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Coerente

Creato il: 17/09/2004 alle 18.38.09

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Coerente
Devo dire che non sono persuaso dalle argomentazioni di Infarinato (che pure si distingue di solito per l’estrema pertinenza ed accuratezza dei suoi interventi e che mi sembra sia anche uno studioso di fisica e matematica) a proposito dei termini consistente e autoconsistente. Sul fatto che gli altri anglicismi da lui citati siano discutibili posso essere d’accordo (mu e nu al posto di mi e ni e fare senso al posto di avere senso), ma per quanto riguarda consistente e autoconsistente in un senso affine a quello di coerente, io ritengo che si tratti di prestiti linguistici perfettamente leciti e conformi alle strutture lessicali, morfologiche e semantiche dell’italiano. Di solito le argomentazioni di sapore puristico già persuadono poco dal punto di vista scientifico, ma almeno che siano conformi ai precetti della glottotecnica di Migliorini, che prescrivevano l’accettabilità dei cosiddetti forestierismi quando si adattavano adeguatamente alle strutture dell’italiano. Da questo punto di vista, espressioni come quelle di Giulia Tonelli («si tratta di un termine non italiano, orrendo, inutilmente ricalcato sull'inglese e sostituibile da 'coerente'») appartengono piuttosto al cosiddetto “purismo ingenuo e sentimentale”, come l’aveva definito un grande linguista, che a un minimo di considerazione scientifica dei fenomeni linguistici. Innanzitutto va rilevato che è vero che in qualche maniera il significato tecnico di consistente e del sostantivo consistenza in logica è mutuato dal corrispondente inglese (e lo stesso è accaduto con il francese consistant e consistance), ma bisogna anche osservare che già in latino il verbo consistere e il participio presente consistens avevano il significato di “stare saldo”, “essere solido, ben fondato”, anche metaforicamente (così in dizionari che vanno dal Badellino-Calonghi al Conte-Pianezzola, fino al Forcellini e al Lewis & Short). Inoltre, nel latino medievale e moderno consistens e il sostantivo consistentia si riferivano anche, in fisica, a fenomeni di coesione, stretta coerenza fisica tra le parti (così si trovano definiti in lessici come quello di Rudolf Goclenius - Lexicon philosophicum, quo tanquam clave philosophiae fores aperiuntur, Informatum opera studio Rodolphi Goclenii, Francoforti, 1613, o nella Confessio naturae contra atheistas del grande Leibniz. Cfr. http://www.ac-nancy-metz.fr/enseign/ philo/textesph/Confessio_naturae.rtf ): da qui la trasposizione anche alla logica e alla matematica. Il fatto è che nel latino medioevale e moderno si trovano spesso occorrenze di termini che hanno subito slittamenti semantici anche grazie a scambi terminologici continui tra le varie discipline scientifiche, che poi si sono trasferiti alle lingue moderne (soprattutto in una lingua così “avida” di calchi semantici e lessicali come l’inglese). Perfino Alessandro Manzoni usa il sostantivo consistenza in un senso analogo, ossia di ben fondatezza (e da lì alla coerenza il passo è breve). Ecco il passo: «Questo miglioramento parziale, se si può chiamar così, lungi dal dar consistenza al sistema, non può altro che farne risaltar più vivamente la contradizione intrinseca e incurabile». (Osservazioni sulla morale cattolica, Appendice al capitolo III. Cfr. http://www.classicitaliani.it/manzoni/Osservazioni05.html ). Ciò mi fa venire in mente un altro caso, quando riuscii a dimostrare a chi obiettava che “falsificare” nel senso di “confutare, rendere invalida (una teoria)” fosse un anglicismo che si trattava in realtà di un significato già presente in Dante! Cfr. Divina Commedia, Paradiso, II, 81-84: “Questo non è: però è da vedere/ de l’altro; e s’elli avviench’io l’altro cassi/, falsificato fia lo tuo parere”. In ogni caso, quando si tratta di termini tecnici della filosofia o delle scienze, le considerazioni relative alla necessità di avere più termini sinonimi, ma non esattamente equiestensionali, devono avere il sopravvento rispetto a quelle puristiche. Spesso infatti è necessario usare termini affini ma che hanno sfumature di significato diverse. E in logica consistente è senz’altro sinonimo di coerente, ma rispetto a quest’ultimo ha un significato più ristretto e specifico, nel senso che si riferisce quasi esclusivamente alla non-contradditorietà di un sistema formale. Del resto consistenza viene definito come lemma a sé anche nella terza edizione del Dizionario di filosofia Abbagnano-Fornero (Torino, Utet, 1999): “In logica, un insieme S di enunciati (un sistema formale) è detto consistente se e solo se non esiste un enunciato p tale che da S (dal sistema formale) si dimostra sia p sia non-p. L’insieme S (il sistema formale), cioè, è consistente se e solo se è esente da contraddizione. Questa nozione di consistenza ha carattere sintattico. Un dato insieme S di enunciati (un sistema formale) è detto semanticamente consistente se e solo se ammette un modello (v. VERITÀ) Gödel (1930) ha mostrato l’equivalenza delle due nozioni di consistenza)” (voce di Massimo Mugnai). Lo usano poi tutti i logici, anche in opere divulgative o semi-divulgative (ad es. Piergiorgio Odifreddi, Il diavolo in cattedra. La logica da Aristotele a Gödel, Torino, Einaudi, 2003; idem, Divertimento geometrico. Le origini geometriche della logica da Euclide a Hilbert, Torino, Bollati Boringhieri, 2004; idem, Le menzogne di Ulisse. L'avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen, Milano, Longanesi, 2004). Anche i termini antonimi inconsistente e inconsistenza vengono definiti nel loro significato in logica matematica sia nel Devoto-Oli (prima ancora della mia revisione: “inconsistenza: in matematica, contraddittorietà di un sistema di postulati”), sia nel De Mauro (mentre lo Zingarelli si limita, nell’edizione 2001, a definire consistente e consistenza, avvertendo che l’uso in logica matematica è un calco sull’inglese consistent. Esiste poi un altro derivato, paraconsistente, ossia “relativo a logiche che fanno parzialmente a meno del principio di non-contraddizione”, che io stesso ho introdotto e definito nei Dizionari Zingarelli e Devoto-Oli (e presente anche nel De Mauro) e che non vedo come si potrebbe sostituire. Prof. Teo Orlando - dottore di ricerca in filosofia - Liceo classico statale "Dante Alighieri", via Ennio Quirino Visconti 13 – 00192 - Roma.

Autore : Teo - Email : teo.orlando@tiscalinet.it
Inviato il : 17/09/2004 alle 18.38.09


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