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Buffissimo

Creato il: 27/02/2003 alle 18.59.44

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Buffissimo
Quel che Lei scrive è chiaro e incontrovertibile e, amando molto percorrere l'Italia "cisgotica", lo so bene di persona. Mi permetto qualche altra considerazione che forse Le farà trovare ancora piú buffi noi «italofoni del Nord»: fin quando non acquisiamo un minimo di cultura o non abbiamo un poco viaggiato, proprio il raddoppiamento in questione è il motivo principale che, spesso, ci fa sentire come tipicamente "meridionale" anche la pura «favella toscana» (mi creda, molti "transgotici" cadono ancora dalle nuvole quanto sentono che Firenze non è "al Sud", ed è anzi ben piú vicina al Danubio che a Capo Pàssero; ma per fortuna degli «stenterelli» s'è ormai persa notizia). Non c'è dubbio che anche dalle mie parti tutti dicano /soprat'tutto/ e /akka'sare/ (ovviamente con la esse sonora...), ecc., ma solo perché sembra richiederlo la grafia con le doppie, non certo perché si sappia che esiste la cogeminazione sintagmatica o ci si ricordi d'una "d" latina caduta nella notte dei tempi. Invece, nessun "nordico" che non sia provvisto di un minimo di conoscenze in materia immagina che "l'italiano standard" (concetto che mi sembra nascere dalle medesime e tarde velleità imitative che ci portarono a proclamare un effimero impero: anche per questo tendo a trovarlo terrificante) preveda la pronunzia di "vado a casa" in modo cosí diverso da "mi vô a cà". Sotto sotto, molti "polentoni" sono troppo ingenui per supporre che la lingua italiana, che stavano ormai cominciando a sentire come anche propria, si debba pronunziare "diversa da come è scritta": credo inevitabile attribuire a quel che si legge nella "propria" lingua i suoni che si sono appresi nell'infanzia. Con il libro in mano, dimentico che Calvino era di San Remo e Sciascia di Racalmuto: li sento parlare come se fossero nati tutt'e due in Foro Buonaparte (o nella contigua libreria di Via delle Erbe, dove furono acquistati i primi libri che di loro ho letto). Nella 'Commedia' non sento (purtroppo!) la parlata di Firenze, cosí come nel 'Giorno' non sento quella di Bosisio. Né credo che per declamare «Cantami o diva del pelìde Achille...» si debba cercar d'imitare l'accento d'Alfonsine.

Autore : Vittorio - Email : Vittorio.Mascherpa@rcm.inet.it
Inviato il : 27/02/2003 alle 18.59.44


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