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«È scherzo od è follia?»
Creato il: 02/10/2004 alle 22.21.00 |
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«È scherzo od è follia?»
Di Cantagalli, Cavalli dell’Ara e Salmaggi non so nulla; ma di Gabrielli e di Satta sí. Si legga i brani riportati qui sotto e poi mi dica se c’è da interpretare.
«Una delle regolette fasulle piú dure a morire, e che le grammatiche continuano monotonamente a tramandarsi l’un l’altra, e molti scrittori, anche grandi scrittori, continuano scrupolosamente ad applicare, è questa che dice: il pronome sé si accenta sempre quando è isolato: “se lo porta con sé”, per distinguerlo dal primo se che è congiunzione; invece non si accenta davanti a stesso e stessa, medesimo e medesima perché questa distinzione non è piú necessaria; però un momento: bisogna ugualmente accentarlo al plurale, e scrivere sé stessi e sé stesse per non scambiarli con le forme verbali di stare; invece se medesimi e se medesime vanno sempre senza accento perché la confusione, di nuovo, non è possibile…
Se la nostra grammatica non fosse infarcita di queste sottigliezze confusionarie, non sarebbe forse quella reietta che è. Vorrei ripetere a tutti quelli che mi leggono, e in particolare ai numerosi insegnanti ancora impastoiati in queste cianciafruscole, che una volta stabilito che il sé pronome si deve scrivere accentato per distinguerlo, come è giusto, dal se congiunzione (e l’esempio sopra citato ne dimostra la necessità), non si capisce poi perché uno stesso e un medesimo che seguono debbano modificare questa regola. Si fanno forse eccezioni tra il sí affermazione e avverbio e il si particella pronominale? Sempre accentato il primo, mai accentato il secondo. Seguiamo dunque una norma comune, e la regoletta fasulla andrà finalmente a farsi benedire.» (Aldo Gabrielli, Si dice o non si dice, Mondadori, 1990)
«Si volle, e si vuole ancora, questa diabolica distinzione: il sé pronome si accenta per distinguerlo da se congiunzione, ma non si accenta quando è seguito da stesso perché in questo caso la confusione è impossibile. Qualcuno ha osservato: un momento, con stesso e con stessa va bene, non c’è confusione; con i plurali stessi e stesse però si equivoca, perché ci sono stessi e stesse forme di stare (congiuntivo imperfetto). Geniale rimedio: accentare sé stessi e sé stesse, non accentare se stesso e se stessa. Qualcun altro allora con santa pazienza ha fatto osservare che non era molto intelligente accentare una parola per distinguerla da un’altra e poi sottilizzare caso per caso e vedere se si poteva fare a meno dell’accento; sennò, per esempio, non c’è bisogno d’accentare il pronome sé in posizione finale (“Farà da sé”) perché inconfondibile. E invero, se si continua di questo passo, nemmeno l’avverbio là è sempre da accentare, perché non sempre è confondibile con l’articolo femminile la.
In conclusione, e ci sembra cosa sensata: accenteremo sempre il sé pronome, anche davanti a stesso e a stessa. Come altre cento volte, siamo smentiti dagli scrittori; meno male, sennò ci sentiremmo a disagio, tanta è ormai l’assuefazione.» (Luciano Satta, Scrivendo e parlando, Sansoni, 1988)
E per finire, sarei curioso di conoscere la sua definizione di pleonasmo.
Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 02/10/2004 alle 22.21.00
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