturale" intervistata ha fatto tutto il possibile per non mettere a disagio l'intervistatore: dopo una rettifica del fantasioso «d'Aragona» cosí discreta da mettere invidia alle zie del Narratore proustiano, il Dugento è diventato il «secolo dodicesimo»).

Autore : Vittorio - Email : Vittorio.Mascherpa@rcm.inet.it
Inviato il : 31/07/2003 alle 23.39.31


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