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relativizzazione dei complementi di luogo

Creato il: 03/04/2003 alle 23.49.15

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relativizzazione dei complementi di luogo
Caro Nicola, temo che Lei parta dalla premessa sbagliata. I «complementi» non sono altro che un «artificio» dei linguisti per spiegare alcuni nessi morfosintattici d'una lingua, per poter, quando possibile, classificare/generalizzare determinati costrutti e compararli con/tradurli negli analoghi costrutti di altre lingue (ogni qual volta, ben inteso, un tale confronto abbia senso). Una risposta veloce al Suo quesito potrebbe essere la seguente: in tutti e tre gli esempi da Lei proposti la preposizione «a» introduce un complemento «indiretto» o, il che è lo stesso, e banalizzando: i verbi in questione «si costruiscono con la preposizione ‹a›»... Questo, in fondo, è il significato della parola «complemento»: un complemento al nucleo «soggetto-predicato». A seconda dell'azione espressa dal verbo, i complementi indiretti che da esso dipendono si possono poi classificare in complementi di termine, di moto a luogo, etc. Ora, però, in generale, quest'«analisi logica» è immediata solo nel caso di verbi usati nel loro significato primo e/o privi d'affissi e/o quando se ne conosca l'etimo. Consideri il verbo «partecipare»: in latino, «participare» nel suo significato primo (_transitivo_) di «rendere partecipe [«particeps»] qualcuno di qualcosa» si costruiva coerentemente con l'accusativo del reso partecipe e col genitivo della cosa di cui si rendeva partecipi, perché, appunto, significava «rendere partecipe CHI? DI CHE COSA?». [Questo significato «causativo» è comune a tutti i verbi della prima coniugazione cosí derivati da un sostantivo, anche italiani.] Nel significato (intransitivo, essenzialmente pre- e post-classico) di «prendere parte a/condividere qualcosa», invece, si costruiva, in epoca preclassica, con l'accusativo e, poi, in epoca tarda, con «de» e l'ablativo o con l'ablativo semplice: una sorta di «complemento di limitazione»... E d'altra parte: lo sapeva Lei che, in inglese, «participate» si costruiva un tempo con «of» o «with» e oggi con «in»? Segno, questo, di un mutamento nel modo di percepire il verbo, di cui s'è progressivamente dimenticata l'origine e in cui è finita per prevalere l'analogia con costrutti simili. Per «assistere» la cosa è ancora piú semplice: si tratta di un verbo composto con la preposizione (latina) «ad», il cui significato primo era «mettersi in/prendere posizione presso/in un certo luogo», un «moto a luogo», quindi, introdotto coerentemente da «ad», appunto, ma anche da altre preposizioni a seconda del «tipo di luogo» nel quale ci s'accingeva a prender posto. Col significato traslato di «prendere le difese di [qualcuno]» si costruiva invece col dativo: doveva essere quindi sentito dai Latini come una sorta di «complemento di vantaggio» o «interesse»... ma vede: è sempre il verbo, e il modo in cui è usato, a definire il complemento. Infine, «presenziare» è un neologismo (italiano) che deriva dal sostantivo (latino) «praesentia»: la sua costruzione è analogica a quella di verbi di simile significato e, se proprio vuole, può chiamare il complemento da esso retto «complemento di partecipazione», astrazione linguistica d'un non sempre chiaro (e spesso tortuoso) processo mentale diacronico.

Autore : Infarinato - Email : p.matteucci@soton.ac.uk
Inviato il : 03/04/2003 alle 23.49.15


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