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Leggi ortografiche

Creato il: 27/02/2003 alle 19.14.30

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Leggi ortografiche
L'argomento è appassionante e si presta senza dubbio a diverse e personali letture, anche se non so a quanti altri partecipanti al forum interessi la particolare angolazione dalla quale lo stiamo vedendo; quindi Le risponderò con la tipica "brevità" degli ostruzionisti di professione, ma, spero, in modo abbastanza distaccato per consentirci, se vuole, di proseguire la discussione, anche con maggior dettaglio, in diversa sede (altri interventi mi sarebbero comunque graditissimi e tenterò di provocarne). 1. L'uso di scrivere le parole straniere con la grafia nazionale è piuttosto antico in molte lingue: in Italia fu caldeggiato per i nomi propri anche dal Carducci, che sostenne una memorabile polemica per il «Demulèn» (= Desmoulins) di 'Ça ira', ma poi scomparve; forse avrebbe aiutato a limitare un poco gli... orrori di pronunzia. Ricordo quindi con piacere il quasi recente (anche se forse adottato per coerenza con il contesto narrativo) «flàding» di Primo Levi ('La Chiave a stella'), accompagnato da una descrizione del guaio che trovo di rara efficacia. Anche per le traslitterazioni, né i Tedeschi, né i Francesi, né, manco a dirlo, gl'Inglesi hanno mai reputato opportuno d'usare simboli estranei ai loro tradizionali alfabeti: per esprimere suoni non troppo diversi da quelli che noi emetteremmo leggendo le lettere "sciostacovicc" scrivono tranquillamente Schostakowitsch, Chostakovitch o Shostakovich, mentre noi, se non vogliamo passare per zulú (con la minuscola, sia ben chiaro), dobbiamo ricorrere a un simbolo estraneo alla grafia italiana e ad altri due inesistenti nell'alfabeto Webster (e non disponibili nella massima parte dei computer); ma, nonostante il nostro rigore, sentiamo spesso declamare delle amenità. Torno al tedesco. Ignoro e non so come trovare (forse Lei può aiutarmi) il testo della vecchia legge del 1901: ne conosco in una certa misura i dettami solo per quel che a suo tempo m'hanno fatto studiare o grazie ai numerosi esempi riportati nella nuova 'Deutsche Rechtschreibung' della Duden (ove la grafia "Spagetti" è chiaramente indicata d'ammissibilità soltanto recente). In realtà le norme pubblicate nel 1996 non consentono, in luogo di quella originale, una grafia «semplificata», bensí correttamente "germanizzata" (»nach der deutschen Schreibweise«, ovvero »eingedeutschte Schreibweise«, o anche, avverbialmente, »eindeutschend«), secondo regole molto precise e intese non tanto ad avallare errori ricorrenti, quanto a facilitare la corretta assimilazione dei significanti stranieri. Da una parte è ovvio che già da tempo "Spagetti" stesse battendo "Spaghetti" nei menú, federali o democratici che fossero, e questo può fare storcere il naso a qualche italiano (a me molto meno che mangiarli, siffatti 'Spagetti', anche se presentati con l'italica acca); ma dall'altra io preferirei, per assurdo, vedere "legalmente" scritto 'dschacka' anziché sentir dire erroneamente 'ghiacca'. Non mi sembra inoltre che offrire a chi scrive la possibilità di scegliere tra due opzioni, entrambe logicamente fondate, rappresenti un esempio di «livellamento verso il basso». Nel testo ufficiale della legge compare anche l'importantissima raccomandazione stilistica »Man sollte aber innerhalb eines Textes auf eine einheitliche Schreibung achten« (ossia: fate ben attenzione a non usare in un testo due stili grafici diversi). Aggiungo una curiosità personale: quando dichiaro il mio cognome in Austria o in Germania, devo sempre scegliere se alterarne in Maskerpa la grafia, al modo del tipografo ticinese Schìra quando passò il Gottardo, oppure proporne la pronunzia Mascèrpa (piú consigliabile se è prevista la dichiarazione d'un numero di documento...). 2. Sulla grafia cosiddetta «storica» delle vocali con l' 'Umlaut' tramite la "e" invece della dieresi, è molto opportuno chiarire che l' 'Umlaut' non è propriamente un simbolo grafico, ma un fenomeno fonetico, come l' 'Ablaut' tipico delle coniugazioni verbali "forti". Il significato letterale di 'Umlaut' è all'incirca quello di "suono girato"; 'Ablaut' indica invece il suono in certo modo "spostato" che si ottiene, per esempio, passando da 'finden' a 'fand' e a 'gefunden' (le vecchie grammatiche a uso degl'Italiani rendevano 'Umlaut' con "raddolcimento", per il suo effetto sulla pronunzia delle aspirate che seguono, e 'Ablaut' con "modificazione della vocale tematica"). Le »Umlautbuchstaben« della norma possono quindi trovare un corretto traducente italiano in "caratteri da usarsi quando c'è il raddolcimento". Le forme che la grafia dell' 'Umlaut' ha assunto in passato sono svariate (l'uso della dieresi è in realtà molto antico) e spesso sensibilmente diverse da quella stabilizzatasi intorno a metà Ottocento, ma non "maggioritaria" negli ultimi tre secoli. Ricordo anche, per un esempio 'a fortiori', che un classicista come il Grillparzer (ca. 1835) scriveva addirittura "Göthe" invece del comune "Goethe" (l'edizione nella quale leggo è anteriore alla recente riforma ortografica e presenta anche altre particolarità che mi lasciano supporre l'uso della grafia originale). Non credo comunque (anche se non attiene al nostro argomento) che la grafia alternativa con le "e" sia destinata a scomparire cosí facilmente, nonostante a mio parere l'intenzione del legislatore sia stata anche quella, non proprio "livellante", di mantenere l'incompatibilità della grafia tedesca con l'alfabeto Webster: se ovviamente non si trovano indirizzi internet tedeschi con le dieresi, queste non vengono però trascurate (come spesso facciamo noi per gli accenti) ma sempre sostituite dalle vecchie "e". 3. Non sono purtroppo in grado di seguirLa in considerazioni di filosofia del diritto, branca dello scibile nella quale sono del tutto ignorante: negando che la nuova legge ortografica sia un 'summum jus' intendevo soltanto escludere, seppure in modo che riconosco non abbastanza chiaro, che la nuova legge ortografica possa essere considerata "ingiuriosa" nei confronti di chicchessia (è ovvio che le mie sono tutte considerazioni di non-germanofono).

Autore : Vittorio - Email : Vittorio.Mascherpa@rcm.inet.it
Inviato il : 27/02/2003 alle 19.14.30


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