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Storia dell'accento grafico

Creato il: 11/03/2003 alle 17.17.06

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Storia dell'accento grafico
La 'Grammatica italiana' del Serianni (ed. UTET) ricorda (cap. I, par. 164) la normalizzazione UNI (Ente Italiano di Unificazione) della divisione in sillabe, emessa nel 1969, e poco piú avanti quella dell'uso degli accenti. Non avendo trovato nel testo del Serianni l'identificazione delle norme citate, ho cercato nel catalogo UNI, precisamente nell'elenco delle norme in vigore al 1° gennaio 1992. Sotto il riferimento 558, vengono indicate due norme, la 6015 del luglio 1967, 'Segnaccento obbligatorio nell'ortografia della lingua italiana', e la 6461 del luglio 1969, 'Divisione delle parole in fin di linea'. Il Serianni riassume la questione piú o meno come segue: 1) la norma UNI "definisce" i casi in cui va segnato l'accento tonico con i sei simboli 'à', 'è', 'é', 'ì', 'ò', 'ù' e la scelta tra "è" ed "é"; 2) alcuni preferiscono usare per le "i" e le "u" l'accento acuto anziché il grave; 3) la grafia a stampa «tradizionale» italiana (tranne che per i vocabolari, specificanti sempre l'accento fonico) utilizzava solo il simbolo dell'accento grave. fin qua il Serianni. Poi: a) ho guardato nell'unica edizione settecentesca che ho in casa, e non v'ho trovato alcun accento acuto; b) nel Battaglia si trova citata, sotto l'esponente "accento", una frase (pag. 8 della riedizione 1952) della 'Grammatica italiana' del Petrocchi, defunto nel 1902, che loda, con vigore polemico, il "nuovo" uso di distinguere nella grafia a stampa tra suoni aperti e chiusi; c) in un'edizione Treves del 1906 (primo libro delle dannunziane 'Laudi', probabile ristampa della prima edizione) vedo un grande sfoggio d'accenti fonici anche in corpo di parola; quelli acuti mi sembrano aggiunti a caratteri di stampa che ne erano originariamente sprovvisti; d) la famosa edizione Zanichelli su carta india, con rilegatura amaranto, delle 'Poesie' del Carducci usa i due accenti per le "e" e quello acuto per le "i" e le "u"; non vi manca un parco uso d'accenti fonici in corpo di parola (la copia in mio possesso porta in 'explicit' la data del 31 ottobre 1921); e) la 'Grammatica italiana' del Panzini, risalente agli anni '930 e ripubblicata da Sellerio intorno al 1990, fa vistosamente uso solo degli accenti gravi; raccomanda ed esemplifica l'indicazione dell'accento tonico anche in tutte le parole che possano risultare d'accentazione dubbia, ossia, di fatto, in tutte quelle non piane (come fa il TCI per i toponimi nelle sue guide e carte): l'italiano scritto in questo modo mi richiama irresistibilmente un certame oratorio tra singhiozzanti cronici; questo non mi distoglie però dalla meditata convinzione che usare, per lo studio di base della grammatica nelle scuole preparatorie, testi di mozartiana "semplicità" come quello del Panzini sarebbe d'ineguagliabile vantaggio (insegnare il minimo indispensabile, ma pretendere, innanzitutto come scuola di metodo, ch'esso venga metabolizzato senza omissioni; perniciosi mi sembrano, ai fini della formazione, i testi per la scuola media inferiore contenenti la 'summa' dello scibile e destinati prima all'esercizio del salto in lungo, poi ad alimentare il mercato dell'usato, "tanto quel che serve non l'insegnano certo a scuola"); f) l'edizione Einaudi 1942 delle 'Memorie del sottosuolo' di Dostojevskij distingue gli accenti per le "e" ed usa gli acuti per le "i" e le "u"; g) come ho già accennato, la grammatica per le scuole medie del Migliorini (metà anni '950) definiva "normale" l'uso dell'accento grave per tutte le toniche (quando previsto) e riservava l'indicazione dell'accento fonico ai dizionari, ma aggiungeva che alcuni preferivano distinguere tra "è" ed "é" e usare gli acuti per le "i" e le "u"; nel testo, il Migliorini usa l'accento acuto per le "e" finali che anche oggi s'usano scrivere in tal modo; h) nella grammatica di Dardano e Trifone (metà anni '980) la posizione del Migliorini appare capovolta: "normale" (siamo ormai dopo la normazione UNI) è considerato l'uso che prevede anche la "é", ma si considera ancora ammissibile quello dei soli accenti gravi per indicare l'accento tonico; i) ho già riferito sull'evoluzione dell'accento grafico tra le prime raccolte di Montale nello «Specchio» mondadoriano e l'einaudiana 'Opera in Versi' del 1980.

Autore : Vittorio - Email : Vittorio.Mascherpa@rcm.inet.it
Inviato il : 11/03/2003 alle 17.17.06


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