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Pericolo di morte e di vita

Creato il: 23/07/2004 alle 22.49.59

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Pericolo di morte e di vita
Una rapida ricerca con la LIZ 4.0 mi permette di affermare che «pericolo di morte» precede «pericolo di vita», e ha maggiori attestazioni letterarie (58 contro 13). «Pericolo di vita» s’incontra già nel Trecento (nel Libro di varie storie di A. Pucci), ma sembra un caso isolato, e l’espressione ricompare — sempre in base al corpus della LIZ — nell’Ottocento, con Massimo D’Azeglio, e continua in Nievo, Rovani, Tarchetti, Collodi, Fogazzaro, De Amicis, Oriani, Svevo, Pirandello.

La prima attestazione di «pericolo di morte» sembrerebbe risalire al
De Amore di Andrea Cappellano (1277) e l’espressione ha avuto una fortuna letteraria piú costante, ininterrotta, dal Duecento al Novecento; fra i due estremi costituiti da Andrea da Cappellano e Luigi Capuana, ritroviamo lo stesso Pucci, e poi Boccaccio, Sacchetti, Vasari, Baretti, Nievo, ecc.

Il dizionario dell’uso per antonomasia, il GRADIT, registra entrambe le espressioni, ma rimanda da «pericolo di vita» a «pericolo di morte». Si può dire, in conclusione, operisticamente, che
questa o quella [per me] pari sono… Sennonché la piú logica mi sembra «in pericolo di morte», e io concorderei con i suoi ricordi, Tesserarius.

Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 23/07/2004 alle 22.49.59


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