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A Infarinato e Vittorio

Creato il: 15/06/2004 alle 19.26.15

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A Infarinato e Vittorio
Gentile Eugenio, per doveroso senso di precisione, Le copio le definizioni "scientifiche" dei termini sui quali Le ho scritto nei giorni scorsi, con intenzione di serietà e quindi doverosamente in privato, cosí come compaiono nel 'Dizionario di linguistica' Einaudi, diretto da Gian Luigi Beccaria: un manuale che qualcuno del Forum m' "ingiunse" tempo fa di leggere se volevo «migliorare la qualità» dei miei interventi (in realtà l'avevo sistemato da un pezzo, quel manuale, sullo scaffale piú alto d'una libreria: poche ore dopo averlo fatto entrare in casa, probabilmente quando il qualcuno in questione giocava ancora con la paletta, il secchiello e le formine — e disperatamente cercava, sulla spiaggia, chi possedesse lo strumento d'ogni potere edilizio: un bell'innaffiatoio). 'Fonematica': «Termine coniato su 'fonema', usato spesso come sinonimo di (vedi) fonologia. Per molti, tuttavia, ha l'accezione piú ristretta di fonologia segmentale, ad esclusione dell'ambito prosodico.» Fonema viene definito, sotto apposito esponente, «Il suono linguistico considerato in quanto entità di un particolare sistema, oggetto di studio della (vedi) fonologia.» 'Fonologia': «Disciplina che ha per oggetto i suoni linguistici, non considerati nel loro aspetto fisico (acustico-articolatorio: vedi fono) ma in quanto elementi d'un sistema (vedi fonema). Noto, 'en passant', che la 'fonologia segmentale' non viene poi definita espressamente, mentre lo sono quella "autosegmentale" (o "non lineare") e, tramite rinvio all'articolo 'prosodia 2' quella "prosodica". Come Lei vede, siamo di fronte a un perfezionamento davvero "scientifico" di quella che io chiamo "definizione circolare" (ne sono ricchissimi d'esempi i glossari premessi alle norme tecniche CEN): A viene definito tramite B, B tramite C e C tramite A (cosí nessuno può sapere di che cosa stiamo parlando e le nostre funzioni, con le prebende realtive, dureranno in eterno — o, almeno, fin quando l'Occidente continuerà a pagare una miseria le materie prime). Qui, invece, siamo già al pendolo, alle sue piccole oscillazioni approssimabili al moto armonico ideale (per quelle «smorzate» si veda C.E. Gadda, 'San Giorgio in casa Brocchi)': fonema è definito da fonologia, e fonologia da fonema. Il terzo "punto geometrico", qui la 'fonematica', che, come ognun sa, sarebbe necessario per una "definizione circolare" propriamente detta, giace sulla retta passante per i primi due, e il diametro del "cerchio delle definizioni" diventa, in ambito euclideo, maggiore d'ogni quantità arbitrariamente grande... 'Fonetica' è invece, sempre nell'opera diretta dal Beccaria, la «Disciplina linguistica che studia gli aspetti fisici inerenti alla produzione dei (vedi) foni nelle lingue naturali. Va tenuta distinta dalla (vedi) fonologia». E qui si cade nel capolavoro: invano si cercherebbe, nel dizionario, la spiegazione del concetto di lingua naturale. Ma nulla giova alla "scienza" piú dell'astratto, e l'esponente 'naturalità' rinvia perentoriamente ad 'arbitrarietà': dopo aver spiegato, con una sottile punta di nostalgia per il naturalismo leonardesco ("O sublime e stupenda necessità che a te costringi tutte le cose..."), che «Invece che arbitrario, il segno potrebbe essere "naturale, o "necessario", se fosse appropriato, per qualche motivo intrinseco, a designare l'oggetto in questione» (ossia quello che "scientificamente" viene designato «per motivi puramente convenzionali, in base all'uso d'una data comunità» da un segno, appunto "arbitrario" — La definizione del termine 'segno', alla quale la voce 'arbitrarietà' comunque non rimanda, esordisce memorabilmente «È uno dei termini piú spesso usati a proposito del linguaggio, ma in maniera tutt'altro che univoca». Questa lapidaria forza di sintesi mi ricorda due celebri "esordi" della Treccani: all'articolo 'Aperitivo' ("In origine si dava questo nome ai blandi purganti") a quello 'Mutande' ("L'antichità di questo indumento è ampiamente provata" — qui cito, come sopra per Leonardo, a memoria, e chiedo venia per eventuali inesattezze testuali che credo, in ogni caso, trascurabili). L'articolo 'arbitrarietà' del nostro 'Dizionario' prosegue: «Generalmente i linguisti ritengono che i segni del linguaggio siano arbirari. Ma per i parlanti non linguisti la propria lingua costituisce il suono naturale, giusto e normale, di designare le cose.». Ossia, mi sembra di potere concludere, le «lingue naturali» sono da intendersi "scientificamente" un poco come il latino delle beghine: la lingua che si parla nell'Aldilà. La fonetica, da parte sua, può essere «acustica», «articolatoria», «percettiva», o «sperimentale» (per quest'ultimo esponente si rimanda ad 'articolatoria'). Infine, 'grafematica', e anche, in modo piú elegantemente anglosassone (questo fa oggi guadagnare almeno tre punti in partenza), 'grafemica', sono termini che «si riferiscono entrambi al campo di studio dei (vedi) grafemi». A sua volta, il temine 'grafema' indica «la minima unità funzionale sul piano della lingua scritta – dunque l'unità minima di un sistema alfabetico, sillabico o ideografico – costituita da un determinato segno che, in quanto tale e per certe sue caratteristiche specifiche, si distingue da tutti gli altri segni del sistema medesimo... Spesso, ma per la verità impropriamente, il termine vien usato come sinonimo a tutti gli effetti di "lettera dell'alfabeto".» Anche qui s'evita, con somma saggezza, qualsivoglia rimando al significato di 'segno'. Aggiungo che ancora invano si cercherebbe, nell'opera in questione, una definizione d' 'alfabeto' o di 'lettera''. L'articolo 'scrittura', al quale rimanda, ieraticamente, l'esponente 'alfabeto', introduce a un certo punto il concetto di «alfabeto fonetico» (al quale non si dà, 'ça va sans dire', il significato comune ai nostri tempi, questo non sarebbe «scientifico», ma, con rinfrescante lirismo, quello etimologico). Credo d'averLa ormai tediata a sufficienza e, sperando sia ben chiaro a tutti che io non manco di fiducia nella scienza ma totalmente nella serietà di chi, in questo Forum, ama sbandierare la propria "scientificità", La saluto cordialmente. Vittorio Mascherpa P.S. Il mio "scientifico" Beccaria se ne torna in montagna, almeno fino al prossimo Santo Stefano: apertura, come ognun sa, del Tempo di Carnevale.

Autore : Vittorio - Email : Vittorio.Mascherpa@rcm.inet.it
Inviato il : 15/06/2004 alle 19.26.15


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