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Foni, fonemi e grafemi

Creato il: 18/06/2004 alle 11.46.40

Messaggio

Foni, fonemi e grafemi
Caro Eugenio, dopo la divertentissima risposta –lo dico sinceramente- di Vittorio, mi sento in dovere di risponderLe anch’io. L’intervento del nostro mi ricorda certi scritti di Montanelli, in cui il grande Indro irrideva alla circolarità (nonché all’inutile oscurità ammantata di rigore) di certe nostre leggi: come vede, la giurisprudenza non è l’unica disciplina in cui noi italiani indulgiamo a tale vizio. A difesa del dizionario in questione, che –come Vittorio e chiunque segua questo forum da qualche tempo ben sanno- non sono stato io a consigliargli (…e verso il cui direttore non nutro una particolare stima), devo però dire che una tale opera è perlopiú rivolta a un pubblico di specialisti e studiosi della materia, che normalmente conoscono il contesto in cui una definizione viene data e la maggior parte dei termini in essa richiamati. Se volessi capire veramente cosa sono fonetica e fonologia/fonematica, mi rivolgerei a manuali specifici quali, e.g., l’Introduzione alla fonetica di Luciano Canepari («Einaudi», Torino 1979) o A Course in Phonetics di Peter Ladefoged («Harcourt College», Fort Worth 2001).
La ragione per la quale non Le avevo finora risposto, caro Eugenio, oltre al mio scarso interesse per un quesito che –se ne renderà conto- non mi entusiasma in quanto (per me) banale, è che sono andato a rileggermi il Capitolo I del Serianni e devo riconoscere che –al di là del discorso su dittongo e iato (per il quale veda il mio intervento qui sotto e che, se fosse opportunamente «collocato», non sarebbe nemmeno sbagliato)- mi sembra assolutamente [ben fatto e] chiaro riguardo ai concetti in questione. Tant’è che non potrei far altro che parafrasarne il contenuto (impresa, per altro, improba per mole) cambiando magari gli esempi.
Pertanto, mi limiterò a darLe una «definizione» operativa dei tre concetti, nella speranza che ciò serva a chiarirLe un po’ di piú le idee. Anzi, non li definirò proprio: definirò invece i soggiacenti concetti di fono, fonema, allofono, grafo, grafema e allografo –resta inteso che la
fonetica è la scienza che si occupa dei «foni» in quanto tali (e, a seconda degli strumenti con cui lo fa e dell’aspetto che prende in considerazione, sarà ora «articolatoria», ora «acustica», ora «strumentale», etc.), la fonematica quella che si occupa dei «fonemi» (e, per semplicità, non mi addentrerò nelle [eventuali] differenze con la fonologia, che considererò qui come mero sinonimo) e la grafematica quella che si occupa dei «grafemi».
Fono. Come ci ricorda anche il Garzanti «in linea», un fono è la più piccola unità di suono («segmento sonoro») di una lingua [parlata], considerata indipendentemente dal sistema linguistico cui appartiene, un «evento articolatorio» –piú prosaicamente, qualsiasi suono vocalico (detto allora «vocoide») o consonantico («contoide»)… Ovviamente, per capire esattamente come queste «unità sonore» vengono individuate/separate, bisognerebbe entrare nei dettagli della fonetica acustico-articolatoria, ma per il momento Le basti sapere che ciò può essere fatto in modo scientificamente soddisfacente. Sennò, Si legga i manuali di cui sopra. Per esempio, non solo la p di «pino» [p] e la v di «vino» [v], la i di «tira» [i:] e la a di «tara» [a:] o la «e» di «pésca» (attività) [e] e quella di «pèsca» (frutto) [E], ma anche l’n di «banca» [N] e quella di «cane» [n] sono due foni diversi. In quest’ultima coppia non ce ne rendiamo [quasi] conto, ma la prima n è una «nasale velare», articolata, cioè, premendo la lingua contro il velo del palato, mentre la seconda è articolata premendo la lingua contro gli alveoli (dei denti superiori): questa differenza non è meramente articolatoria, ma anche acustica, tant’è vero che in una lingua come l’inglese questi due contoidi vengono usati «contrastivamente» per distinguere due parole altrimenti identiche quali «sin» /sIn/ e «sing» /sIN/ (cfr. definizione di «fonema» qui sotto).
Fonema. Questa volta uso il De Mauro «in linea»: un fonema è la piú piccola unità di suono che ha valore distintivo, in grado cioè, alternandosi liberamente in un medesimo contesto fonico, d’individuare significanti diversi. Tutti i foni di cui al paragrafo precedente –tranne [n] e [N]- sono pertanto anche dei fonemi (dell’italiano), in quanto ci permettono di distinguere parole altrimenti identiche. Come abbiamo visto, [n] e [N] sono fonemi dell’inglese, ma non dell’italiano, in quanto nella nostra lingua ricorrono sempre in posizioni diverse e non cambiano il significato d’una parola: se anche, infatti, pronunciassimo «banca» con [n] e «cane» con [N], la pronuncia ci suonerebbe un po’ innaturale, ma non c’impedirebbe di riconoscere le due parole o –peggio- di confonderle con altre. In sostanza, in italiano, [n] e [N] sono due realizzazioni «concrete» («fonetiche», appunto) del medesimo fonema, /n/. Come ho già ricordato altrove, queste diverse realizzazioni d’un medesimo fonema vanno sotto il nome di allofoni, i quali a loro volta possono essere «varianti contestuali» (allofoni combinatòri o tassofoni), come in questo caso, o «varianti libere» determinate dalle caratteristiche di pronuncia del parlante (difetti ortoepici, caratteristiche regionali, fonostilemi personali), come, per esempio, l’«erre moscia».
Della terna grafo/grafema/allografo esistono due definizioni. Partiamo da quella piú semplice e partiamo dal concetto di
grafema. Secondo questa definizione, un grafema non è nient’altro che la rappresentazione grafica di un fonema in una particolare lingua. Per esempio, è il grafema per il fonema /dZ/ in inglese e per /Z/ in francese; è il grafema per il fonema /*J/ in italiano. Allografo è allora ciascuna delle rappresentazioni grafiche d’un grafema, e.g. in Inglese ff, ph e gh sono allografi di , che è il grafema che rappresenta il fonema /f/. In tedesco, sono allografi di sz e ß e ae è allografo di <ä>. In italiano, gh è un allografo di . Come gli allofoni, anche gli allografi possono essere contestuali come g e gh in italiano, o varianti libere (graficamente, non necessariamente etimologicamente, etc.), come f e ph in inglese. Un allografo considerato indipendentemente dal grafema/dai grafemi di cui è un rappresentante è detto grafo.
Partendo sempre dal concetto di grafema, l’altra definizione, che è sostanzialmente quella riportata da Vittorio, ci dice che un
grafema è la piú piccola unità grafica di un sistema alfabetico, sillabico o ideografico, in grado di distinguere sul piano grafico una parola da un’altra, e quindi, in un sistema alfabetico, essenzialmente una lettera (intesa in senso astratto, e con tutti i suoi eventuali segni diacritici). Allografi sono allora le varie rappresentazioni grafiche di un grafema. Per esempio, un’a maiuscola, minuscola, in corsivo, in tondo, d’una diversa famiglia di caratteri, nonché tutte le sue virtualmente diverse rappresentazioni a mano o a stampa, sono tutti allografi distinti del medesimo grafema , i.e. del carattere a astrattamente inteso. Analogamente a prima, un allografo considerato indipendentemente dal grafema che rappresenta è detto grafo.
Come vede, sebbene non si tratti di concetti proprio elementari e spesso non sia facile formularne una definizione precisa, essi non sono per nulla tautologici, e sono anzi nozioni che tornano utilissime in linguistica. Chiudo con una citazione dall’
Oxford English Dictionary, voce «phoneme»: «Although its exact nature is disputed, and the existence of an abstract phonemic level (and hence the abstract phoneme as a constituent of morphemes) is controversial in phonological theory, the phoneme remains a standard taxonomic unit in the description of speech».

Autore : Infarinato - Email :
p.matteucci@soton.ac.uk
Inviato il : 18/06/2004 alle 11.46.40


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