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ancora sillabe

Creato il: 09/07/2004 alle 23.58.43

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ancora sillabe
Allora, procediamo con ordine.
0) Innanzitutto, non si periti di formulare critiche nei confronti di ciò che scrivo: sono sempre le benvenute quando sono costruttive.
1a) Che [io ritenga che]
mia sia disillabica «per convenzione» mi pare risulti evidente da quanto ho detto finora.
1b) La sillabazione «morfologica» di
astro (fonotatticamente impossibile in italiano -ricordiamolo) c’entra nella misura in cui usiamo la morfologia come criterio dirimente per stabilire che una parola come mia è un bisillabo e una come mai un monosillabo.
2) Sí, siamo sicuri che
mia sia foneticamente monosillabica. Ma, per poterLe rispondere, devo prima procedere -non Se n’abbia a male- a correggere alcune delle Sue affermazioni, che -ahinoi- sono il frutto di mitiche credenze diffuse dai nostri grammatici, e che proprio per questo trovo istruttivo discutere in questa sede. 2a) «Sola emissione di suono» [sic]: «...troppo spesso si trova scritto nelle varie grammatiche: ‹...in una sola emissione di fiato›, il che fa -giustamente- pensare che i grammatici non abbiano tutte le rotelline a posto, se non s’accorgono che si possono dire intere frasi con una sola emissione di fiato!» (Luciano Canepàri sulla «definizione grammaticale di dittongo» in: MaPI. Manuale di Pronuncia Italiana, «Zanichelli», Bologna 19992, p. 495 -«sola emissione di suono», com’ha scritto Lei (ma è senz’altro un refuso), non ha senso, visto che [a] e [i] rimangono due suoni [i.e. «foni»] distinti anche quando combinati nel dittongo /ai/, almeno a livello di punti iniziale e finale).
2b) Se si prende in esame la «pronuncia neutra» dell’«italiano standard», tralasciando tutte le eventuali differenze prosodiche e di realizzazione individuale, l’unica differenza tra la [i] di
mia e quella di mai è la durata (...quanto a immenso, invece, bisogna tenere conto dell’ulteriore [lieve, naturale] nasalizzazione, che interessa tutte le vocali seguite da nasale). Diverso è ovviamente il caso d’una lingua quale l’inglese, dove, come del resto accade in molte altre lingue (non solo indoeuropee), una differenza di durata comporta anche una differenza di qualità (e.g., seat /si:t/ o, piú precisamente, /sIit/, e sit /sIt/).
2c) Come ho già scritto,
foneticamente, i due dittonghi [ai] e [ia] sono identici se non per il fatto che nel primo il dorso della lingua percorre (diagonalmente) la distanza (millimetrica) che intercorre tra la posizione «bassa centrale» [a] del trapezio vocalico a quella «alta anteriore» [i], mentre nel secondo fa l’opposto… È ovvio che, data la diversa natura di [a] e [i], l’impressione uditiva dei due dittonghi (nel primo dei quali è la [a] a essere piú lunga, mentre nel secondo è la [i]) sia ben diversa -sono dittonghi diversi (potremmo dire: «opposti»), ma questo non fa del secondo uno «iato» (foneticamente inteso).
2d) La diversa impressione uditiva è poi rinforzata dal fattore psicologico, derivante dal fatto che (in italiano) il fonema /a/ di
mia ha una precisa funzione morfologica, mentre il fonema /i/ di mai no. Basta prendere una lingua come l’inglese [britannico] per accorgerci che un dittongo come l’/I@/ di dear (che, ancorché piú «ristretto», va nella stessa «direzione» dell’/ia/ di mia) è universalmente considerato un «dittongo», appunto, e non uno iato, ma in inglese ci sembra piú naturale ché (in dear) il fonema /@/ non è morfologicamente distintivo... Proprio per questo, nella parte conclusiva del mio primo intervento sull’argomento, non ho escluso che potesse tornare comodo, in alcuni contesti («morfologici», appunto), adottare una definizione di dittongo, iato e sillaba basata su criteri [parzialmente] morfologici -ma questo è un altro discorso.

Mi fermo qui. Per ulteriori approfondimenti, La rimando alla letteratura citata nel mio intervento originario. Cordialmente, Infarinato.


Autore : Infarinato - Email : p.matteucci@soton.ac.uk
Inviato il : 09/07/2004 alle 23.58.43


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