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Sull’epentesi occlusiva

Creato il: 09/09/2004 alle 23.28.23

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Sull’epentesi occlusiva
Per rispondere compiutamente a codesta domanda, caro Massimo, conviene forse spendere due parole sul fenomeno che va sotto il nome d’«epentesi occlusiva», per il quale in quasi tutta l’Italia centromeridionale (con pochissime eccezioni, tra cui, segnatamente, Firenze e Prato in Toscana) /ns, ls, rs/ si pronunciano /nts, lts, rts/ (eventualmente sonorizzate in alcune parti del Meridione).
Esso sembra avere un’origine fisiologica, dal momento che, secondo studi recenti (…ma non è una grande scoperta!), deriverebbe da un lieve aggiustamento nella sincronizzazione dei movimenti di palato molle e punta della lingua.
Limitatamente a /ns/, questo fenomeno si verifica anche nell’inglese odierno (come ben registrato dal dizionario di pronuncia di Wells) -solo che lí [n] e [s] sono alveolari, mentre in italiano «standard» (o comunque centromeridionale) sono dentali.
Al Nord questo non avviene, non perché negl’italiani regionali settentrionali l’[s] sia alveolare (…o in inglese, allora?), ma perché, in questa posizione, l’[n] è, come correttamente rileva il Canepàri, «semi-prevelare», dove il «semi» si riferisce appunto alla mancata occlusione. Generalmente, quando un centromeridionale cerca di rimuovere l’epentesi, finisce, per ipercorrettismo, per pronunciare proprio un’[n] di quel tipo…
Il discorso «fisiologico» vale ovviamente anche per /ls/ e /rs/, ma non in inglese, ché -come è noto- lí l’[l] preconsonantica (e finale) è sempre [alveo-]velare e l’«r» preconsonantica (e finale) è muta in inglese britannico e approssimante in americano, né negl’italiani regionali settentrionali, dove l’[r] preconsonantica è generalmente monovibrante anziché polivibrante (e spesso uvulare nel Nord-Ovest) mentre [l] è alveo-velarizzata (o lateralizzata nel Nord-Est).
Piú in generale si ha un’epentesi quando un nesso consonantico è particolarmente ostico per i nativi, il che accade quando questo non rientri (propriamente) nella fonotassi genuina della lingua. Si pensi a una parola come
psicologo (italianissima, d’accordo, ma non frutto della naturale evoluzione della nostra lingua). Per limitarci alla Toscana («luogo di nascita» della nostra fonotassi e… della nostra fonologia, fonetica, morfologia, lessico, etc.), tale vocabolo presenta (nell’accento piú marcato e nel registro meno curato, ma, in un certo senso, «piú naturale») un’epentesi vocalica, i.e. /pissi'(h)Ologo/, e l’articolo –coerentemente- muta da lo a il (ancorché, in questo caso, sia possibile –e frequente- anche la dizione /lossi'(h)Ologo/).
In Meridione, si ha epentesi vocalica in parole come
tecnica /'tEk(k)@n-/ (con eventuale sonorizzazione della /k/), mentre in Toscana, in casi come questo, prevale l’assimilazione totale /'tEnn-/ -e infatti i vocaboli giuntici dal latino attraverso il fiorentino medievale (i.e. la stragrande maggioranza del nostro lessico) presentano appunto questo fenomeno, e.g. admitto > ammetto.
Non sorprende, pertanto, che un nesso quale lo /zr/ «eterosillabico», rinvenibile unicamente in prestiti quale, appunto,
Israele, presenti, nel registro meno sorvegliato, una «naturale» epentesi occlusiva, che ne facilita la pronuncia. Ciò non avviene nel caso di /zr/ «tautosillabico», che è presente, invece, in un buon numero di parole di formazione autoctona quali sragionare, sregolato, sradicare, srotolare, in cui è [ancora] ben avvertita la composizione col prefisso privativo s-. [Uso i termini «tautosillabico» e «eterosillabico» per mera convenienza –la questione della sillabazione dei nessi /sC, zC/ è tutt’altro che chiusa: cfr. e.g. http://alphalinguistica.sns.it/QLL/QLL97/PMB.SillabazioneNessi.pdf ].
Tutto ciò, ovviamente, non significa che i nessi in esame siano «impossibili» da pronunciarsi, tant’è vero che fiorentini e pratesi non hanno alcun problema con /ns, ls, rs/, e al fiorentino dobbiamo il fatto che –in italiano standard- parole quali
terso/terzo, salsa/s’alza, etc. si pronuncino [e si scrivano] diversamente.
In un parlar sorvegliato, dovremo perciò sicuramente dire /izra'Ele/ per
Israele, purché questa non sia l’unica «sottigliezza» ortoepica cui indulgiamo, ché altrimenti è davvero inutile.

P.S. («Cambio d’indirizzo di posta elettronica») Nel [disperato] tentativo di regolare il flusso di posta (perlopiú indesiderata) da cui sono quotidianamente inondato, prego coloro che mi volessero contattare privatamente di scrivermi al nuovo indirizzo di cui sotto.


Autore : Infarinato - Email : infarinato@fastmail.fm
Inviato il : 09/09/2004 alle 23.28.23


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