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La sapida ironia e l'eschivevole falco

Creato il: 27/06/2003 alle 17.02.04

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La sapida ironia e l'eschivevole falco
'Ineschivabile': sí, è vocabolo d'una sonorità, che m'accattiva e –certo!– sveglia e tien desta –se usato– l'attenzione di chi ascolta; non cosí per 'necessario', che, pur non contestandone la canonicità –matematica e filosofica– in quella formula, che quasi fu pomo di Eva o –anche– mela di nozze fra Teti e Peleo, l'uso e l'abuso diffuso han reso lemma d'inefficacia inflattiva e incomprensibile, come pur ha mostrato chi, sino a poco, era a conversare tra noi. 'Ineschivabile' m' ha riportato –come d'un volo– al nome d'un falco, cosí come lo si designa localmente dalle mie parti –uno sperso paese del Materano–. Il rapace è il grillaio –'falco naumanni'–, che di nome, da noi, fa 'skorzëlavintë' (segno con 'ë', quel suono, che meglio sarebbe reso da una 'e capovolta' –lettera, che, pur essa, fu bellica e gallica–; mentre la 'i' andrebbe messa, piccola, in alto, per l'esiguità del volume, che la sua sonorità occupa). L'espressione dialettale, tradotta letteralmente, suona 'sbucciavento', dove il primo elemento –voce verbale di 'sbucciare'– si precisa semanticamente nell'accezione –poco usuale, certo, ma, pur tuttavia, presente nel nostro lessico– di "scansare, schivare con accortezza un pericolo"; perciò, 'skorzëlavintë' significa "[falco che] scansa, schiva con accortezza [le insidie del] vento": 'sbucciavento', dunque, o 'schivavento'. In tale designazione dell'eschivevole grillaio, si nasconde, forse, la compiaciuta rivalsa del nomenclatore; di chi, cioè, dovendo subire la furia capricciosa di un elemento della natura –il vento–, si compiace nel vedere uno –il falco–, che, invece, di soggiacere a esso, lo domina, schivandone le raffiche e i sinistri. E con volo da palo in frasca, qui a beccar un grillo, là a artigliar una cecignola (non da Pindaro, certo, ché, sol anche per escludere, sol in sogno mi par veniale), mi va da apprezzare la sapida ironia, della quale ha condito il fondo del Suo piatto –d'apiciano olio, forse–, schivante e sbucciante, quasi disservendo, il lato causidico della questione. Sapido è eccessivo, forse, ché il tocco d'aroma è da gran 'chef', e tocca le papille della mente come i cilindrici tasti d'un 'bandonéon', che s'abbassano e si alzano in una veloce e vertiginosa ola musicale. Già! E ancora: è ai banchetti che il dir, da solenne e spondaico –ma anche gioioso e giocoso–, si fa discorde e iroso.

Autore : Luigi Pizzilli - Email : luigiduilip@tiscali.it
Inviato il : 27/06/2003 alle 17.02.04


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