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«privacy»

Creato il: 26/06/2004 alle 21.20.58

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«privacy»
Al solito, anche a questo ci ha pensato il Gabrielli:

«E per finire, l’ineffabile
privacy. Parola che infastidisce anche perché nessuno sa come deve pronunziarla, e chi dice “prívaci” che sembra piuttosto l’imperativo del verbo privare, e chi dice piú squisitamente “prívasi”, che parrebbe il poetico “si priva”. “Ognuno ha pieno diritto alla propria privacy”; “Muri e porte a doppi pannelli che assicurano una perfetta privacy”; “Io sono gelosissima della mia privacy” (come giurava un’attrice pornografa): se proprio repugnano o non soddisfano i vecchi termini “intimità” e “riservatezza”, la parola sostitutiva dell’inglese c’è già, “privatezza”, che tradisce il meno possibile il modello inglese. E il Migliorini lo ha già accolto nelle Parole nuove, e qualche recente buon dizionario lo registra. Ma voglio anche citare una sentenza della Corte Costituzionale emessa a proposito appunto della privacy del cittadino, dove si parla di norme di legge che “mirano a tutelare quei diritti inviolabili dell’uomo, fra i quali rientra quella del proprio decoro, del proprio onore, della propria rispettabilità, intimità, riservatezza e reputazione, sanciti espressamente anche dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo”. E quest’altra sentenza della Corte di Cassazione del 27 maggio 1975, n. 2129, dove si dichiara che “il diritto alla riservatezza consiste nella tutela di quelle situazioni e vicende strettamente personali e familiari le quali, anche se verificatesi fuori del domicilio domestico, non hanno per i terzi un interesse socialmente apprezzabile, contro le ingerenze che, sia pure compiute con mezzi leciti, per scopi non esclusivamente speculativi e senza offesa per l’onore, la reputazione e il decoro, non siano giustificate da interessi pubblici preminenti.”» (Aldo Gabrielli, Nella foresta del vocabolario, Milano, Mondadori, 1977, pp. 235-236)

“Privatezza” è registrato nel GRADIT (marcato “Basso Uso”), come in quasi tutti i dizionari moderni. E allora, perché non “utilizzarlo”, invece di lasciarlo boccheggiare tra le chiuse pagine del vocabolario? Si risolverebbe cosí anche il problema della pronuncia di
privacy. A tal proposito bisogna prender atto, con un velo di mestizia, che ormai, anche in Inghilterra, la pronuncia all’americana s’è diffusa a tal punto che diventa sempre piú raro sentire /'privəsi/.

Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 26/06/2004 alle 21.20.58


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