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«De iure condito»

Creato il: 14/09/2004 alle 21.04.42

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«De iure condito»
Se (ri)legge la trattazione del DELI da me riportata, vedrà che nessuno ha preso a pretesto tivvú per dare un nome alla lettera v: la pronuncia «vu» deriva dal fatto che in latino classico v «era una semplice variante grafica della u e aveva gli stessi valori di questa (vocale, semivocale, semiconsonante, consonante)» (DISC). Tanto per fare un esempio, il latino «vēnit» («venne») si pronunciava pressappoco «uénit».

La storia non si può riscrivere, e neanche lei, caro artigiano, potrà spostare la culla della nostra lingua da Firenze a Trieste (o in qualsivoglia altra città). Naturalmente nessuno le impedirà mai di usare una lingua (piú o meno) diversa dallo standard*, e nessuno le imporrà di dire «vi» al posto di «vu»; ma cosí dicendo lei non parla in italiano standard. E questo non è un delitto; anzi, nessuno parla l’italiano standard «puro» come lingua «spontanea», neanch’io che son fiorentino (e per farlo devo stare attento). Tuttavia — per le solite ragioni storiche (che non sto qui a ripetere) e non per merito mio — l’ italiano regionale che parlo è molto piú vicino, per fonetica, lessico e sintassi, alla lingua nazionale di quanto possa essere quello, ad esempio, d’un milanese o d’un potentino. E il discorso dell’analfabetismo — a tal proposito, si rilegga ammodino la
Storia linguistica dell’Italia unita di Tullio de Mauro [Roma-Bari, Laterza, 1976] — non cambia nulla all’evoluzione storica della lingua. In realtà, solo un repentino e massiccio ritorno in auge televisivo e radiofonico di «vi» potrebbe alterare, a livello nazionale, le sorti della pronuncia neutra di v.

Per quanto riguarda la pronuncia
standard di tivvú, c’è poco da fare, è /tiv'vu*/ (e se desidera «americaneggiare», dica proprio /'ti:'vi:/). Ma ognuno può pronunciarla a suo piacimento nel proprio italiano regionale.

_________________________________________________

* Dal
Manuale di Pronuncia Italiana di Luciano Canepari, Bologna, Zanichelli, 1999 (pp. 394-398): «Per quanto riguarda la distribuzione dei timbri per e e o in sillaba accentata, abbiamo parecchie differenze col neutro, quindi, anche per il Trentino, “/é è, ó ò/” [semplifico perché non so se i caratteri fonetici sarebbero leggibili] vanno considerati semplicemente dei semifonemi, delle acquisizioni precarie e capricciose (e di conseguenza con grandi oscillazioni), per cui si può solo cercare di descrivere il piú possibile le differenze nella ricorrenza dei vari timbri, in riferimento al sistema neutro.» E, saltando il capitolo delle consonanti e passando alle “strutture”: «Le geminate (come nel resto del Nordest) sono ancora piú corte dei nessi consonantici diversi. […] Parafonicamente la coinè trentina ha una velocità d’enunciazione superiore alla media.»

Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 14/09/2004 alle 21.04.42


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