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Sulla «pronuncia tradizionale»

Creato il: 14/04/2003 alle 13.02.40

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Sulla «pronuncia tradizionale»
Prima di risponderLe, una domanda (se è straniero/a, la ritiro), ma mi risponda onestamente: Lei quante volte ha sentito dire «[egli] valúta» anziché «vàluta»?... Questo è uno dei casi in cui la cosiddetta «pronuncia tradizionale» della lingua italiana, in questo caso piú etimologica (ma si badi: in linguistica, in riferimento all'italiano, si dice convenzionalmente «etimologica» una pronuncia piú aderente al latino, che non è necessariamente la piú etimologica in senso proprio [in questo caso, sí], o la piú consigliabile in un contesto «normale») ha segnato il passo. La pronuncia piana per le prime tre persone dell'indicativo presente di «valutare» [e sdrucciola per la terza plurale] si sente ormai quasi esclusivamente (e, invero, assai raramente) nel contado centrotoscano, ed è sempre piú sentita (dagli stessi Toscani) come «popolare» anziché «letteraria». La «modernizzazione» dell'«italiano standard» sta proprio nel prendere atto di questi mutamenti, e non nell'adozione di un altro, artificiale standard, il cosiddetto «neostandard», senza storia, coerenza o giustificazione linguistica, inventato a tavolino nell'intento (forse encomiabile ma difficilmente giustificabile) d'elevare a sistema un «italianaccio raccogliticcio» che trova la sua «raison d'être» solo nell'abulia e l'ignoranza di molti dei nostri «professionisti della voce» d'oggi. Ché, se questo «neostandard» fosse effettivamente «parlato» dalla maggioranza dei parlanti centroitaliani [mediamente istruiti] (non necessariamente solo toscani, anche se quest'ultimi dovrebbero sempre avere un «peso» maggiore -gli altri non s'offendano: le loro parlate/dialetti/«lingue» sono fono/morfo-sintatticamente troppo distanti dall'italiano standard per poter esservi direttamente incorporate), allora sí che bisognerebbe promuoverlo, ma cosí non è: gli stessi «professionisti» di cui sopra si «risintonizzano» automaticamente, nella loro quotidianità, sui loro rispettivi italiani regionali. Nulla sta piú a cuore a chi scrive (e questo -bisogna riconoscerlo- in comune coi promotori del neostandard) d'un italiano che sia il piú aderente possibile al parlato odierno, ma proprio per questo il neostandard _non è_ accettabile. Il «DiPI» di Luciano Canepàri è, in ciò, uno strumento meraviglioso: prendete la pronuncia «tradizionale» (o quella «moderna», quando le due coincidono) e controllate (modulo refusi! ;-) se è ancora la piú usata in Toscana («T»). Se lo è, bene; sennò, scegliete l'altra: ecco bell'e fatto il _vero_ «neostandard»! Il quale è automaticamente «coerente», perché naturale, non artificiale, evoluzione della nostra lingua. La pronuncia moderna, quando non coincide con la tradizionale, cosí come la seconda variante toscana, rimangono pronunce accettabilissime e, talora, piú «etimologiche», ma è la loro sistematizzazione in uno «standard» che «non regge». [L'autore si scusa di questo lungo sfogo, forse neanche troppo a proposito: l'opinione qui espressa è ovviamente personalissima, ancorché -ci piace constatare- condivisa da molti dei partecipanti a questo forum. «Ho ékho:n ô:ta akoúein akouéto:».]

Autore : Infarinato - Email : p.matteucci@soton.ac.uk
Inviato il : 14/04/2003 alle 13.02.40


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