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Dizionari di pronuncia

Creato il: 14/06/2004 alle 11.49.42

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Dizionari di pronuncia
Il DOP è un’opera sicuramente di grande valore che registra la pronuncia italiana «tradizionale» della lingua italiana, di matrice fiorentina/toscana. I suoi tre maggiori «difetti» possono esser cosí riassunti:
1) è un’opera che comincia a segnare il passo: aggiornata negli anni ’80, ma essenzialmente concepita vent’anni prima, registra appunto la sola pronuncia tradizionale, dando occasionalmente una seconda variante, che -nella maggior parte dei casi, ma non tutti (e qui sta la difficoltà)- è oggi la piú normale, la meno aulica -o semplicemente la piú diffusa tra gl’italiani [linguisticamente] centrali [di cultura medio-superiore], toscani inclusi;
2) tranne che per le parole entrate ormai a far parte dell’italiano standard [di allora!] quali «film», «bar» (ma non «toner» o «scanner», che all’epoca non esistevano), il DOP riporta per le parole straniere (antroponimi, toponimi e altro) le sole pronunce native, che, sebbene utili,
non sono (meglio: non possono essere) quelle, «italianizzate» appunto, normalmente usate in italiano -pena la rottura dell’armonia dell’eloquio;
3) pur impiegando una grafia diacritica molto precisa, non usa l’IPA (l’alfabeto dell’Associazione Fonetica Internazionale), rendendo piuttosto difficoltosa la lettura, soprattutto delle parole straniere, e il confronto con altri dizionari [stranieri/moderni].

Il DiPI, oltre a essere un dizionario di pronuncia aggiornatissimo (redatto da quello che è forse il nostro piú grande fonetista [vivente]), è per molti versi un’opera coraggiosa, che non solo registra altre varietà di pronuncia [sei!] oltre a quella «tradizionale», ma ne mette addirittura una, quella «moderna», al primo posto. Questo tipo di pronuncia dà un peso maggiore all’italiano parlato nell’Italia centrale (i.e. non solo in Toscana) per quanto riguarda /e~E/, /o~O/ e il rafforzamento sintattico, e prende atto dello spostamento dell’accento in alcune parole come «vàluto» (tradizionalmente, «valúto»), della diffusa sonorizzazione delle «z» a inizio parola (come in «zucchero», «zio» -in pronuncia tradizionale, e tuttora in Toscana, rigorosamente /*'ts-/) o dell’«s» intervocalica (in parole come «cosa», «Pisa», «cosí», «chiuso», «odioso», «inglese», «disegno», etc., tutte con /-s-/ in pronuncia tradizionale, e tuttora in Toscana, almeno prevalentemente). Registra inoltre le varianti auliche, accettabili, trascurate, etc., la frequenza d’uso nelle regioni [linguistiche] dell’Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Roma) nonché la pronuncia italianizzata di moltissimi vocaboli stranieri (parole d’uso comune, toponimi e antroponimi), il tutto in trascrizione IPA. L’unico difetto di questo dizionario è la presenza di qualche refuso, inevitabile in un’opera tipograficamente tanto complessa, che può forse confondere il lettore alle prime armi.

Concludendo, io -per quel che vale- consiglio entrambe le opere o, dovendo scegliere, il DiPI -anche per chi volesse adottare/perfezionare un tipo di pronuncia «tradizionale», che, quando non coincide con la «moderna», è comunque sempre registrata dal Canepàri. Non solo: col DiPI si può, controllando la frequenza d’uso di certe pronunce nella Toscana di oggi, ricavare quale sia la pronuncia «tradizionale aggiornata», i.e. quella
effettivamente usata (almeno fonologicamente) da[lla maggior parte de]i toscani di oggi.

Autore : Infarinato - Email : p.matteucci@soton.ac.uk
Inviato il : 14/06/2004 alle 11.49.42


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